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Percy Jackson e gli Dei dell’Olimpo, la recensione: adattamento che (quasi) riesce nell’impresa

Percy Jackson e gli Dei dell’Olimpo è una delle serie fantasy Disney+ di punta di quest’inverno 2023. Adattamento del primo romanzo della fortunata serie di Rick Riordan, prima della cosiddetta Saga del Campo Mezzosangue, rappresenta il secondo tentativo di trasporre tale romanzo.

Il primo, datato nel 2010 a opera di Chris Columbus, ottenne sufficiente consenso dal lato economico (ma non critico) per adattare anche il secondo libro. Quando, a quel punto, il film fu un insuccesso anche al box office, la saga cinematografica terminò.

Questo secondo tentativo pare partire con le migliori intenzioni: a supervisionarne lo sviluppo vi è infatti lo stesso Rick Riordan, non più intenzionato a veder stravolgere i suoi personaggi e la sua storia. Com’è successo con The Sandman, dovremmo aver capito ormai che se un adattamento vuole risultare quantomeno distinto, dovrebbe trovare la partecipazione dell’autore dell’opera originale. Ma questa serie è la dimostrazione che la regola è una costante o un’eccezione? Forse tutt’e due.

Percy Jackson e gli Dei dell’Olimpo: eroi, mostri e avventura!

Il dodicenne newyiorchese Percy Jackson vive una vita difficile. Non solo a causa della sua dislessia, la sua iperattività e il suo deficit di attenzione, ma anche perché sembra che l’intero mondo voglia metterlo in disparte o fargli del male. La goccia che fa traboccare il vaso è una sua professoressa di matematica che lo aggredisce durante la sua ultima gita scolastica, nelle fattezze di in un mostro orribile.

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A quel punto sua madre Sally e il suo migliore amico Grover Underwood, in realtà un satiro sotto spoglie umane, non possono più celargli la verità: il ragazzo è un Mezzosangue, figlio di un Dio greco, destinato a compiere imprese eroiche sconfiggendo mostri e proteggendo innocenti.

Percy non ha quasi neanche il tempo di adattarsi alla sua nuova vita che riceve subito la sua prima missione: la Folgore di Zeus è stata rubata. Tutti gli indizi portano ad Ade, fratello di Zeus e Dio degli Inferi, che ha anche rapito la madre del nostro protagonista. Egli dunque, aiutato da Grover e da Annabeth, figlia di Atena, intraprende un viaggio per l’America, da New York a Los Angeles. Tra mostri sanguinari, sotterfugi magici, i tre eroi dovranno portare alla luce un complotto di proporzioni epiche che rischia di far sprofondare il mondo nel caos.

Cambiamenti a fin di bene

Dissolviamo immediatamente la foschia che cela il grande segreto: sì, ovviamente ci troviamo davanti ad un adattamento di gran lunga migliore rispetto al lungometraggio del 2010. Non solo grazie al supporto creativo di Rick Riordan, alla presenza di showrunner capaci, ma soprattutto al fatto che il media seriale permette di approfondire i personaggi e soffermarsi sui temi più importanti. Non stiamo parlando solo di fedeltà verso il materiale originale, ma anche di giustificati cambiamenti apportati ad esso per un pubblico di vent’anni dopo la sua pubblicazione.

Rick Riordan sa come parlare ad un pubblico giovane e al passo coi tempi. Per questo non si fa problemi ad ammettere cambiamenti che presentano una visione più “moderna” del primo libro che lo ha portato al successo. Ciò soprattutto riguardo ai personaggi e al loro approfondimento: i protagonisti presentano forse più sfaccettature rispetto a quelli “originali“: se seguiamo il “canone” cartaceo, diversi loro dialoghi o aspetti sarebbero dovute apparire in seguito, principalmente riguardo al rapporto tra i Mezzosangue e i genitori. Invece in questa stagione capiamo già qualcosa sul conflitto tra Annabeth e sua madre, o su Hermes e il peso di non poter stare vicino ai suoi figli.

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Dopo i protagonisti, principale esempio di questo discorso sono i mostri: sin dal primo episodio, come ci viene detto da Sally, “non tutti quelli che sembrano eroi sono eroi e non tutti che sembrano mostri sono mostri”. Quelli che Percy e i suoi amici incontrano nel loro viaggio non sono più esseri sanguinari pronti a uccidere Percy perché nella loro natura o perché sotto gli ordini di qualcuno.

Medusa odia il padre di Percy e la madre di Annabeth per averla ridotta in quello stato, Echidna farebbe di tutto per i suoi cuccioli come la madre di Percy farebbe per lui. Non vengono certamente giustificati per i loro atti, ma si può comprendere il perché lo stiano facendo, rendendoli più profondi.

Un’avventura affrettata

Lungi tuttavia dal dire che ci troviamo di fronte a un risultato perfetto, o quantomeno ottimale. Diversi problemi tecnici e di scrittura permeano quasi tutti gli episodi, e purtroppo aumentano man mano che la storia prosegue.

Non aiuta il fatto che Disney+ abbia venduto i diritti della serie ad emittenti televisive, la qual cosa va a discapito del pacing, rammendato in modo che le sequenze restino tra uno stacco pubblicitario e l’altro, fattore riconoscibile dai numerosi stacchi in nero.

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Se nei primi due “capitoli“, rilasciati insieme sulla piattaforma e che servono ad introdurre trama e personaggi, tale problema è marginale o accettabile, più si va avanti più lo spettatore nota come i luoghi cambino troppo in fretta e i personaggi passino repentinamente da una situazione all’altra senza che ci godiamo l’elemento dell’avventura, una grossa lacuna per un prodotto fantasy. In più, Le scene d’azione presenti, per quanto ben girate e coreografate, non durano il tempo necessario per farci provare tensione per i personaggi.

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L’episodio simbolo di questa fretta nel raccontare i particolari è il penultimo. Senza spoilerare nulla, basti sapere che le parti migliori sono i flashback di Percy bambino. Quando risulta più interessante il passato “realistico” di un personaggio che in quel momento sta viaggiando nel Regno dei Morti, si capisce che la serie sta sbagliando più di una cosa.

Come preparare gli eroi

Notiamo con estremo piacere che i protagonisti sono ben più preparati ad affrontare le avversità rispetto alle loro controparti cartacee: quando s’imbattono in un emporio di statue di Zia Em, sanno bene chi gestisce l’attività, o quantomeno lo comprende Annabeth. Sanno anche che non devono mangiare o bere nulla all’Hotel Lotus o perderanno la memoria. Sanno persino chi gestisce un misterioso e accogliente negozio di letti. Capiamo dunque che al Campo Mezzosangue insegnano davvero qualcosa sulla mitologia greca, oltre al combattimento.

Peccato che tale Campo, così come la maggior parte delle ambientazioni, non venga esplorato a dovere. Non ci viene dato il tempo di assaporare il funzionamento delle Case, le loro differenze e peculiarità, come invece era accaduto nel libro.

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Se pensiamo, per citare nuovamente Chris Columbus, ai primi film di Harry Potter, è impossibile non immergersi nel modo intrigante in cui viene girata Hogwarts. Un’inquadratura dal basso sulle scale a cui piace cambiare, una parola in più sulla particolarità dei Serpeverde… non bastava tanto per farci appassionare ancora di più.

Ma la spiegazione mancante che pesa di più, tuttavia, è il perché gli dei greci si siano trasferiti in America, specificatamente a New York. Questo nel romanzo era un passo importante per comprendere il potere delle Storie, dell’immaginazione umana e di come il punto di vista dell’umanità cambi quando si parla di rappresentazione culturale. Se verrà spiegato nelle prossime stagioni non è chiaro, ma per la filosofia che rappresenta, quasi gaimaniana, è ingiusto non ritrovarla sin da quando Percy mette piede al Campo.

Comparto tecnico

Tolto il montaggio affrettato, su cui ci siamo già soffermati abbastanza, possiamo dire che tutto il resto del comparto tecnico è più che accettabile. Gli effetti speciali sono per la maggior parte ben riusciti, come nel caso della Chimera, seppur altre volte meno, come con le Erinni, fin troppo “finte” nella loro eccessiva computer grafica.

La colonna sonora è buona, soprattutto durante la sigla finale, la quale poteva tranquillamente funzionare come opening. Peccato manchi quel tema che rimanga in testa allo spettatore e gli faccia dire “Ecco, questo è Percy Jackson!“.

I giovani attori riescono ad immergersi benissimo nelle loro parti, primo fra tutti Wakler Scobell come Percy, che imbriglia tutta la “stranezza” e la simpatia del personaggio. Chi la fa da padrone è tuttavia una magnifica Virginia Kull nei panni di Sally Jackson. Dall’inizio della serie fino alla fine, ma soprattutto nei flashback del penultimo episodio, riusciamo a percepire tutto il dolore che ha subito nel crescere un Mezzosangue da sola, senza potergli rivelare la verità.

Impossibile non citare anche Lance Reddick come Zeus, nella sua ultima interpretazione prima della sua prematura dipartita. Seppur appaia per pochi minuti nell’ultimo episodio, innegabili sono il carisma e l’energia che lo caratterizzano.

Il Mare dei Mostri è in arrivo

Peccato non poter parlare meglio di questa prima stagione. Per gli appassionati del genere si prospettava una soddisfazione paragonabile al One Piece di Netflix o ad Invincible, ma non abbiamo ottenuto più di un Good Omens! nella sua seconda stagione, per quanto sia un paragone inusuale: discreto, ma si poteva fare molto meglio.

Una seconda stagione è già stata confermata, fortunatamente o sfortunatamente a seconda di come vogliamo prendere la notizia. Da una parte è un incentivo a Disney+ di migliorare, dall’altro sarà difficile da parte loro risollevarsi, dato che dovranno adattare il libro meno apprezzato dal fandom di Percy Jackson.

In poche parole, come il nostro protagonista Mezzosangue, dopo che Disney+ è tornata sfiancata ma a missione compiuta dalla sua impresa di adattamento, ora dovrà addentrarsi in un oceano insidioso e irto di pericoli, per raggiungere il tanto agognato apprezzamento di lettori da una parte e del medio consumatore dall’altra.

Percy Jackson e gli Dei dell'Olimpo - stagione 1
COMPARTO TECNICO
5.5
CAST
8.5
SCRITTURA
6.5
REGIA
6.5
DIREZIONE ARTISTICA
6
PROS
Apprezzati cambiamenti rispetto al libro per "modernizzare" i personaggi
Colonna sonora adatta al mood, soprattutto nei titoli di coda
Tutti gli attori adatti, spicca Virginia Kull
CONS
Pacing troppo affrettato
Worldbuilding poco approfondito
Scena d'azione frettolose
6.5
VOTO
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Veoneladraal

Fin da bambino sono sempre stato appassionato di due cose: i romanzi fantasy e il cinema, passioni che ho coltivato nel mio percorso universitario, laureandomi al DAMS Crescendo hoi mparato a coltivare gli amori per i videogiochi, i fumetti e ogni altra forma di cultura popolare. Ho scritto per magazine quali Upside Down Magazine e Porto Intergalattico, e ora è il turno di SpaceNerd di sorbirsi la mia persona! Sono un laureato alla facoltà DAMS di Torino, con tesi su American Gods e sono in procinto di perseguire il master in Cinema, Arte e Musica.

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