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I 5 migliori videogiochi indie del 2019

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Quali sono i migliori videogiochi indie del 2019?

Il 2019 è stato un anno interessante per gli appassionati di videogiochi. Grandi e potenti imperatori dell’industria del gaming hanno fatto dono ai propri sudditi di veri e propri capolavori. Fra tanti, ricordiamo l’impressionante Metro: Exodus, terzo capitolo della serie post apocalittica ispirata alle opere dello scrittore Dmitrij Gluchovskij, o quella magnifica fonte di mortificazione che è Sekiro: Shadows Die Twice, sul quale chi vi scrive ha versato oceani di imprecazioni guadagnandosi per sempre un posto all’inferno.

Ma all’ombra di giganti come Activision e From Software, lavora silenzioso e irriducibile un esercito di creativi indipendenti. Sono centinaia i team di sviluppo autofinanziati che, con la loro esperienza e voglia di fare, arricchiscono ogni giorno l’industria dei videogiochi grazie ad opere originali e innovative, spesso ai limiti della sufficienza, altre volte capaci di regalare emozioni indimenticabili.

Parliamo del mare magnum degli sviluppatori “indie“, appassionati che scommettono sulle proprie capacità e nel risultato della propria immaginazione. Questo li distingue dai colossi. Un videogame tripla A conquista i giocatori grazie ad un mix di grafica, ampiezza e complessità delle meccaniche, fattori per i quali è necessario un budget fuori dal comune. I titoli indie, spesso carenti sotto questi aspetti, puntano invece sull’impatto che riescono a trasmettere la storia o l’originalità delle meccaniche, per le quali non è necessario un budget astronomico. Ciò che serve è l’ispirazione.

In questo articolo andremo a elencare i 5 migliori videogiochi indie del 2019, cominciando dal titolo emerso fra tanti grazie alle più antiche delle arti: il canto e l’impatto visivo.

GRIS

cCos’è l’armonia? Tutto comincia con una ragazza. Sola, nell’abbraccio di pietra in una mano che sembra morbida. Si sveglia ed è naturale cantare. Il suo viso è delicato, le sue forme belle da guardare. Ma sembra che il mondo non sopporti tanta bellezza, la mano si spezza, la voce scompare. E la ragazza cade fra le nuvole in cui è sospesa. Ad aspettarla, la terra, l’incapacità di rinunciare a un mondo senza canto.

I primi istanti di questo gioiellino sono la prova del fatto che un gioco può lasciare a bocca aperta persino con un motore grafico che girerebbe sul monitor di una lavatrice. Sullo sfondo troviamo disegni di architetture eleganti e tutto il gioco segue uno stile acquerellato. La protagonista somiglia a un bocciolo in forma di ragazza, ed i volteggi e l’armonia dei movimenti la rendono un piacere per gli occhi, mentre percorre l’assurda simmetria degli scenari impossibili che la circondano.

Le meccaniche sono quelle di un platform a due dimensioni. L’obbiettivo consiste nel percorrere l’immaginifico tragitto accidentato risolvendo indovinelli occasionali. Non ci sono combattimenti. La longevità è molto ridotta e il gioco si completa in due o tre ore.

Vale la pena fermarsi a indugiare sulla bellezza degli sfondi, vere e proprie opere d’arte che rappresentano il punto forte del gioco, ma personalmente ho preferito attraversare quel fantastico universo tutto d’un fiato, facendomi accompagnare dal ritmo e dalle magnifiche colonne sonore. Un equilibrio e un’armonia che toccano il cuore. Conrad Rose e Nomada Studio, signore e signori, i geni dietro questo capolavoro.

MY FRIEND PEDRO

cE dopo Gris, passiamo ad un titolo che rientra fra i 5 migliori videogiochi indie del 2019 per motivi che non potrebbero essere più lontani. Mettiamo subito in chiaro una cosa: il comparto narrativo di questo gioco non ha alcun senso. Il Mio Amico Pedro – Sangue, Proiettili e Banane. L’istinto masochistico mi ha spinto a impostare il livello di difficoltà massimo: “Banana”.

Ci svegliamo in una macelleria sotterranea, con una busta in testa che sembra far parte del nostro look acchiappa-femmine. Una banana volteggiante (Pedro) ci invita a darci una mossa, facendoci anche la grazia di seguirci passo passo nel tutorial. Dopodiché sarà tutta una discesa nella follia, tra massacri di gangster e bullet time con banane nel cervello. Attraverseremo una serie di mappe sviluppate in due dimensioni su scenari urbani da fumetto, con la vaga sensazione che la nostra guida a forma di banana parlante sia “frutto” (ammicco ammicco) della nostra immaginazione.

Ma sarà il modo con cui le attraverseremo a fare la differenza: volteggiando fra scomparti e improponibili architetture leggeri come l’aria, con acrobazie, capriole a testa in giù ed evoluzioni tali da sfidare le leggi della fisica. Il tutto riempiendo di piombo i nostri nemici.

My Friend Pedro non è un indie in senso stretto. Nasce dalla penna dei DeadToast Entertainment, ma la pubblicazione è stata curata da quei pazzi texani di Devolver Digital.

Il punto forte di questo titolo è la giocabilità. La trama assurda e a tinte noir serve solo ad accompagnare una serie di improbabili sparatorie, con un feeling delle armi davvero molto soddisfacente. A difficoltà banana è parecchio tosto.

UNTITLED GOOSE GAME

cOvvero, la star che tutti aspettavamo.

Quante volte vi è capitato di tornare a casa con il vostro doppio rotolo di scottex fresco di supermercato, e all’improvviso vedere un’oca saltar fuori dai cespugli, derubarvi dell’acquisto e lasciarvi impotenti di fronte al fatto compiuto? Ora, finalmente, potrete sfogare la mortificazione impersonando voi stessi l’oca più malevola dell’era digitale in uno dei migliori giochi indie dello scorso anno.

In Untitled Goose Game vestiremo i panni di un’oca senza nome, personaggio misterioso dalle incomparabili capacità furtive che avrà uno scopo e uno soltanto: infastidire moderatamente ma implacabilmente dei poveri disgraziati nella loro routine quotidiana.

Al pari di molti esponenti della categoria “indie”, la grafica è leggera e decisamente pastellosa. Il modo migliore per descriverla sarebbe “adorabili disegnetti scontornati“. Come sottofondo, troviamo pezzi in stile “Nashville Sound”, un miscuglio country e swing hillbilly che rende caricaturali le imprese della terribile protagonista, e senza il quale, probabilmente, non avremmo la stessa resa.

Ma cosa dobbiamo fare nel concreto? Nasconderci, osservare, sgusciare alle spalle della vittima e rovinargli la giornata in perfetto stile ochesco. Il gioco mette a disposizione una serie di obbiettivi e tanti modi per raggiungerli. Armati di una lista di maleficenze da completare, starà a noi decidere come portarle a termine. Infradiciare il giardiniere? Per prima cosa, sgattaiolare nel giardino, attirare la sua attenzione, condurlo verso il tubo dell’acqua…

Le movenze fluide del pennuto, la libertà di azione, il fatto che non ci sono conseguenze negative in caso di errori, dato che al massimo riceveremo qualche shoo dagli abitanti, rendono il gioco un passatempo rilassante dal quale è difficile staccarsi. Unico difetto, finisce in fretta. Ringraziamo gli House House per questa perla e speriamo che il loro prossimo gioco sia più longevo.

OUTER WILDS

cEd eccoci al titolo più originale della lista. Outer Wilds è molte cose. Principalmente, è un titolo di esplorazione in salsa fantascientifica, ma giocandolo ci si accorge di quanto le particolarità lo rendano un capolavoro fuori dal comune.

A grandi linee, lo scopo del gioco è viaggiare con la nostra navicella in una serie di improponibili piccoli pianeti, all’interno di un sistema che ruota intorno a una stella con la pessima abitudine di trasformarsi in supernova ogni 22 minuti e distruggere il distruggibile.

Cosa dobbiamo ottenere: il segreto tecnologico di una civiltà scomparsa. Come? Attraversando un dedalo di pianetucoli alla ricerca d’informazioni. Dovremo risolvere intriganti enigmi e puzzles, addentrandoci sempre più nella storia di questa antica civiltà, sfruttando al meglio quei ventidue minuti di autonomia che avremo prima della prossima esplosione, prima che il sole si trasformi in supernova e ci costringa a ricominciare.

Non si tratterà di una meccanica puramente arcade, avrà la sua collocazione nella lore del grande mistero che saremo portati a risolvere. E in tutto ciò, Outer Wilds non mancherà di intrattenerci con incontri interessanti collaterali alla narrazione, ma che riveleranno la propria utilità nella conclusione del viaggio.

I vari tentativi daranno la sensazione di un unico lungo percorso, tutti arricchiti dall’esperienza precedente, mentre ci facciamo rapire dalle assurde particolarità degli scenari e veniamo sempre più a contatto con la storia di chi ci ha preceduto.

C’è altro da dire sulle particolarità del gioco, ma non avrebbe senso farlo ora. Sicuramente è un titolo che ogni appassionato di videogiochi dovrebbe provare, non per nulla il Washington Post e il sito The Verge lo annoverano fra i migliori del 2019. Tutto grazie alla genialità dei ragazzi di Mobius Digital.

DISCO ELYSIUM

cDulcis in fundo, la rivelazione del 2019.

Un gioco è un passatempo che diverte e intrattiene, un’attività fine a se stessa. Ma è anche una base, una tela bianca sulla quale esprimere la propria creatività. Nulla ci impedisce di considerare la creazione di videogiochi come una forma d’arte, e nulla dimostra il concetto meglio di Disco Elysium. Oddio forse sto esagerando, ma è davvero qualcosa di grande quello che gli sviluppatori di ZA/UM sono riusciti a comporre.

Pensiamo ad un universo distopico, o completamente inventato ma parallelo al nostro. Pensiamo a riempirlo di persone, immerse fino agli occhi nella propria umanità, e di queste scegliamo l’anima più complessa, con lo spettro di emozioni più ampio. Individuarla è stato facile, perché Disco Elysium è anzitutto un poliziesco.

Andremo a vestire i panni di un detective in piena crisi esistenziale, il prototipo del soggetto dotato di acume e fantasia, ma anche dell’uomo d’azione, e dell’uomo tormentato dai propri errori. Questi diventeranno chiari man mano che avanzeremo nella storia, sempre in relazione alle scelte fatte durante il percorso e sempre che lo vogliamo.

I creatori, infatti, non si sono limitati a riempire la tavolozza, hanno dato vita a un caleidoscopio di situazioni, capace di esplodere nelle mani del giocatore a ogni sua scelta. In questo modo il gioco si trasforma in un vero e proprio quadro che porge il pennello all’osservatore.

Ma vediamo le meccaniche nel dettaglio. Disco Elysium ha una buona componente ruolistica, e all’inizio della campagna ci verrà chiesto di distribuire alcuni punti per decidere quali abilità sviluppare, alcune fisiche, la maggior parte mentali. Le interazioni che svolgeremo ci chiederanno di mettere in gioco queste facoltà, per garantirci la meglio nei rapporti sociali e nella risoluzione dei casi, ma anche nelle prove fisiche che ci troveremo ad affrontare. L’ambientazione sarà quella di una comunità distopica, con elementi punk di estremo surrealismo. La parte visiva è lasciata ad un comparto grafico isometrico dal motore che ricorda molto i tratti di pennello.

In mano al detective ci sarà il futuro di una popolazione in fermento, alle soglie del conflitto civile. Starà a noi scegliere il destino di Martinaise, seguendo l’enorme script di più di un milione di parole che è valso al titolo ben 4 premi agli AI Game Awards.

Qui si conclude la carrellata dei migliori videogiochi indie del 2019. L’aspettativa è che questo 2020 e gli anni successivi continuino a regalarci capolavori della stessa levatura.

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Videogiocatore compulsivo, amante del single player come del buon vino. Con la differenza che di vino non capisce nulla. Adora sentirsi un intellettuale guardando lungometraggi eclettici nordcoreani, ma si perde nei corridoi dei multisala. Considera la tendenza al risparmio un difetto di chi non sa godersi la vita.

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