Cinema&Tv

Nimona, la recensione: come sono le fiabe dei tempi moderni

Nimona

7.8

Comparto Tecnico

7.5/10

Cast

8.5/10

Scrittura

7.0/10

Regia

7.0/10

Direzione Artistica

9.0/10

Pros

  • Pieno di riflessioni profonde
  • Gag molto divertenti
  • Aspetto grafico piacevole
  • Ottima caratterizzazione dei personaggi

Cons

  • Gag e profondità non ben bilanciate
  • Espedienti di trama un po' troppo semplici

Avere la possibilità di rimettere le mani su una propria vecchia idea realizzata e renderla migliore è una delle occasioni più imperdibili che possono essere concesse ad un creativo. L’occasione è toccata a Nate Diana Stevenson, al secolo Noelle Diana Stevenson, autore dell’apprezzata graphic novel Nimona, uscita nel 2015 da HarperCollins Publishers e arrivata in Italia grazie a Bao Publishing.

Nimona è stato il primo grande successo dell’autore all’inizio della sua carriera. Ben prima della grandiosa serie Netflix She-Ra and the Princess of Power, Nimona era il titolo che veniva collegato al nome dell’allora Noelle Stevenson.

La possibilità di trasformare la graphic novel in un film d’animazione stava già venendo discussa nel 2015 e Nate Stevenson aveva preso contatti con i produttori di 20th Century Fox Pictures per la realizzazione del lungometraggio. Il progetto tuttavia è stato abbandonato in corso d’opera in seguito all’acquisizione del gruppo Fox da parte di Disney, a cui appartiene anche 20th Century Fox Pictures, per via della linea editoriale della casa madre, decisamente contraria ai temi trattati da Stevenson nella storia.

Questa lunga e travagliata storia ci porta dopo molti anni al film di cui parleremo oggi: Nimona, prodotto da Annapurna Pictures, diretto da Nick Bruno e Tony Quane, scritto da Robert L. Braid e Loid Taylor e distribuito da Netflix il 30 giugno 2023. Acclamato dalla critica e del pubblico, il film sembra destinato a diventare un classico. Sarà davvero così?

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Trama

La storia di Nimona parte con l’antefatto che riguarda il co-protagonista del film: Ballister Blackheart. Ballister è conosciuto agli abitanti dell’ignoto regno medievale-futuristico come la prima persona di estrazione popolare che è riuscito a diventare cavaliere dell’Istituto, l’ordine cavalleresco che protegge il regno dalle minacce dei mostri che si nascondono all’esterno delle mura. Quando Ballister viene incastrato per l’omicidio della regina Valerin diventa il criminale più ricercato del regno, trovandosi contro anche il suo compagno d’armi e di vita Ambrosius Goldenloid.

Mentre si nasconde in una torre abbandonata, Ballister riceve la visita della stramba e ribelle Nimona, una ragazzina con la capacità di mutare forma in quella di vari animali, che si dichiara la sua spalla perché “ogni super-villain ha bisogno di una spalla”. Insieme i due cercheranno di scagionare Ballister dall’accusa e scoprire quale marcio si cela dietro l’apparenza immacolata dell’Istituto.

Adattamento e temi

Analizzare il film di Nimona senza fare comparazioni con l’opera cartacea non è un compito facile perché se è vero che la graphic novel ha fruttato a Nate Stevenson molta notorietà, è altrettanto vero che l’opera fosse tutto tranne che perfetta. Sebbene piena di idee creative e temi originali per l’epoca, Stevenson era ancora alle prime armi sulla scrittura di Nimona e molti passaggi di sceneggiatura presentavano dei difetti di forma che sarebbero stati limati nei lavori successivi.

Il film era un’opportunità d’oro per riprendere quel bellissimo concept e riformularlo in maniera migliore, andando a intervenire su quei difetti così evidenti nell’opera cartacea. Questa opportunità è stata sfruttata, ma non del tutto. I due sceneggiatori del film hanno deciso di intervenire su alcuni aspetti per rendere il world building attorno a Nimona e Ballister meno cartoonesco e più legato a una parvenza di verosimiglianza. Se da una parte questo migliora la motivazione attorno ai personaggi principali e ai villain, dall’altra strappa via alla storia una delle sua caratteristiche più fondamentali: l’essere un ribaltamento creativo dei canoni della fiaba.

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Così come fece Shrek molto tempo prima, Nimona voleva sfruttare i topoi tipici della fiaba come genere di scrittura e ribaltarli. I mostri diventano gli incompresi, gli eroi le pedine, i criminali le vittime e i protettori i tiranni in un graduale capovolgimento della situazione di partenza che oggi può essere stato sdoganato, ma nel 2015 era una novità. Il film di Annapurna Pictures prende a piene mani, invece, dall’altra grande chiave di lettura dell’opera: la risposta di coloro che la società considera mostri.

I nuovi personaggi di Nimona

Il personaggio di Nimona è intrinsecamente tragico. Una ragazzina additata da tutti come un mostro, un’aberrazione che non dovrebbe esistere e per questo costretta a rimanere fuori dalle mura del perfetto, idilliaco regno fatto di cavalieri, dame, classi sociali che non si mescolano e osservazione maniacale delle tradizioni. La sua figura è rimasta grossomodo la stessa rispetto al fumetto, una scheggia impazzita pronta a portare caos e scompiglio in un mondo pieno di regole inattaccabili in cui la sua natura di mutaforma la rende un’eresia vivente agli occhi degli abitanti del regno.

Ad essere uscito meglio della trasposizione cinematografica è Ballister. Nel fumetto la backstory del cavaliere nero non era particolarmente interessante, mentre nel film viene approfondito molto più come e perché sia diventato cavaliere e la sua relazione con Ambrosius, qui chiaro fin dall’inizio del film. Rispetto alla controparte fumettistica Ballister ha molto più carattere e una motivazione più precisa e forte per fare quello che fa. In generale Ballister è il personaggio meglio costruito dell’intero film.

La stessa cosa non si può dire per Ambrosius che al netto di un design del personaggio molto più al passo coi tempi rispetto al generico principe azzurro del fumetto, risente un poco dei cambiamenti fatti nel film. Ambrosius viene dipinto come un cavaliere devoto alla difesa del reame e fortemente combattuto all’idea di stare in mezzo tra il suo dovere e l’amore della sua vita. Il poco spazio a disposizione tuttavia ha permesso di esplorare pochissimo il suo carattere, tanto da tagliare via tutte le ambiguità del personaggio originale.

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Una questione di poco tempo

La maggior parte dei problemi di Nimona sono da ricondurre al poco tempo a disposizione. La durata di un’ora e 42 minuti del film si è rivelata sorprendentemente insufficiente per raccontare in maniera ottimale la vicenda. Gli avvenimenti da raccontare sono tanti e in molti casi il dramma deve cedere il passo alle gag che occupano tempo importantissimo per esplorare più approfonditamente gli eroi della vicenda.

Questo effetto si sente in maniera particolare nei momenti più aulici del film, in cui si toccano tematiche estremamente serie come il senso di colpa che si prova nell’essere diversi, le crisi di nervi per via di un sentimento tenuto nascosto troppo a lungo o il trauma di venire abbandonati dalla persona che si ama. Questi momenti sono facilmente inquadrabili come il punto focale del dramma del film, ma il loro essere relegati a singoli momenti e non a una linea narrativa continuativa li rende meno efficaci di come avrebbero potuto essere.

Il motivo di questa situazione può essere imputato in parte alla poca esperienza dei due registi, qui chiamati alla direzione del loro secondo lungometraggio in assoluto dopo Spie Sotto Copertura. La difficoltà principale incontrata dai due registi è stata esattamente quella di non riuscire a creare sufficiente tensione a seguito dei momenti maggiormente drammatici, come se avessero fretta di inserire una nuova gag per stemperare. Possiamo supporre che questo sia stato un modo per rendere la storia di Nimona a misura di bambino, mentre nel fumetto era più per giovani adulti. Cambiamenti che hanno lasciato il segno, ma che non compromettono in maniera grave il godimento della storia.

L’aspetto grafico

All’occhio il film si presenta con un mix di sensazioni complessivamente positive. A livello tecnico ci troviamo davanti a un prodotto che soffre di una dura carenza di budget e di scelte operate di conseguenza. Il problema di applica in maniera relativa ai modelli 3D dei personaggi e degli sfondi, che risultano piacevoli alla vista seppure un poco piatti per via della stesura dei colori uniforme, senza ombreggiature o gradualità nel chiaroscuro. Questo avrebbe sovraccaricato dei computer non all’altezza del compito.

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Dove non arriva la bruta tecnica, tuttavia, i creativi di Nimona compensano con il design e capacità nell’uso dell’illuminazione. Sebbene personaggi e sfondi siano colorati per aree il loro design li rende molto carini da vedere. Molto piacevole che ci si sia concentrati in particolare modo sui dettagli dei visi dei protagonisti per renderli il più riconoscibili possibili. Immancabili le lentiggini di Nimona, grande tratto distintivo del personaggio di Stevenson assieme ai capelli rosa e i fianchi larghi.

Le animazioni dei corpi dei personaggi sono spesso anatomicamente imprecise, il che rende l’aspetto di tutto il mondo molto cartoonesco. Su questo fronte invece sottolineamo le esilaranti espressioni dei personaggi, soprattutto per quanto riguarda Nimona con i suoi sorrisi da maniaca omicida. Tutti i personaggi prima o dopo nel film si esibiscono in espressioni tanto esagerate quanto divertenti.

Conclusioni

Per chiunque conoscesse anche solo di fama Nate Stevenson Nimona era un film molto atteso. Forse le attese per questo film erano anche troppo alte per il tipo di prodotto che ne è poi uscito fuori. Si tratta di un film che punta molto sulla gag e il divertimento dello spettatore gettando nel mucchio delle tematiche profonde attraverso personaggi intrinsecamente tragici.

Il problema principale è che i due aspetti della pellicola non sono ben bilanciati tra di loro, anzi, la sensazione è che i due aspetti si alternino sullo schermo con una divisione netta, o predomina l’uno, o predomina l’altro. Se ci fosse stato maggior equilibrio in questo senso il film sarebbe stato ancora migliore di quanto già non sia.

La pellicola è infatti molto godibile, piena di personaggi e situazioni tanto simpatiche quanto toccanti. Nimona e Ballister sono due personaggi ben delineati e interessanti da seguire che portano sullo schermo tanti punti di riflessione sull’accettazione di se stessi e di persone diverse da se.

Il parallelismo tra il dramma interiore di Nimona e quello delle persone transessuali non è mai stato un segreto fin dai tempi del fumetto. Nate Stevenson in persona che ha ammesso in passato di essersi ispirata alla propria stessa esperienza per caratterizzare la giovane protagonista della sua storia. Quella Nimona a cui è stato detto talmente tante volte di essere un mostro che ha finito per crederci.

Al netto di diverse scelte di sceneggiatura e messe in scena fin troppo semplici e più adatte ad un bambino che ad un adulto, Nimona è un film che ci sentiamo di consigliare a tutti. Si tratta di un prodotto più che valido e una eccellente aggiunta al catalogo di film d’animazione di Netflix, già pieno di piccole e grandi perle.

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Riccardo Magliano

Ciao gente! Sono Riccardo Magliano, classe 1995, originario di Pontedera (PI), ma di stanza a Bologna per motivi di studio. Sono laureato in triennale al DAMS al momento studio per diventare sceneggiatore cinematografico. Sono grande appassionato e estimatore di prodotti d'animazione, dalle serie, ai lungometraggi, ai corti, l'importante é che raccontino qualcosa (cosa non sempre indispensabile perché tra i miei film preferiti c'é Fantasia). Qui su Spacenerd mi occuperò di recensioni e approfondimenti su tutto ciò che concerne l'animazione, specie quella occidentale, più e più volte colpevolmente trascurata dalla massa di fanatici di anime. Grazie a tutti per l'attenzione e buon divertimento

Vedi commenti

  • Adoro il fatto che abbiano fatto di necessità virtù,in generale questo è uno di quei film educativi che sanno quel che fanno e riescono a intrattenere grandi e piccini.Onestamente,se non fosse per il lato tecnico,non sfigurerebbe davanti a un pixar o un disney(soprattutto gli ultimi poi)

Pubblicato da
Riccardo Magliano
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