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Devil May Cry 5: perché non avremmo desiderato nient’altro

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Devil May Cry 5: perché non avremmo desiderato nient'altro 1

Devil May Cry 5, quinto episodio della saga, rappresenta un importante anello di giunzione coi precedenti capitoli: la sua trama è infatti densa di dettagli che analizzeremo insieme in questo articolo.

Si avvisano i lettori della presenza di SPOILER in questa lettura, dedicata a coloro i quali hanno completato per intero la storia: per poter accedere invece ad un testo privo di anticipazioni sul gioco vi rimandiamo alla nostra recensione qui.

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Divided… we fall.

Con una citazione (che speriamo ci perdonerete) analizziamo uno dei punti salienti della trama: Nero, Dante e V si trovano a combattere una strana ma potente entità demoniaca di nome Urizen. Lo combatteremo varie volte, senza mai sconfiggerlo davvero se non nell’ultimissimo scontro.

Nero e Dante in particolare sono fermamente convinti di poterlo sconfiggere con le proprie forze, arrivando perfino a screditarsi l’un l’altro (deadweight).

Capiranno ben presto che si sbagliano, e solo unendo le forze sarà possibile distruggerlo, portandoli quindi man mano ad una crescente evoluzione (non solo a livello di combat system) nello scorrere delle missioni.

Ma… davvero Urizen è stato distrutto? O piuttosto ha solo cambiato forma per l’ennesima volta? E’ qui che sarà la figura di V a fare chiarezza.

V: era davvero così scontato?

Ammettiamolo: tutti noi leggendo l’iniziale V abbiamo immediatamente pensato a Vergil, il fratello di Dante sparito ancora una volta dalla trama. Ma come collegarlo al dark slayer?

La spiegazione è data da Vergil stesso che, moribondo, dopo aver appena recuperato la Yamato dal braccio demoniaco del figlio (arriveremo a parlare anche di questo) decide di scindersi in due: una parte umana (V) e la sua parte demoniaca (Urizen).

Sembra un dettaglio messo così, senza un vero e proprio scopo, ma analizzando con attenzione tutti i particolari di questo personaggio è in realtà assolutamente logico. V è un appassionato di lettura (proprio come il Vergil visto nel 3), carismatico, moderato, e claudicante. Si fa aiutare infatti da un bastone (piuttosto che la katana demoniaca), vista la sua condizione di precaria instabilità.

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E’ poi un invocatore: è riuscito infatti ad ottenere l’alleanza e fedeltà di tre potenti demoni (Griffon, Shadow, Nightmare), grazie anche ad una piccolissima parte di sé che conserva ancora gelosamente il devil trigger, il suo potere demoniaco che libera grazie alle citazioni dei sonetti di William Blake presenti nel suo libro. E’ utilizzandolo che V perde i suoi tatuaggi e i suoi capelli da corvini diventano albini. 

Quindi sì, sarebbe potuto essere molto più scontato di così, ma il fatto che la sua identità sia rivelata al videogiocatore poco alla volta, come le briciole per Pollicino, alla fine rende assolutamente chiaro e cristallino il quadro completo una volta riunite le due parti.

La storia dei gemelli Sparda

Alla ricomparsa di Vergil (oltre alle più colorite reazioni di contentezza dei fan), ci appare un Dante che, quasi sicuramente, in fondo sperava di poter riconciliarsi con suo fratello, come in tutti i capitoli precedenti, del resto.

Nella scena in cui Vergil è ancora sottoforma di Urizen, Dante ha già chiaro il suo alter ego, e scopriamo così, in un commovente flashback, la triste storia dei gemelli Sparda, svoltasi nella casa diroccata poco distante dal combattimento.

Dante era stato salvato da Eva durante quello che sembra essere stato un attacco improvviso, nascondendolo in un guardaroba: gli chiede di sopravvivere, di cambiare nome e identità, mentre lei sarebbe andata coraggiosamente a cercare il fratello Vergil. Il resto è storia.

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Se già nel terzo capitolo i due fratelli avevano avuto un primissimo scontro per le loro divergenti ambizioni, nel primo invece hanno un diverso incontro, dove infatti Vergil appariva sotto la forma corrotta/boss di Nelo Angelo. Una cosa è certa: non è una riunione di famiglia strappalacrime. 

In DMC3, i due gemelli scoprono che la loro alleanza è necessaria per poter sconfiggere definitivamente il nemico Arkham, ma sarà molto breve. Le loro strade infatti si separeranno ancora, ma in questo capitolo, si intrecciano nuovamente, nel modo più riuscito possibile. 

Quando entrambi si rivedono nella loro forma “umana”, c’è uno scambio di accennati sorrisi poco prima che la battaglia abbia inizio, un po’ come se i due dopotutto non si sorprendessero della cosa, anzi tutt’altro.

Anche qui, il combattimento è perfino inevitabile, ma cosa convince i due ad abbassare le armi? Proprio Nero. Egli ha acquisito un potere decisamente più complesso del loro, ed è lui la chiave, il tassello mancante affinché i due fratelli possano definitivamente riconciliarsi. Certo, pur sempre a modo loro. 

Vi ricordate cosa dicevano sempre da piccoli?

“Jackpot.”

Il nuovo erede della famiglia Sparda

Se in DMC4 Nero era stato un personaggio infilato in Devil May Cry in modo apparentemente privo di motivazioni, è proprio in questo capitolo che il nipote di Sparda avrà la sua rivalsa. 

Perché sì, come suggerito dal suo legame con la Yamato visto nel 4, Nero è il figlio di Vergil. E anche qui, di nuovo, la trama di Devil May Cry 5 ci conduce alla risposta gradualmente (seppur i creatori del gioco ne avevano già ufficializzato la paternità mesi prima l’uscita del gioco). Sarà infatti Dante ad ovviare ogni dubbio, spiegando al ragazzo la sconvolgente verità.

Nero aveva incontrato per la prima volta Vergil quando, all’improvviso, il semidemone appare nel garage di Nico, strappando il devil bringer (il braccio demoniaco predecessore dei devil breaker di Nico) dal corpo del ragazzo. E’ il profondo odio nei suoi confronti, la sua sete di vendetta che spronano Nero a combattere Urizen sempre e comunque, anche se mutilato.

Il giovane infatti ignora l’identità del padre fin da quando era piccolo, come spiega anche Nero nel corso del gioco: la sua unica famiglia era rappresentata da Kyrie e Credo, e quindi dal decaduto Ordine della Sparda visto nel precedente capitolo. Adesso ha appena scoperto di avere tanto un padre quanto uno zio, ma in perenne lotta tra loro in una scellerata autodistruzione. 

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Sarà appunto il suo rinnovato desiderio di proteggere le persone a lui più vicine (ora Dante e Vergil) a spronare il risveglio del suo devil trigger, ora completo e tendente quasi perfino… all’angelico? Probabilmente è un azzardo definirlo così, ma ha sicuramente un concept splendido e ben riuscito, che richiama abilmente la sua versione precedente intravista nel quarto capitolo.

Il rapporto padre e…

Eppure Nero, poco prima di decidere di salvare i due da loro stessi, è fortemente combattuto in merito: perché salvare qualcuno come il padre Vergil, che aveva avuto abbastanza sangue freddo da dilaniare il corpo del proprio figlio solo per sete di potere?

A rispondergli, inaspettatamente, saranno proprio due figlie.

La prima è Lady, che ricordiamo essere la figlia di Arkham, nemico del terzo episodio: ella stessa non aveva avuto pietà per il proprio genitore, decidendo coraggiosamente di dargli lei stessa il colpo di grazia. Proprio in questo capitolo comprendiamo tutto il suo sincero pentimento in merito, col quale cercherà di dissuadere Nero dal suo desiderio di vendetta.

La seconda è invece Nico, figlia dello scienziato balbuziente Agnus visto nel quarto capitolo. Nico afferma di essere legata a quell’uomo solo in senso biologico. Lei è infatti maggiormente legata alla sua nonna Neil, creatrice delle leggendarie pistole Ebony & Ivory, ma ciononostante, questo non faceva retrocedere in alcun modo lo stretto legame di sangue col proprio padre.

Una morale forse inaspettata in un hack n’ slash, ma non poi così tanto in un vero Devil May Cry. 

Il capitolo perfetto?

Nonostante pregi e difetti, possiamo dire con certezza che sia il capitolo meglio riuscito della serie? Non sarebbe un’eresia confermarlo.

Come spiegato anche nella novel-prologo della saga “Before the Nightmare“, questo capitolo è riuscito sapientemente a collegare ogni vicenda precedente: perfino lo sfortunato DMC2 riesce ad incastrarsi con esso, colmando vuoti e buchi di trama che in realtà prima caratterizzavano l’intera saga.

Proprio grazie a questo titolo, il nuovo ordine della saga è infatti 3 – 1 – 2 – 4 – 5, surclassando il precedente che poneva il secondo come ultimo in cronologia.

Devil May Cry 5 è un gioco bello, coinvolgente, e ricco di collegamenti e citazioni che soddisfano i fan di ogni generazione.

L’affetto e la passione del team di creazione è tangibile, anche e specialmente nel video che vi lasciamo di seguito.

Perché dopotutto, e finalmente…

DMC IS BAAACK! 

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Cosplayer per diletto, per lei Dante è sia il poeta stilnovista che il cacciatore di demoni per eccellenza. "I demoni non piangono mai" è vero, ma davanti al film, alla serie tv, al videogioco, al fumetto, o al libro giusto diventa una fontana, e prova anche a recensirli di tanto in tanto.

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