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Il 2025 è stato l’anno di Umamusume

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Il 2025 è l'anno di Umamusume

Riguardando indietro all’anno appena passato non riesco a non pensare ad una cosa: il 2025 è stato l’anno di Umamusume.

Come? Expedition 33? No ma qua si parla di franchise. Nel 2025 il mobile-game della serie di Cygames ha toccato i 2.5 miliardi di dollari di guadagno complessivo, con ben 55 milioni spesi solo fuori dal Giappone nei tre mesi successivi al lancio globale.

Un riconoscimento straordinario, difficile da comprendere ad una prima occhiata. Uno dei successi commerciali e uno dei titoli più influenti del 2025 è davvero un gacha su ragazze-cavallo? Un quesito legittimo se visto da fuori ma Umamusume è un franchise che nasconde davvero tanto e oggi, partendo dagli inizi fino al suo sorprendente annus mirabilis, proveremo a spiegarne il successo e il perché, qualsiasi medium lo compone, meriterebbe almeno un’occhiata.

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Ashire Umamusume!

Nel 2016 Cygames annuncia ad AnimeJapan un progetto multimediale basato su ragazze-cavallo che corrono e ballano. Poco dopo vediamo l’uscita delle prime pagine del manga Haru Urara Ganbaru!, insieme a singoli e live con il cast, creando paradossalmente una fanbase ancora prima dell’uscita dei prodotti principali.

Il 2018 doveva essere l’anno prescelto per il lancio del tanto chiacchierato mobile-game ma, per alcuni intoppi e per fornire il miglior prodotto possibile, si decise di rinviarlo varie volte, proseguendo invece il progetto anime.

Esce nel 2018 infatti la prima stagione della serie animata: Umamusume: Pretty Derby. L’anime, curato inizialmente da P.A. Works, debutta in parallelo con altri spin-off manga, live, cd e tantissimi singoli che contribuiscono alla creazione del “mondo Umamusume“, arrivando al lancio del gatcha nel 2021 con un esercito di appassionati già pronto.

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L’uscita in Giappone è un successo economico impressionante e il format convince subito. Contemporaneamente Pretty Derby porta avanti la stagione due (2021) e la stagione tre (2023), insieme a molti altri spin-off come gli short di UmaYON e il film Road to the Top.

Proprio il film/ONA Road to the Top funge da banco di prova per l’inserimento dell’IP di Cygames, Cygames Pictures, nei progetti animati del franchise. Se Road to the Top è un buon inizio, Beginning of a New Era mostra al massimo le potenzialità dello studio ed un salto in avanti impressionante in termini di qualità.

Si arriva infine al 2025, l’anno in cui Cygames, visti anche i profitti interni ormai stabilizzati, decide di provare il lancio globale, incassando una grande risposta da pubblico e critica, un corposo profitto economico e anche un inatteso Game Award come miglior gioco mobile. Sempre nel 2025 esce l’anime Cinderella Gray, lo spin-off basato su Oguri Cap, apprezzatissimo anche da chi non conosceva il franchise, sottolineando ulteriormente l’anno vittorioso di Umamusume.

Questo a grandi linee è il come siamo arrivati al 2025 di Umamusume, ma perché queste ragazze-cavallo funzionano così tanto?

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Storytelling sportivo all’ennesima potenza

Partiamo dalla definizione che Cygames ha dato nel 2016 presentando il franchise: ragazze-cavallo che corrono e ballano. Possibilità che questo diventi un fenomeno mondiale di successo con prodotti validissimi? Praticamente zero.

Invece siamo bel lontani da quello che potevamo immaginare come un Love Live con cavalli antropomorfi. I personaggi in Umamusume si basano su veri cavalli che hanno segnato la storia delle corse giapponesi. La loro personalità riflette quella del cavallo a cui si ispirano, le stesse corse che vengono ricreate (sia nelle carriere del gioco, sia negli anime), sono fedeli riproduzioni di quelle della Japan Racing Association.

Questo si traduce in una vincente trasposizione nei media. Le corse a cui partecipano le ragazze-cavallo della Tracen Accademy sono scontri all’ultimo sangue (sportivamente parlando ovviamente), dove la competitività raggiunge livelli inauditi. Ogni episodio dell’anime ci racconta di una nuova gara da vincere, di fortissimi rivali da affrontare, di dover dare molto di più del proprio 100% proprio come stanno facendo le altre.

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Ciò che davvero ci rimane guardando gli anime di Umamusume è la minuziosa rappresentazione della componente sportiva presente. E lo fa in uno sport, le corse dei cavalli, che la rende ancora più inaspettata. Nel raccontare Slam Dunk, il miglior spokon di tutti i tempi, Inoue scrive un’ode al basket che segna gli appassionati della pallacanestro e ne cattura nuovi. Ma su chi deve far breccia un prodotto sulle corse di cavalli? Apparentemente su tutti.

Le corse della JRA sono un evento molto amato in Giappone che l’esplosione di Umamusume ha contribuito ad alimentare, ma al di fuori del Sol Levante chi sa cos’è il Tenno Sho? Ma anche un Prix de l’Arc de Triomphe, una delle corse più importanti d’Europa, è sconosciuto per praticamente chiunque non faccia parte del giro (“Te ne intendi di ippica?” cit.). Come può quindi un franchise così lontano dagli interessi del grande pubblico convincerci a sapere cosa è una Triple Crown e perché l’eredità di Symboli Rudolf è così importante per Tokai Teio?

Storytelling. Perfetto, avvincente, emozionante storytelling sportivo come pochi altri prima di lui.

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Umamusume, anche nel gacha ma soprattutto nell’anime, costruisce uno storytelling sportivo eccezionale. Se nella prima stagione di Pretty Derby una protagonista meno accattivante come Special Week (non me ne voglia, ndr.) può non convincerci fino in fondo, dalla seconda capiamo benissimo le potenzialità del prodotto di Cygames.

La storia di Tokai Teio è emblematica di come la serie riesce a catturarci in questo mondo: la rincorsa all’eredità di Symboli Rudolf (padre di Tokai Teio nella realtà, presidente del consiglio studentesco in Umamusume), l’ascesa rapida e ricca di vittorie, seguita dal drammatico confronto con gli infortuni, le sconfitte, i successi e la caduta delle amiche/rivali, fino all’incredibile ed emozionante finale dell’Arima Kinen.

Qui vediamo anche il secondo grande pregio del franchise: attingere dalla realtà per rafforzare la sua componente spokon. Anche su questo l’esempio della seconda stagione, incentrata su Tokai Teio, è calzante: le vittorie iniziali vengono presto offuscate dagli infortuni e il quarto anno di attività del cavallo si chiude con un anonimo undicesimo posto all’Arima Kinen. Tokai Teio parteciperà ad una sola gara nel suo quinto anno: un improbabile Arima Kinen 1993 dove corre più per acclamazione popolare che merito.

Il risultato finale è qualcosa di impensabile. Contro cavalli più in forma e giovani di lui, Tokai Teio rimonta posizione dopo posizione sul rettilineo finale, resiste a Biwa Hayahide e vince, in maniera a dir poco commovente, una delle corse più importanti del Giappone. Questa è la realtà sulla quale poi l’anime ricava il finale della seconda stagione. Capite bene come qui la realtà superi davvero l’immaginazione e come, vedendo quelle puntate, venga spontaneo andarsi a rivedere quella corsa e rileggere la storia del vero Tokai Teio.

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“They didn’t have to go that hard on a horse racing anime”

Passatemi il nome del paragrafo, preso dalla catchphrase di uno dei millemila contenuti social che i miei feed mi rifilano in tema Umamusume, ma davvero non c’è modo migliore di riassumere la piega presa da questo prodotto negli ultimi tempi.

Riprendendo l’incipit dell’approfondimento: se vi dicessi che esiste uno spokon basato su ragazze-cavallo che corrono, pensereste che sia un serio contendente al titolo di spokon del decennio? Evidentemente no.

Invece Umamusume è un prodotto serio. Certo, bisogna superare la patina iniziale fatta di design idol e canzoncine (molte hit eh, ndr.), ma ciò che rimane poi è una serie di storie avvincenti che ci trascinano episodio dopo episodio, gara dopo gara, appassionandoci come pochi altri titoli in circolazione.

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E le storie che ci racconta, grazie alla cura verso la riproduzione fedele della realtà e dei cavalli esistiti, sono ricche di colpi di scena e tutt’altro che lineari. Prendiamo un anime simile come Haikyuu: il Karasuno parte come underdog nella partita, l’avversario nei primi due episodi li mette in difficoltà ed infine nel terzo, con una giocata inaspettata, ribaltano la gara.

Ora ovviamente ho semplificato (Haikyuu è un prodotto di altissimo livello), ma la sostanza è questa. Qui invece non c’è tempo da perdere, ogni episodio è una gara o la preparazione ad essa e vengono presentate sempre nuove contendenti, sempre più forti, sempre più determinate.

Anche la narrazione spesso non segue dei canoni standard. Si, Cinderella Gray è l’ascesa della Bestia di Kasamatsu, ma già la terza di Pretty Derby, dove seguiamo le orme di Kitasan Black che vince tutte le prime puntate per poi mostrarci nel climax della stagione il suo triste e fisiologico calo verso il ritiro, è qualcosa di davvero originale.

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Per rendere il tutto funzionante serve però una caratterizzazione dei personaggi, soprattutto i secondari, davvero eccezionale. In Umamusume questo viene agevolato dalla grande opera di evangelizzazione che la contaminazione fra i vari media (anime, gacha, manga) fa nei confronti dello spettatore.

L’arrivo di Tamamo Cross nella storia di Oguri Cap è godibilissimo anche da ignorante del franchise, ma se hai già decine di carriere sul mobile game la cosa colpisce in maniera differente. Anche la comparsa da due episodi però, e l’esempio più immediato è Obey Your Master, risulta ben scritta, con tanto carisma e non può che lasciarci un “wow” una volta tagliato il traguardo.

Stesso “wow” che, guardando le animazioni soprattutto recenti del franchise, ci trasmette la regia e il comparto tecnico della serie. Su questo davvero “They didn’t have to go that hard on a horse racing anime” perché, a partire da Road to the Top fino all’ultimo Cinderella Gray, il lavoro fatto da Cygames è davvero eccezionale. Una cura dell’azione (in questo caso della corsa) impressionante, dove ogni metro è un’opera d’arte di eccitazione e adrenalina.

Se non ci credete: Umamusume: Pretty Derby – Beginning of a New Era.

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Il 2026 è l’anno del cavallo

Per non so quale scherzo del destino, il 2026 per l’oroscopo cinese è l’anno del cavallo. Una definizione che avrei dato serenamente al 2025 per tutti i motivi che abbiamo affrontato velocemente in questo articolo.

Questo non significa però che il 2026 non continuerà sulla striscia positiva tracciata dall’anno appena passato. Non mi aspetto il boom che la release globale del gacha ha dato al franchise nel 2025, ma i buoni presupposti per continuare su questo trend ci sono, primo tra tutti la presa sul fandom.

Il fandom di Umamusume, come tanti altri, è molto legato al franchise, ma non so come è riuscito ad arrivare in settori davvero inaspettati. Cygames sponsorizza da anni le corse in Giappone, cosa che pare anche abbastanza normale, e si sta aprendo anche a quelle internazionali. Ma come sono finiti i cosplayer di Umamusume sugli spalti dei Denver Broncos?

Sembra che ultimamente, in concomitanza con una streak di vittorie dei Denver Broncos, franchigia NFL lontana dal Super Bowl dai tempi di Peyton Manning, siano iniziati ad apparire sugli spalti e sui social cosplayer di Umamusume con le effige della squadra. Perché? Il simbolo dei Broncos è, chiaramente, un cavallo. Alla fine le fasi finali non hanno sorriso ai Broncos, eliminati in un sonnolento 7-10 dai Patriots, ma a Denver, dove l’ultimo titolo sportivo lo ha portato proprio uno che i cavalli li ama alla follia, nessuno si è lamentato.

Questa è senza dubbio una delle cose più strane che ho letto nel 2025, un anno parecchio particolare e zeppo di cose surreali, sia positive e che negative. Un anno che ricorderò a lungo come l’anno di Umamusume.

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Nascere in un paesino umbro ti porta ad avere tanti hobby.
Cresciuto tra console e computer, è da sempre amante di cinema, serie TV e musica, nella quale si diletta in maniera molto amatoriale. Anime e manga invece sono il pane quotidiano ma anche lo sport lo appassiona. Crede di aver visto ogni singola disciplina inserita dal CIO alle Olimpiadi.

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