Recensioni

The Outlast Trials, la recensione: come topi in gabbia!

The Outlast Trials

9

GAMEPLAY E LONGEVITA'

8.6/10

COMPARTO GRAFICO E SONORO

9.2/10

COERENZA E CURA DEL DETTAGLIO

9.2/10

Pros

  • Contesto narrativo efficace nel suo esser del tutto atipico
  • Gameplay stratificato, impegnativo e che stimola la cooperazione
  • Ottimo rapporto tra avanzamento/rigiocabilità e livello di sfida
  • Comparto grafico, sonoro ed artistico sul pezzo
  • Accessibile e ben ottimizzato

Cons

  • Confusionario e spiazzante all'inizio
  • Qualche scorrettezza di troppo
  • La nuova struttura di gioco non piacerà a tutti

Quello degli horror è senza dubbio uno di quei generi che, più di molti altri, è stato soggetto a sperimentazioni ludiche e creative, e ha portato gli sviluppatori a cercare la formula che più si adattasse alle richieste dei giocatori, particolarmente volatili e periodiche: tra survival, sparatutto, punta e clicca e run and hide possiamo dire di averne visti di tutti i colori.

A tal proposito, il 2023 si sta rivelando come uno degli anni più ricchi e importanti per il genere degli horror, non solo grazie al ritorno saghe leggendarie come quella di Dead Space, di Resident Evil e di Alan Wake, ma anche di una serie di altri titoli minori dalla rilevanza tutt’altro che da sottovalutare: tra questi vi è The Outlast Trials, la nuova opera di Red Barrels uscita di recente in accesso anticipato su Steam ed Epic Games Store.

Dopo aver provato per svariate ore questa versione, sono pronto per parlarvene approfonditamente: ecco la recensione di The Outlast Trials.

Cessare di vivere nella società

Anni cinquanta.
Dopo la Seconda Guerra Mondiale si respira un clima di tensione tra i popoli e i governi che avrebbe fatto scoppiare da lì a poco la Guerra Fredda: oltre agli scontri sul campo e a quelli di natura politica, vi sono state altre battaglie combattute da tempo sottobanco, di nascosto e in gran segreto.

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Si tratta di quelle per la sperimentazione scientifica sugli esseri umani per testare il controllo mentale, volta a creare cittadini e soldati modello, pronti a obbedire a ogni richiesta impartita dall’alto.

Nei panni di un senzatetto nullatenente, entreremo in possesso di una locandina che ci invita a un curioso “programma di rinascita”: accettandolo, verremo rapiti, incappucciati e trasportati di peso all’interno di un misterioso laboratorio, dove da lì a breve alcuni spietati scienziati avrebbero impiantato un visore notturno direttamente sulla nostra fronte.

Subito dopo verremo buttati dentro un immenso capanno dove si trova una sorta di grande villa simulata: qui, seguendo le indicazioni di alcuni manichini automatizzati e di un inquietante voce fuori campo, dovremo ripercorrere i passi cruciali della nostra vita, per poi decostruirla totalmente distruggendo i nostri documenti personali e cancellando la nostra identità (e con essa ogni prova della nostra esistenza), in una piccola serie di sequenze che faranno da tutorial per le varie meccaniche di gioco.

Verremo poi trasportati nel dormitorio, nonché l’HUB di gioco principale: si tratta di un inquietante spazio al chiuso che dà l’impressione di essere l’area comune di una prigione, così come le stanzette personali delle cavie sembrano celle carcerarie.

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Ottenere “una nuova libertà”

Qui inizierà il nostro lungo percorso di “terapia“, così definita dagli scienziati: tramite un terminale al centro della stanza principale potremo prepararci per avviare dei veri e propri test.

Poi, entreremo in una sinistra navetta di trasporto che ci porterà fisicamente dentro l’area della prova selezionata: durante il viaggio, ci verrà indicato l’obiettivo e spiegato il senso ultimo della stessa.

Una volta dentro dovremo superare una serie di sfide e raggiungere determinati obiettivi dove verranno verificate le nostre abilità intuitive, di sopravvivenza, di adattamento e di improvvisazione: la mappa di gioco non sarà altro che un ricostruzione particolarmente elaborata e dettagliata di alcuni tipici luoghi pubblici, riferiti a tematiche sociali ben precise.

Dopo aver superato tutti gli incarichi, dovremo tornare alla navetta di partenza per uscire dal test e ricevere la valutazione in base alle nostre prestazioni, per poi sbloccare quello successivo e proseguire nella disavventura.

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Ciò rende la struttura di The Outlast Trials ben diversa da quella dei primi due giochi: se in questi ultimi persisteva una trama verticale intesa come serie di eventi lineari prettamente narrativi, in questo caso il tutto convergerà sul far vivere al giocatore la brutale esperienza orrorifica di essere nei panni di una cavia da laboratorio, apersonale e priva di qualsiasi spunto di protagonismo, come se fosse un topo in gabbia insieme a tutti gli altri.

Il luogo sbagliato al momento giusto

Quindi, a livello prettamente concettuale, Red Barrels è uscita dalla sua comfort zone, rinunciando al solito schema di costruzione progressiva dell’atmosfera e dei relativi spunti di tensione narrativa per offrire un’esperienza diversa, ben più diretta ma altrettanto inquietante.

Infatti, è stata a dir poco meticolosa nella realizzazione estetica e tematica delle ambientazioni e delle sequenze di gioco, che si propongono al giocatore come una medaglia dalle due facce: nonostante i suddetti ambienti simulati siano credibili e realistici nella loro struttura, saranno comunque disseminati di oggetti di scena come manichini, automi e cartonati, che riescono stranamente bene a rendere il tutto tristemente anonimo e privo di vita, facendoci sentire terribilmente fuori luogo.

A ciò si aggiungono altri elementi ambientali che comunicano direttamente con il giocatore, come televisori della Murkoff che ci incitano a completare il test ma anche una serie di vetrate e pareti trasparenti, oltre al quale si intravedono scienziati impegnati a osservare le nostre gesta e a prenderne appunti.

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Dall’altro lato, ciò che ci ritroveremo a fare all’interno dei test ci porrà dinanzi a situazioni concettualmente sempre più malate e viscerali, che sembrano volutamente confondere il senso stesso dell’esperimento, facendolo risultare quasi come un sadico e perverso gioco di un qualche maniaco intenzionato a trasmettere forzosamente messaggi sociali e religiosi eccessivamente spinti.

Persino le minacce che ci troveremo a dover affrontare risultano totalmente fuori di sé, disperatamente aggressive e tutt’altro che fittizie: in tal senso si ha quasi la sensazione che non siano dei semplici nemici che hanno l’obiettivo di ostacolarci, bensì che siano proprio loro i soggetti principali dei test, mentre noi delle povere vittime buttate appositamente lì per verificare le loro capacità.

Cardiopalma e terrore

Tutti questi elementi orrorifici si incastrano tra loro in modo a dir poco perfetto, e settano le basi contestuali per offrire un’esperienza che a mio avviso ridefinisce il concetto di “tensione”: seppur manchino i picchi di immersività e coinvolgimento dei primi due giochi, vi assicuro che una volta entrati nel flusso d’azione avrete disperatamente voglia di completare gli obiettivi il prima possibile, per poi fuggire velocemente dal test, e allontanarvi da quei marci luoghi di morte.

Fin quando non riuscirete a farlo però, verrete risucchiati da un vortice di sequenze adrenaliniche: tra fasi di esplorazione compulsiva, fughe disperate e momenti di azione furtiva è una continua lotta di adattamento e improvvisazione che non lascia respiro, e costringe i giocatori a collaborare ben più di quanto avremmo potuto immaginare, dato l’interesse comune di sopravvivere e portare a casa la pelle.

Dal punto di vista del gameplay, l’anima pulsante dell’esperienza risiede quasi totalmente nel tipo di minaccia che dovremo affrontare: oltre ad alcune unità basilari, in ogni livello avremo a che fare con determinati tipi di nemici unici, che avranno comportamenti e capacità speciali (e in un certo senso complementari tra loro), e toccherà a noi carpirne i punti deboli.

Un nemico cieco avrà un udito più attento degli altri, mentre un altro con il visore notturno sempre attivo ci troverà negli angoli più bui ma farà fatica a inseguirci negli spazi luminosi, così come un grosso bestione sarà limitato nei movimenti ma infliggerà danni elevati: questi sono solo alcuni esempi, mi piacerebbe approfondire maggiormente la questione ma non vorrei rovinarvi determinate sorprese che troverete all’interno dei test, a mio avviso davvero speciali e caratteristiche.

Il “survival non survival”

Inoltre, oltre all’ormai leggendario visore notturno (come al solito, da ricaricare con le relative batterie), girovagando per le mappe troveremo altri oggetti ed equipaggiamenti che potremo sfruttare a nostro vantaggio. Attenzione però, se alcuni di essi avranno un utilizzo classico (come la pozione curativa), ve ne saranno altri dall’efficacia estremamente situazionale, che potrebbero risolvere facilmente un problema oppure risultare completamente inutili.

Spetterà quindi a noi decidere cosa portarci dietro, e soprattutto come e quando utilizzarli: per sfruttare al meglio ogni possibilità, sarà anche nostra premura assicurarci che anche i nostri compagni abbiano con sè degli oggetti, e in caso contrario, lasciargliene alcuni.

Le altre grandi protagoniste del gameplay di The Outlast Trials sono senza dubbio le mappe di gioco che ospiteranno i vari test: partendo dall’inizio, avremo una porzione di area esplorabile abbastanza circoscritta, che si sbloccherà ed espanderà sempre di più man mano che si avanza con gli incarichi.

Esse andranno a proporre diverse tipologie di approccio strutturale, dove si alternano e collegano spazi stretti e angusti ad altri più ampi, arrivando persino a proporre spunti di verticalità inaspettati.

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Quando entrerete la prima volta nelle suddette aree potreste fare particolare fatica nell’orientarvi correttamente nei suoi luoghi, data l’estensione non indifferente delle mappe, la quantità smodata di strettoie e passaggi al chiuso e di zone generiche come bagni, stanze d’ufficio e aree tecniche, che potrebbero tranquillamente farvi perdere la giusta direzione.

Pian piano però, comincerete a riconoscere i vari punti di riferimento principali e a orientarvi meglio nella mappa, anche grazie a cartelli, segnali e indicazioni chiari ma non troppo (spetterà comunque a voi interpretarli): una volta presa confidenza con tali ambienti, essi diventeranno un parco giochi del movimento, e riuscirete agilmente a identificare gli obiettivi e sbloccare scorciatoie ma anche a trovare i metodi migliori per eludere, scappare e nascondersi dai nemici.

Camminare in punta dei piedi!

Inoltre, le mappe saranno disseminate anche di ostacoli e trappole, alcune volte all’infliggerci danno e altre di stampo sonoro, che faranno rumore e attireranno l’attenzione dei nemici.

Esse saranno distinte per modalità di attivazione e innesco ben precise, e andranno evitate tramite interazioni specifiche, alcune semplicemente saltando o abbassandosi, mentre per altre ci toccherà distruggerle o disinnescarle.

Anche in questo caso, niente e nessuno ci spiegherà come approcciarci a esse, il che le rende almeno per le prime volte particolarmente tediose e frustranti da affrontare: al contempo, ogni trappola sarà ben riconoscibile secondo dettagli visivi e sonori intelligenti che, una volta scoperti, ci permetteranno di superarle sempre più spontaneamente, o quasi.

Infatti, nonostante questi meccanismi di azione/reazione funzioni a dovere, va detto in alcuni casi The Outlast Trials ecceda un po’ troppo nel suo esser punitivo: alcune di queste trappole saranno infatti posizionate in maniera particolarmente infida, e richiederanno una dose di attenzione eccessiva per essere identificate, soprattutto data l’alta intensità di ritmo di determinate sezioni di gioco.

Per fare un esempio, mi è capitato spesso che, durante una fuga concitata, un nemico spuntasse fuori da un barile, attaccandomi a sorpresa, infliggendomi danno e facendomi perdere tempo: per quanto anch’esso avrebbe potuto esser previsto, non ci si abitua mai veramente per questo genere di cattiverie, che in molti (troppi) casi saranno pressochè inevitabili, e conseguentemente alquanto frustranti.

Comunque, per completare i vari incarichi dovremmo risolvere degli enigmi ambientali, come sbloccare porte e aprire passaggi, seguendo cavi, tubi e altre indicazioni che ci permetteranno di trovare la giusta chiave e/o la valvola/interruttore corretti da attivare: ovviamente, tali elementi ambientali sono appositamente impostati in giro per la mappa in maniera intricata per confondere il giocatore e portarlo all’errore.

Se dovessimo interagire con l’oggetto chiave sbagliato, verremo puniti con una scossa o con il gas velenoso: per questo, bisognerà trovare il giusto equilibrio d’approccio tra le azioni da compiere per evitare trappole e nemici, e quelle relative al completamento degli obiettivi.

Quindi anche gli imprevisti andranno gestiti con sangue freddo e nervi saldi, dato che per quanto pressanti possano essere le minacce in campo, il primo nemico di The Outlast Trials è senza dubbio la fretta, che potrebbe facilmente portarvi a sbagliare tutto.

Il picco massimo dell’adrenalina viene raggiunto alla fine del test, dato che una volta completato l’ultimo incarico praticamente tutti i nemici principali convergeranno sulla vostra posizione per impedirvi la fuga: qui, oltre a una generale carica di tensione dovuta a una colonna sonora dai toni quasi apocalittici, vi renderete subito conto che l’approccio furtivo non servirà a nulla, e dovrete quindi darvela a gambe sfruttando ogni elemento a vostra disposizione per raggiungere la navetta, cercando ovviamente di non lasciare indietro nessuno.

L’endgame, in un horror!

Una volta superato un determinato test si sbloccheranno una serie di incarichi successivi, alcuni che si pongono come vere e proprie missioni alternative ambientate in zone inedite e altri che richiederanno di affrontare i test originali a difficoltà maggiore e con determinati modificatori attivi.

Man mano che proseguiremo con la risoluzione delle prove aumenteremo di livello e otterremo una serie di valute, alcune volte all’acquisto di costumi per il personaggio/oggetti di arredamento per la nostra stanza, e altre che potremo utilizzare per ottenere abilità di vario tipo, alcune passive che migliorano la quality of life generale all’interno dei test e altre attive, particolarmente potenti se sfruttate nella giusta situazione.

Questa serie di potenziamenti diventeranno presto a dir poco fondamentali, dato che le sfide più avanzate andranno a proporre un livello di difficoltà davvero elevato, dove ogni minimo errore (anche da parte di un singolo giocatore) può causare il Game Over: per quanto assurdo possa sembrare in un gioco come Outlast, anche il sistema di progressione è stato studiato con estrema precisione, e riporta in pari gli equilibri di sfide che sembravano inizialmente impossibili.

Questo sistema aumenta vertiginosamente la rigiocabilità, che vi porterà a sua volta a padroneggiare ogni strumento e a imparare ogni segreto di design del gioco: dall’altro lato, molti potrebbero non apprezzare l’idea di ripetere più volte sempre le stesse attività (cosa che risulta effettivamente del tutto atipica per un videogioco horror), portandoli a voler completare solo una volta i test principali per poi abbandonare il gioco.

In caso contrario, vi verrà sempre più voglia di buttarvi a capofitto all’interno delle prove, superando sfide più ardue e aiutando altri giocatori per ottenere sempre più esperienza e valutazioni positive fino all’ottenimento della tanto agognata libertà.

Ogni cosa al suo posto!

A tal proposito, per quanto sia possibile giocare anche in singolo, l’insieme delle possibilità offerte dalla cooperazione/coordinazione tra più giocatori risulta talmente ampia, divertente e funzionale che sarete sempre incentivati a giocare in compagnia, anche con giocatori sconosciuti (tramite matchmaking), a usare la chat vocale e perché no a stringere persino qualche amicizia.

Quindi anche in termini di accessibilità, The Outlast Trials risulta ben curato: dai menù alla gestione dei gruppi, dal sistema di ping/comunicazione con i propri compagni ai comandi di controllo/HUD, ogni funzione riesce a essere comoda, immediata e intuitiva.

Discorso simile va fatto per la componente sistemistica del gioco, che non mi ha mai fatto incappare in crash delle lobby, fenomeni di desincronizzazione o problemi generali di lag: persino l’ottimizzazione del software ci ha stupito, proponendo un colpo d’occhio generale con i fiocchi e riuscendo a rimanere ben stabile il framerate praticamente sempre, anche nelle fasi più concitate.

L’unica lungaggine un po’ fastidiosa riguarda i caricamenti, che uniti a una quantità non indifferente di altri intermezzi e momenti di attesa tendono a diluire l’immediatezza complessiva dell’esperienza: considerando però che si tratta della versione early access di un titolo indie, il lavoro svolto dagli sviluppatori è indubbiamente da elogiare.

Si tratta di uno dei casi nel quale i rinvii vari sono stati davvero funzionali alla pubblicazione di un prodotto di qualità, cosa tutt’altro che scontata al giorno d’oggi.

Conclusioni

Se qualche anno fa mi avessero chiesto come mi sarei immaginato il game as a service di un Outlast cooperativo mai e poi mai avrei potuto prevedere che sarebbe uscito così bene: il ciclo di gameplay proposto da The Outlast Trials riesce a essere impegnativo e punitivo ma anche funzionale e divertente, che stimola il senso di adattamento e improvvisazione, e incentiva la comunicazione/coordinazione tra i giocatori.

Ogni meccanica, elemento ludico e interazione ambientale si integra alla perfezione in quella che è una formula di gioco concettualmente semplice ma decisamente elaborata all’atto pratico: a completare il quadro ci pensa un design delle mappe semplicemente clamoroso (sia dal punto di vista strutturale che artistico), un sistema di progressione e un livello di difficoltà che crescono di pari passo con l’acquisizione di esperienza del giocatore, in un equilibrato schema di problemi che si pongono e di soluzioni da trovare.

Dall’altro lato questo gigantesco salto creativo e ludico rende il primissimo impatto con l’esperienza a dir poco confusionaria e spiazzante, e potrebbe scoraggiare i giocatori meno pazienti: inoltre, la sua struttura alquanto atipica per il genere rischia di non incontrare il favore di una grande fetta di giocatori, specialmente dei fan delle campagne più classiche e lineari.

Ma tralasciando i gusti personali, sono convinto che il genere degli horror ma in generale il mondo dei videogiochi abbia bisogno di opere del genere, nel quale si riesce a percepire talento, creatività e idee chiare da parte degli sviluppatori: nonostante abbia terminato da poco questa avventura, già non vedo l’ora di vedere quali nuovi pazzi test verranno introdotti in futuro, con l’intenzione di tornare nei laboratori Murkoff e proseguire la terapia.

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Mattia Mariano

Salve a tutti, sono Mattia, e da circa 18 anni ho un'intesa passione per il mondo dei videogiochi, e con essa mi porto dietro una forte propensione alla discussione e al dialogo il più discorsivo possibile riguardo questa incredibile arte.

Pubblicato da
Mattia Mariano
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