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Everything Everywhere All At Once recensione: l’importanza di apprezzare ciò che si ha

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Everything Everywhere All At Once recensione: l'importanza di apprezzare ciò che si ha 1

Everything Everywhere All At Once

9.4

SCRITTURA

9.0/10

REGIA

9.5/10

COMPARTO TECNICO

9.0/10

DIREZIONE ARTISTICA

9.5/10

CAST

10.0/10

Pros

  • Idea originale e innovativa per il genere del family drama
  • Scene d'azione che si mischiano bene con la trama
  • Spassoso e demenziale, ma allo stesso tempo serio e commovente
  • Cast d'eccezione

La solita storia dei multiversi?

A volte capita che Hollywood vengano rilasciati due tipi di film tematicamente simili fra di loro nello stesso anno a distanza anche di pochi mesi: successe per Z la Formica e A Bug’s Life, con Armageddon e Deep Impact oppure, in tempi più recenti, con White House Down e Attacco al Potere. Tale tradizione sembrerebbe continuare anche nel 2022 con uno degli ultimi successi del Marvel Cinematic Universe Dottor Strange nel Multiverso della Follia (qui la nostra recensione) e l’ultimo film della casa di distribuzione di cinema indipendente A24, ovvero Everything Everywhere All At Once, che se in Italia è uscito solo di recente, negli States, invece, quasi in concomitanza col film dello Stregone Supremo

In ciascuna delle due pellicole persiste una trama incentrata sugli universi paralleli in conflitto fra loro, un comparto scenografico innovativo e strabiliante e un personaggio protagonista costretto ad interagire con differenti versioni di sé stesso, in un universo, o meglio un multiverso, caotico e incomprensibile a cui solo il potere dell’amore e dello spirito di sacrificio riescono a trovare un senso… questo almeno se ci limitiamo all’apparenza.

Malgrado la somiglianza, si consiglia di non farsi ingannare dalla sensazione del “già visto” e di vivere in prima persona l’esperienza visiva che è Everything Everywhere All At Once in quanto, a nostro avviso, il capolavoro di Daniel Kwan è una delle più creative follie della settima arte, capace di meravigliare il pubblico con una storia di per sé strampalata  ma allo stesso tempo di grande impatto emotivo, che è capace di offrire spunti di riflessione non affatto banali. Il regista riesce infatti ad amalgamare i tratti più assurdi della trama con la quotidianità di tutti i giorni, rivoluzionando a tutti gli effetti il genere del drama familiare, allo stesso modo in cui Robert Eggers ha innovato il dramma storico con il suo The Northman.

Everything Everywhere all At Once - Film (2022) - MYmovies.it

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Un viaggio alla ricerca di sé stessi

Everything Everywhere all At Once si concentra sulle vicende di Evelyn (Michelle Yeoh), una donna cinese di mezz’età proprietaria di una lavanderia che in giovane età decide di emigrare negli Stati Uniti, ma come si può notare dalla prima scena, le cose non sono andate come lei sperava: intrappolata in una vita piena di impegni lavorativi ma senza sbocchi, la sua attività finanziaria è ormai sull’orlo del fallimento e ad appesantire di più i suoi fardelli concorrono l’amorevole, ma stravagante e incompetente, marito Waymond (Jonathan Ke Quang) e il severo padre Gong Gong (James Hong) la cui assillante presenza stressa Evelyn e la fa distanziare sempre di più dalla figlia adolescente Joy (Stephanie Hsu), la quale si sente incompresa dalla madre e insicura nel voler dichiarare la sua relazione omosessuale alla famiglia. A peggiorare la situazione, la lavanderia è sotto stretto controllo dall’agenzia delle tasse, per cui la famiglia deve presenziare ad un importante incontro con una severa ispettrice (Jamie Lee Curtis) per decidere le sorti della loro principale fonte di reddito. 

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Realtà parallele e kung fu

Da come descritto, Everything Everywhere All At Once sembrerebbe avere gli elementi che caratterizzano il più classico dei family drama (il dramma intergenerazionale, un’attività commerciale in fallimento, un matrimonio in crisi e un protagonista che rimpiange le sue scelte passate) ma ecco che dal nulla il patetico Waymond si trasforma sotto gli occhi increduli della moglie in un agente segreto multidimensionale esperto di arti marziali, che mette al corrente Evelyn della possibilità di più realtà parallele.

A quanto pare, esistono infiniti universi creati attraverso le scelte che ognuno fa nella vita, e in uno di questi, l’Alphaverso, una versione di Evelyn è riuscita a trovare il modo di interagire con questi varchi spazio temporali, attraverso il cosiddetto “salto-verso”, che dà modo alle persone della sua realtà di accedere ai ricordi e alle abilità, o addirittura di controllare fisicamente, delle differenti versioni di loro stessi. Ma una pericolosa entità, Jobu Tupaki, sta mettendo in pericolo il multiverso, in quanto, oltre a continuare incessantemente a dare la caccia alle varie versioni di Evelyn, distruggendo tutto ciò che incontra nel suo cammino, ha creato il “grande bagel”, una sorta di gigantesco buco nero che potrebbe distruggere tutto il creato.

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Siccome questa Evelyn è la versione che più di tutte ha incontrato le peggiori difficoltà nella sua vita per via delle scelte che ha fatto, “Alpha Waymond” è sicuro che solo lei ha il potenziale per poter finalmente fermare Jobu Tupaki.
Con la tecnologia dell’Alphaverso Evelyn ha modo di sperimentare le abilità di altre Evelyn, acquisendo ad esempio doti di artista marziale da una Evelyn
maestra di Kung Fu, oppure un’elevata capacità di respiro da una Evelyn cantante d’opera e così via.

In questo modo però, Evelyn ha anche la possibilità di vedere come la sua vita sarebbe cambiata se avesse scelto un percorso differente o avesse avuto altre opportunità, e maggiore è il numero di realtà alternative che sperimenta, maggiore è il senso di sfiducia nella sua vita e nel suo matrimonio, al punto da chiedersi ad un certo punto se ha effettivamente senso fermare la fine del multiverso per poi tornare alla sua insoddisfacente realtà e di lasciare perdere tutto quello che ha per assistere alla fine dell’esistenza.

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Everything Everywhere All At Once non è il solito family drama

Quello che quindi può sembrare la più ridicola storia nonsense di stampo fantascientifico, sotto le sapienti mani del regista di Swiss Army Man diventa invece un racconto altamente incentrato sulla psicologia dei personaggi che ne fanno parte, prendendo le stravaganti e assurde realtà parallele che si manifestano durante tutta la durata del film come delle metafore per descrivere le loro complesse caratterizzazioni.

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Il severo e autoritario padre di Evelyn, che nasconde la sua mania del controllo le sue vedute ristrette della società contemporanea nel suo essere iperprotettivo nei confronti della figlia, l’adolescente Joy confusa e nichilista che deve affrontare un mondo di infinite possibilità senza avere nessun apparente scopo, oppure la coppia di sposi composta da Evelyn e Waymond che si chiede se ormai stanno insieme per abitudine o per semplice convenienza, vengono quindi rappresentati come figure retoriche  o caricature di loro stessi che Evelyn incontra nel suo viaggio multidimensionale, dove pure lei in questa fitta trama di realtà parallele interpreta il ruolo della donna infelice delle scelte passate e rassegnata a una vita mediocre.

Interessante notare come per una volta l’effettivo protagonista, invece che un giovane ribelle e scapestrato che deve intraprendere un viaggio di formazione per realizzare sé stesso, sia un personaggio maturo e avanti con l’età, completamente rassegnato dalla vita che sta vivendo e schiacciato dalle conseguenze delle scelte che ha fatto.
Michelle Yeoh, l’interprete di
Evelyn, ha dichiarato in successive interviste quanto abbia dato anima e corpo, in un personaggio che stando alle sue dichiarazioni, si può definire, quasi a livello metanarrativo, una sua versione alternativa.

Nonostante l’età avanzata, l’attrice riesce efficacemente ad intrattenere ed empatizzare, stupendo con elaborate sequenze di lotta che richiamano il genere wuxia con cui ha formato la sua carriera attoriale, ed emozionando gli spettatori con sentiti scambi di battute con i personaggi con cui condivide lo schermo.
Particolarmente apprezzabile è anche la performance di Jonathan Ke Wuang, altra vecchia guardia presente nel cast di Everything Everywhere All At Once, il quale potrebbe essere forse ricordato (da pochi) solo per i suoi ruoli da bambino in Indiana Jones e in I Goonies in quanto per più di una generazione è stato lontano dai riflettori, ma la cui bravura, unita alla sua genuinità e carisma, forse fanno risaltare ancora di più il messaggio del film arrivando infatti da un attore sconosciuto ormai invecchiato.

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In conclusione: Everything Everywhere All At Once è un meraviglioso delirio

Sono molte le idee e gli spunti di riflessione che scaturiscono da Everything Everywhere All At Once: il confronto generazionale, la tensione nel rapporto tra genitori e figli, i dubbi e i risentimenti del matrimonio, i rimpianti delle mancate opportunità e soprattutto la realizzazione che le vite che stiamo vivendo, con tutti gli sbagli e le delusioni, sono sempre e comunque i nostri tesori che dobbiamo apprezzare finché avremo il tempo di farlo perché si sa, niente è per sempre

Everything Everywhere all at once è un inno alla vita e un fantastico film che riesce a utilizzare tutti gli elementi che caratterizzano questo mezzo visivo, riuscendo a essere folle, scalmanato, commovente, creativo e stimolante, tutto insieme e nello stesso tempo.
Se questo articolo ha stimolato la vostra curiosità, non perdete tempo e andate a vederlo e abracciate il caos: non ve ne pentirete.

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