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Salad Fingers – Glass Brother: trama e commento dell’attesissimo episodio 11

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Glass Brother è il titolo dell’undicesimo episodio della serie Salad Fingers creata da David Firth nel 2004 ed interrotta nel 2013. O almeno, così sembrava.

Il creatore aveva infatti creato un profilo Patreon per finanziare il suo ambizioso progetto: creare un nuovo episodio di quella serie che aveva sconvolto negli anni duemila decine di milioni di spettatori.

Ma proprio il 30 gennaio 2019, finalmente l’attesissima uscita, e il corto non delude di certo le aspettative. Con una durata di 15 minuti (contro i 6 massimi dei precedenti), anche stavolta il caro Firth sembra aver colto in pieno lo spirito malato della sua creatura dalle articolazioni verdognole, nonostante la lunga assenza.

La trama nel dettaglio

Salad Fingers è fuori casa, e tiene tra le mani un piccolo specchio, iniziando un dialogo col suo riflesso come se si trattasse di un vero e proprio interlocutore.

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Gli presenta così i suoi amici pupazzi Hubert Cumberdale, Marjory Stewart-Baxter e Jeremy Fisher. Ma Marjory purtroppo ha i capelli in disordine, e così Salad decide di strapparglieli a morsi, mentre definisce Jeremy il suo preferito tra i tre. Hubert, distrutto da un dolore invisibile agli spettatori, piange creando una pozzanghera a terra, ma Salad è pronto a curarlo.

Tornato dentro, inizia a cucire su Hubert dei lembi di pelle, fino a ricoprirlo del tutto, rendendolo simile ad uno strano feto deforme. Creatura ripugnante, ma non per il protagonista, che invece inizia a ricoprirlo di complimenti (sugar cheeks, thunder thighs).

Ora Hubert è perfetto, un bambino vero (an improved Hubert Cumberdale, the real boy). Il mostriciattolo inizia a parlare, dicendo di essere intenzionato a ballare. Salad è commosso a tal punto da stringerlo forte, arrivando quasi a strozzarlo.

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Felicissimo per la propria maternità, Salad va in camera sua per scegliergli dei vestiti, ma dal grande specchio della stanza vede quella che sembrerebbe essere sua madre, un mostro molto simile a lui ma dalle dita molto più lunghe ed affusolate. La donna lo rimprovera aspramente (stupid boy), e gli chiede di portarle una ciotola di porridge. Il figlio accondiscende e va a prepararglielo.

Quando fa per porgerglielo dallo specchio però, il suo riflesso glielo impedisce, causando ulteriore ira della madre (you’re only a lonely reflection). La scena si capovolge: vediamo la madre e un secondo Salad Fingers parlare al primo, come se i due mondi fossero coesistenti e attraversabili solo dallo specchio stesso. Da qui il glass brother.

Il fratello insulta a sua volta il protagonista, definendolo solo un “dita di ragno schifoso” (those cocky spiders hands), per Salad il peggior insulto possibile. Ma Salad non si abbatte. Esce di casa assieme a Hubert, avvicinandosi alla pozzanghera che aveva creato lui poco prima dalle sue lacrime. E’ una seconda entrata, spiega lui stesso al pupazzetto di carne.

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Prova ad entrarvi dentro, ma non riesce, perché è il fratello stesso a non permetterglielo. Minaccia così la pozzanghera di uno stern rasping, ripetendo più volete la parola rasp. Affranto, torna a casa, decidendo di cucinare.

Tenendo in mano lo specchio della scena iniziale, prepara una ricetta seguendo passo passo le parole della madre, compreso un ingrediente (huckleberry leaf) che la donna sa bene avrebbe dato il mal di stomaco (tummybox) al protagonista. Dopo ulteriori insulti e minacce, il figlio mangia esitante la zuppa, ma causandogli in questo modo un vomito sul pavimento. The real boy si offre di pulire, facendo intenerire anche il gemello malvagio dallo specchio.

Salad decide così di presentarglielo orgoglioso, ma il fratello rapisce il povero Hubert tirandolo a sé nel proprio mondo. La madre intanto si congratula, dicendo che sarà perfetto come carbone. Salad corre fuori per poter attraversare la pozzanghera e salvare la sua creatura mentre la sua nemesi dorme.

Svegliatosi però, il gemello dirigna i denti simili a vermi e viti con fare minaccioso, mentre la madre ridendo distrugge lo specchio che avrebbe riportato a casa Salad. I due intanto sono colti da scatti e movimenti sconnessi.

Ma il nostro protagonista è furbo, e sceglie di attraversare la pozza di vomito per tornare indietro con Hubert, facendo poi a pezzi anche lui lo specchio nella sua realtà per imprigionare la sua famiglia per sempre. Per esserne totalmente certo, quasi polverizza i pezzi di vetro, lasciando poi scorrere la testa di Hubert contro di essi per poterla leccare con gusto.

L’episodio si conclude con Salad che tiene tra le dita un ultimo pezzo, da cui provengono ancora le grida della madre. Ne copre il riflesso col proprio sangue, e chiude il frammento in una scatola.

Commento e possibile interpretazione

L’episodio è un inquietante mix tra Pinocchio ed Attraverso lo specchio e quel che Alice vi trovò.

Il caro Hubert rappresenta il bambino vero, la marionetta ora finalmente composta di carne ed ossa: più carne che ossa, in effetti. Ora ha una voce (nonostante l’avessimo già sentita in un episodio come urlo agghiacciante), e quasi perfino una personalità.

Salad è invece un tenero Geppetto, che ama e protegge la sua creatura anche a costo della propria vita. Ma chi in effetti subisce l’intera avventura resta comunque il protagonista, mentre Hubert fa da semplice aiutante, anche piuttosto passivo, ma pur sempre una figura positiva.

Il gemello cattivo sembra quasi un Lucignolo, ovverosia rappresenta tutti i tratti caratteriali che essenzialmente Salad ha cercato di reprimere in se stesso. Vorrebbe trascinarlo nel proprio mondo dei balocchi, nonostante la presenza inquietante della madre.

In effetti proprio il ruolo della madre potrebbe essere l’unico davvero crudele della storia: sminuisce il figlio, lo minaccia e sfrutta a proprio piacimento. Eppure, senza la sua zuppa, Salad non avrebbe mai vomitato, e quindi non sarebbe mai riuscito a tornare a casa diversamente.

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E’ ripreso invece Lewis Carrol nel concetto dello specchio, ma anche della follia più totale ed insensata. Si cita perfino quello che potrebbe essere Satana ad un certo punto, la Bestia (he was raised under the Beast’s sun). Come capita il più delle volte in questa miniserie però, è davvero difficile comprendere fino in fondo ogni singola parola degli assurdi dialoghi, in effetti un po’ come anche in Alice, seppur comunque alla lontana.

La struttura dell’episodio è sicuramente tra le più complicate in assoluto della serie, dove ogni dettaglio porta ad una conseguenza che verrà mostrata solo successivamente. Nulla è lasciato al caso. Espediente utilizzato anche altre volte nella serie, ma non così accuratamente.

Infatti, all’inizio del corto mai potremmo immaginare che il riflesso a cui si rivolge il protagonista sia in effetti proveniente da un mondo parallelo, ipotizzando piuttosto che sia semplicemente Salad che parla da solo, o meglio, con i suoi amici.

Ma ovviamente, il tutto non esclude che l’episodio sia stato l’ennesimo viaggio (o meglio, gita) nella mente malatissima del nostro mostro preferito, e che Firth si sia ancora una volta superato.

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Cosplayer per diletto, per lei Dante è sia il poeta stilnovista che il cacciatore di demoni per eccellenza. "I demoni non piangono mai" è vero, ma davanti al film, alla serie tv, al videogioco, al fumetto, o al libro giusto diventa una fontana, e prova anche a recensirli di tanto in tanto.

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