Social

Cinema&Tv

Bullismo e manosfera: the dark side of Adolescence

Pubblicato

il

Adolescence

Il 2025 è stato senz’altro un’ottima annata per Netflix. La serie tv di punta della piattaforma si è da poco conclusa e mentre gli spettatori commentano le sorti del loro gruppo di adolescenti preferito, non bisogna dimenticare che quest’anno Netflix ha dato alla luce un altro acclamatissimo prodotto che ha come tematiche principali adolescenti e paura, ma dove non ci sono tracce di fantascienza, solo la nuda e cruda realtà

Il 13 marzo 2025 è uscita una miniserie televisiva che ha fatto molto discutere, sia per i temi trattati che per l’estrema bravura dei componenti del giovane cast, Adolescence: quattro densissimi episodi che si svolgono in un unico piano sequenza, attraverso l’utilizzo di una tecnica utilizzata nientepocodimeno che da Alfred Hitchcock ma anche, in tempi più recenti, dal nostro Alberto Angela in una puntata di Meraviglie. L’uso di questo stratagemma contribuisce a rendere l’esperienza dello spettatore più fluida ed immersiva. Non a caso Adolescence si presta molto al binge watching, nonostante i temi affrontati arrivino come una raffica di pugni nello stomaco che fanno il loro effetto non appena giunti all’epilogo.

Bullismo e manosfera: the dark side of Adolescence 1

Adolescence

Jamie, magistralmente interpretato dalla sorprendente rivelazione Owen Cooper, è un giovane studente dello Yorkshire accusato di aver ucciso una compagna di scuola. La prima puntata si apre con l’irruzione delle forze dell’ordine in casa Miller, dove nelle prime ore del mattino il tredicenne viene scaraventato giù dal letto e catturato di fronte a degli attoniti padre (Stephen Graham, anche co-ideatore e co-sceneggiatore della serie), madre e sorella maggiore. 

Il ragazzo, che insistentemente si dichiara estraneo ai fatti, viene condotto al commissariato di polizia dove sceglie di farsi seguire da suo padre come garante per tutto il booking process e l’interrogatorio. Già dalla prima puntata iniziano ad emergere i primi scottanti temi dello show, legati alla reazione della famiglia di fronte alla possibilità di un crimine commesso dal figlio: in particolar modo viene messa in risalto la figura di un padre emotivamente impreparato che cerca di gestire in qualche modo una situazione paradossale apparendo completamente sotto shock ed incapace di rassicurare il proprio figlio. 

Bullismo e manosfera: the dark side of Adolescence 2

Nel corso delle puntate successive la serie diventa sempre più disturbante poiché il baricentro si sposta dal commissariato al complesso mondo degli adolescenti e delle identità digitali.

Il secondo episodio sposta l’attenzione dalla dimensione strettamente procedurale dell’arresto alla scuola, che appare come un vero e proprio ecosistema sociale in cui le dinamiche tra adolescenti rivelano tensioni sottili, forme di complicità silenziosa e una diffusa difficoltà a nominare apertamente ciò che è accaduto.

La scuola non viene rappresentata come un semplice luogo neutro in cui i fatti vengono ricostruiti, ma come uno spazio in cui il gruppo dei ragazzi esercita una pressione costante sui singoli, spingendoli a proteggere l’immagine collettiva anche a costo di distorcere o tacere parti di verità. In questo contesto emerge con forza la distanza tra il mondo degli adulti (investigatori, insegnanti, figure istituzionalie quello degli studenti, che comunicano attraverso un linguaggio che le generazioni precedenti non si sforzano neanche di tradurre.

La puntata mette in luce un clima di cinismo emotivo e di apparente indifferenza che vengono presentate come una forma di autodifesa condivisa, una corazza necessaria per sopravvivere a un ambiente competitivo e giudicante. Quello che emerge è l’idea che la tragedia non nasca nel gesto isolato di un singolo, ma si sviluppi all’interno di un sistema di rapporti in cui responsabilità, paura, vergogna e appartenenza si intrecciano: gli adolescenti non sono colpevoli in blocco, ma nemmeno del tutto innocenti, e la serie suggerisce che una comunità costituita per lo più da adolescenti spaesati e adulti distratti abbia avuto un ruolo nel rendere possibile ciò che è accaduto, pur senza dichiararlo apertamente.

Bullismo e manosfera: the dark side of Adolescence 3

La terza puntata di Adolescence si apre con il colloquio tra Jamie e la psicologa Briony Ariston, che fa visita al centro d’istruzione sicuro di Standling, una struttura psichiatrica minorile in cui Jamie è rinchiuso in attesa del processo, dovendone preparare un profilo dettagliato sulla salute mentale: questo momento, più che come valutazione clinica, viene utilizzato come lenta immersione nell’universo interiore del ragazzo.

Attraverso esitazioni, risposte spezzate e improvvisi silenzi, emergono frammenti del suo rapporto con sé stesso e con gli altri, soprattutto con le ragazze. È durante questo dialogo che si fa più chiaro quanto Jamie fatichi a nominare le proprie emozioni: il desiderio, la vergogna, il senso di esclusione e la rabbia si intrecciano in modo indistinto, e la sua identità sembra costruirsi più attraverso le narrazioni che assorbe dall’esterno che attraverso un’elaborazione personale.

Quello che colpisce non è una confessione esplicita, ma la progressiva rivelazione di un mondo di riferimenti culturali e digitali che la psicologa (e gli adulti in generale) riescono solo in parte a decifrare. Gli adulti continuano ad associare i comportamenti di Jamie al contesto familiare e sociale, ma ciò che emerge è che una parte decisiva della sua formazione emotiva e identitaria avviene altrove, in un ambiente digitale che loro non conoscono, non frequentano, e che tendono a ridurre a semplice “influenza negativa”.

La puntata, la più impattante della serie dal punto di vista emotivo, suggerisce invece che quel mondo non è periferico: è centrale e quotidiano. In questo contesto entra implicitamente in scena, anche solo come riferimento culturale, la figura di Andrew Tate, non tanto come personaggio da imitare, ma come icona di una maschilità semplificata e assertiva che circola sui social in forma di clip, slogan, frasi decontestualizzate. Per Jamie e per altri ragazzi come lui, queste figure diventano punti di orientamento emotivo: offrono una narrativa chiara, netta, in cui la frustrazione, il senso di rifiuto e l’insicurezza vengono trasformati in discorso di rivalsa e in visione competitiva dei rapporti con le ragazze.  

Bullismo e manosfera: the dark side of Adolescence 4

L’incontro con la psicologa si trasforma gradualmente in un vera e propria indagine psicologica, in cui emergono zone oscure del vissuto emotivo di Jamie. Attraverso piccoli dettagli, esitazioni e improvvisi cambiamenti di tono, il tredicenne racconta il rapporto con la ragazza che è stata uccisa e soprattutto l’episodio in cui, dopo che una foto umiliante di lei era stata diffusa tra i compagni, lui le aveva chiesto di uscire.

È in questo racconto che la puntata raggiunge uno dei suoi punti più inquietanti: Jamie ammette di aver pensato che quello fosse “il momento giusto”, perché per la prima volta si sente superiore alla ragazza che in precedenza lo aveva deriso e umiliato. Nel momento in cui la reputazione di lei crolla, lui si sente per la prima volta in vantaggio, quasi legittimato a chiedere qualcosa che prima gli era stato negato.

Non è una richiesta fatta per empatia o vicinanza, ma perché la percepisce in uno stato di inferiorità rispetto a lui (e quindi più “disponibile”). La serie mette in evidenza in modo lucidissimo questo ribaltamento di potere: ciò che per gli adulti potrebbe sembrare un gesto di avvicinamento o consolazione, per Jamie è invece una rivincita silenziosa, una forma di risarcimento psicologico per le umiliazioni subìte.

Nella sua logica, la recente sofferenza della ragazza finisce per trasformarsi in una condizione che, quasi automaticamente, dovrebbe renderla più incline a dire sì. È come se, in quel momento, lui avesse percepito il consenso come qualcosa di dovuto, come il segno di un equilibrio finalmente ristabilito a suo favore. La puntata non giudica apertamente Jamie, ma rende evidente quanto questo modo di pensare sia intriso di una visione gerarchica delle relazioni, in cui la debolezza dell’altro diventa una finestra di opportunità.

Ed è proprio durante questo racconto che il divario tra Jamie e la psicologa si fa più netto. Lei prova a interpretare le sue parole attraverso il linguaggio dell’ascolto e della comprensione, ma progressivamente appare spiazzata: sotto la superficie composta del ragazzo affiora una rabbia trattenuta, un senso di rancore che non si è mai davvero dissolto. Non assistiamo all’ammissione diretta di un gesto, ma ad un discorso che presenta una densità emotiva spiazzante, tanto da scuotere e terrorizzare la stessa psicologa.

Bullismo e manosfera: the dark side of Adolescence 5

La serie, che si chiude con un triste ma prevedibile epilogo, suscita nello spettatore riflessioni contrastanti: Jamie appare dapprima come vittima della “reginetta della scuola”, che si prende gioco di lui dandogli dell’incel e del redpillato. Tuttavia, man mano che la narrazione procede, emergono tematiche più complesse e il bullismo smette di essere il nucleo centrale della storia per lasciare spazio a questioni psicologiche e sociali più profonde. Briony, attraverso domande mirate, fa emergere il lato oscuro di Jamie: un ragazzo le cui insicurezze sono state amplificate dal contesto circostante, che non è riuscito a sfuggire allo sconforto trasformandosi egli stesso in un violento. 

La serie lascia così emergere che la violenza di Jamie non nasce dal nulla, ma si inserisce dentro un immaginario culturale più ampio, che ha posto le basi per la creazione di una comunità virtuale parallela, la manosfera (man + blogosphera), un gruppo eterogeneo che include anche i cosiddetti incel, involuntary celibate.

Questo universo di community online, frequentato soprattutto da adolescenti e giovani uomini in cerca di riconoscimento, costruisce una narrativa del maschile come identità ferita e marginalizzata, che vive il rifiuto e la delusione come un’ingiustizia subìta. È in questi spazi digitali che insicurezza e frustrazione vengono trasformati in ideologia: il dolore personale diventa risentimento condiviso, e il bisogno di appartenenza si salda con retoriche di dominio sulle donne, sfociando in vera e propria misoginia.

Jamie sembra muoversi proprio dentro questa logica: non è soltanto un ragazzo ferito, ma qualcuno che (anche senza piena consapevolezza) interpreta la propria sofferenza attraverso schemi narrativi che autorizzano la rivalsa

La serie infatti non assolve Jamie, ma mostra come questo immaginario, fatto di solitudini maschili non ascoltate, adulti incapaci di leggere i segnali e comunità online che legittimano il risentimento, contribuisca a spostare la sua rabbia dall’interno verso l’esterno. E proprio in questa tensione tra fragilità e dominio si colloca la sua deriva finale.

Bullismo e manosfera: the dark side of Adolescence 6

La Rappresentazione del Bullismo: Il Ragazzo dai Pantaloni Rosa

Se l’epilogo di Adolescence mette in evidenza la trasformazione della vittima in carnefice, costringendo lo spettatore, di fronte ad una reazione paradossale sfociata in un atto malvagio, a spostare lo sguardo, le esperienze personali ed il mondo circostante suggeriscono quanto queste non siano le uniche dinamiche possibili. Molto spesso, infatti, da episodi di bullismo non consegue un ribaltamento di ruoli, bensì un triste epilogo che coinvolge esclusivamente coloro che vengono emarginati. 

Un esempio lampante in questo senso è il film Il ragazzo dai pantaloni rosa, diretto da Margherita Ferri e uscito nelle sale italiane il 7 novembre 2024 e presente anche su Netflix dal 19 marzo 2025. Il film è tratto dal libro autobiografico di Teresa Manes, che racconta la vera storia del figlio Andrea Spezzacatena, un ragazzo di 15 anni vittima di bullismo e cyberbullismo che nel 2012 si tolse la vita a causa delle persecuzioni subite dai compagni di scuola. 

Questa pellicola, così come la storia di Andrea, interpretato dal giovanissimo Samuele Carrino, ci offre una rappresentazione potente per riflettere su come il bullismo non sia un fenomeno isolato o episodico, ma un problema radicato e multifattoriale: non deriva soltanto dalla cattiveria individuale di chi prende in giro o esclude, ma è spesso alimentato da contesti sociali, dinamiche di gruppo e da una cultura che non sa (o non vuole) intervenire davvero sulle cause profonde.

In altri termini, il bullismo può essere visto come una sorta di cancro” della società: una forma di prevaricazione che si insinua, cresce e causa danni profondi non perché sia inevitabile, ma perché i fattori che lo scatenano (mancanza di empatia, ignoranza emotiva, accettazione passiva della violenza verbale e digitale) sono ancora poco compresi e difficili da affrontare alla radice.

Bullismo e manosfera: the dark side of Adolescence 7

In Il ragazzo dai pantaloni rosa, la derisione nei confronti di Andrea, un ragazzino brillante schiacciato dagli atteggiamenti persecutori dei compagni di scuola, viene amplificata dalla condivisione e dalla viralità delle offese riportate sui social, creando un circolo di emarginazione e dolore che non resta più confinato all’interno della scuola o di un gruppo ristretto di persone, ma si insinua persino negli spazi che offrono rifugio e sicurezza. La cattiveria appare così più evoluta, avendo assunto forme più subdole e pervasive.

Anche qui emerge uno dei nodi cruciali che avevamo presentato anche parlando di Adolescence: il divario generazionale. Genitori e insegnanti, pur animati dalle migliori intenzioni, spesso non conoscono il linguaggio dei social né le dinamiche delle community online. Non sanno bene come funzionano queste modalità di interazione e faticano così a percepire la profondità del disagio. 

Ed è proprio per colmare questa frattura che il percorso successivo alla tragedia assume un valore simbolico e umano potentissimo. La madre di Andrea, una volta scoperto ciò che il figlio aveva davvero subito, sceglie di trasformare il suo dolore in impegno: entra nelle scuole, incontra studenti, docenti e genitori, racconta la storia del figlio e invita a guardare oltre ciò che si vede in superficie. Il suo lavoro di sensibilizzazione diventa un atto di resistenza e di cura collettiva, un modo per dare voce a chi non l’ha avuta in tempo ed educare all’empatia per far sì che certi atteggiamenti vengano contrastati in tempo.  

SCOPRI CHI HA SCRITTO QUESTO ARTICOLO!

Bullismo e manosfera: the dark side of Adolescence 8

Stem girl made in Sicily classe '93 con la passione per libri e storie in generale. Leggo, scrivo e disegno nella mia pagina Instagram copertine_su_tela

Seguici su tutti i nostri social!
Advertisement
Commenta
Sottoscrivimi agli aggiornamenti
Notificami
guest
0 Commenti
Più vecchi
Più nuovi Più votati
Inline Feedbacks
Vedi tutti i commenti

Popolari