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Spider-Man Lotus: Il fan film nato dall’odio

D’accordo, ve lo racconto un’ultima volta..

Questa storia che sto per raccontare inizia nel lontano 2019

Era appena uscito nelle sale Spider-Man: Far From Home e, malgrado il successo al botteghino, una grossa fetta del fandom di Spider-Man si era lamentata di quanto fosse distante il Peter Parker del Marvel Cinematic Universe, soprattutto in questo capitolo, rispetto al Peter Parker a cui erano abituati: troppo dipendente dalla tecnologia Stark, alla continua ricerca di approvazione da parte di altri e senza che le sue azioni si ripercuotessero nella sua vita, come lo Spider-Man nei fumetti.

Uno di questi sentenziò che, nonostante fosse soltanto un regista in erba, avrebbe potuto fare meglio di quello che il MCU stava facendo con il suo supereroe preferito, garantendo degli adattamenti più fedeli alle storie del Tessiragnatele e che le sue trasposizioni si sarebbero basate sullo stile della trilogia di Sam Raimi, considerata da molti l’apice della cinematografia supereroistica. Da qui nasce Spider-Man Lotus

L’utente si chiamava Gavin J Konop, e, oltre ad essere un grande fan del personaggio, realizzava anche corti amatoriali su Youtube ed era intenzionato ad intraprendere la carriera di regista una volta finiti gli studi.

In meno di un mese, grazie alle sue promesse su Twitter, riuscì ad accumulare tramite fund raising quasi 100.000 dollari per la produzione del suo vociferato fan film, un lungometraggio che sarebbe stato uno studio psicologico sul personaggio dell’Uomo Ragno nel suo momento peggiore, ovvero subito dopo la morte della sua allora fidanzata, la bionda Gwen Stacy. Le riprese del film potevano finalmente avere inizio.

Le sorprese però non finirono per Gavin. Non solo era riuscito ad accumulare così tanto denaro in poco tempo, ma la notizia di questo fan film arrivò persino a grandi nomi di Hollywood, come Jon Watts, l’allora regista della saga cinematografica a tema Spider-Man dell’ MCU, che approvò il coraggio del progetto dell’ambizioso giovane regista, e addirittura da Andrew Garfield, attore che aveva già interpretato il personaggio nella saga cinematografica Amazing Spider-Man (ma anche in capitoli più recenti, come si vedrà in Spider-Man: No Way Home) il quale si era definito entusiasta del fan film e gli aveva dato il suo benestare, avendo massima fiducia nel progetto.

Con così tanti soldi da gestire, l’appoggio di migliaia di fan e i riconoscimenti di gente di attori e registi di Hollywood, in breve tempo Gavin si montò letteralmente la testa.

Peccati dal passato

Le prime incrinature cominciarono a venire fuori circa un annetto fa, quando un utente sconosciuto, che sembra avesse collaborato direttamente con Gavin come membro della sua troupe, pubblicò su Twitter dei post compromettenti, sia recenti che risalenti anche a cinque anni fa, nel quale si leggevano diverse offese e insulti alla comunità afro americana e messicana da parte sia di Gavin che di Warden Wayne, l’attore principale che interpreta Peter Parker.

Non si sa molto sull’identità di questo utente, che ruolo avesse nel film o che tipo di screzio avesse avuto con il regista, ma la reazione per questa fuga di notizie mise in serio rischio il progetto

Malgrado le pubbliche scuse da parte del regista e dell’attore, anche altri membri del cast misero a nudo tutte le loro perplessità riguardanti l’effettiva professionalità di Gavin, descrivendo l’ambiente tossico e malsano del set e i comportamenti infantili e poco professionali di Gavin, che, ad esempio, costringeva la troupe, ed in particolare il team VFX (coloro cioè che si occupano degli effetti speciali) a orari assurdi e a risultati impossibili per un film amatoriale, anche in relazione alle paghe che percepivano.

In breve, le accuse continuarono ad aumentare giorno dopo giorno (venne inoltre rivelato che anche l’attore che interpreta Green Goblin era stato accusato di molestie sessuali nei confronti di minorenni) e in breve tempo, sia per le condizioni lavorative che per le varie controversie, molti membri dello staff tecnico abbandonarono il progetto. Alcuni cominciarono anche a boicottare Gavin, rilasciando online l’intera sceneggiatura del film, costringendo Gavin a fare l’impossibile per poter fare uscire il film entro la data prevista, cioè l’11 agosto 2023 (invece in Italia doppiato interamente il 23 ottobre) fruibile in maniera completamente gratuita su Youtube.

Malgrado abbia avuto un considerevole numero di visualizzazioni, la nomea del film, del regista e degli attori incriminati è ormai oltremodo infangata, e non c’è modo, almeno nel prossimo futuro, per molti utenti dei social di non etichettare Spider-Man Lotus come il film sullo Spider-Man razzista. Ma sarà davvero così terribile?

Spider-Man Lotus: un fan film che si prende troppo sul serio

La critica, inutile a dirlo, ha decisamente stroncato il film, mentre invece il pubblico si è dimostrato ben più clemente, lodando il rispetto per l’adattamento dei personaggi e dell’universo narrativo di Spider-Man, e apprezzandolo come un prodotto di un fan per dei fan.

C’è da dire che di solito i fan film non sono un sinonimo di qualità nella scrittura e nella resa tecnica, in quanto chi li realizza non sempre ha troppa esperienza in ambito cinematografico oppure ha appena cominciato a prendere dimestichezza con gli attrezzi del mestiere. Anche Spider-Man Lotus rientra in questa categoria, malgrado Gavin abbia sostenuto più e più volte che questo film è assolutamente migliore di altre produzioni del MCU.

A conti fatti, nonostante la bravura di alcuni attori e qualche effetto speciale e trovata scenica che funziona, Spider-Man Lotus è, come prevedibile, un film altamente amatoriale, sia dal punto di vista registico che di fotografia (altamente desaturata per dare un effetto più cupo ed “edgy”) che dal punto di vista della sceneggiatura e della scrittura dei personaggi.

Come già detto, il film vuole essere uno stralcio della vita di Peter subito dopo la morte di Gwen Stacy, ma nella scena di apertura si è deciso di mostrare uno stralcio di vita subito prima dell’incidente, dove Peter Parker frequenta gli amici di sempre (Harry Osborn, Mary Jane Watson e appunto Gwen) e allo stesso tempo aiuta la città come l’amichevole Spider-Man di quartiere, nel caso del film sventando una rapina in banca organizzata da Shocker.

Teoricamente, la scena dovrebbe mostrare uno Spider-Man più allegro e solare, prima del lutto della sua fidanzata. Il problema è che non si capisce bene la differenza che evidentemente dovrebbe essere così ovvia.

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Peter infatti risulta eccessivamente violento nel modo di affrontare Shocker, e non fa mai le classiche battute un po’ irritanti che sono il marchio di fabbrica del personaggio; anche nella scena in cui si diverte con gli amici a Coney Island, filmata con ripresa da cellulare, non si riesce a percepire la spensieratezza del gruppo, che risulta a malapena abbozzata.

Per le persone che leggono i fumetti è assolutamente ovvio chi siano questi personaggi, ma per lo spettatore casuale è invece impossibile definire in questa maniera chi rappresentino queste persone per Peter, non traspare alcuna chimica tra di loro e bisogna dare per assodato che loro sono amici che si conoscono da una vita, errore abbastanza madornale anche per chi ha iniziato a scrivere sceneggiature da poco.

Uno Spider-Man troppo edgy

Dopo la scena d’apertura si susseguono i titoli di testa, che raccontano, in maniera molto simile alla tecnica usata da Sam Raimi in Spider-Man 2, la catena degli eventi che ha portato alla morte di Gwen Stacy,

Il film entra nel vivo mostrando un Peter emotivamente distrutto per la dipartita della sua fidanzata (anche se possiamo dire presunta, visto le poche scene in cui loro due sono presenti) e anche in questa scena la sceneggiatura non è esente da difetti.

In Spider-Man Lotus vediamo uno Spider-Man giustamente triste, ma anche rancoroso, acido e a tratti anche cattivo nei confronti di chi gli sta vicino, come si vede nelle scene successive tratta male Mary Jane che vuole solo consolarlo e lascia perdere le richieste di aiuto Harry che invece sta cadendo sempre più nella spirale della dipendenza di sostanze stupefacenti, in crisi anche lui per quanto successo.

È vero che la morte di Gwen Stacy ha lasciato un vuoto incolmabile nella vita di Peter, ma lui non è assolutamente una persona che si comporta come lo Spider-Man di questo fan film. 

Spider-Man è un eroe positivo, che non si piange addosso o che si lascia trasportare dalle emozioni negative, e che anche nei momenti più bui ritrova sempre la forza per tirarsi su ed andare avanti, e questo aspetto fondamentale del personaggio non traspare affatto. Anzi, Peter si comporta come un adolescente arrabbiato in preda ad una tempesta ormonale.

Come non adattare le storie più belle di Spider-Man

Ad ogni modo, l’incontro-sfogo con Mary Jane aggiunge un ulteriore elemento di trama: la ragazza informa Peter che un bambino malato terminale di cancro desidera ardentemente incontrarlo, in quanto suo supereroe preferito.

Il film introduce quindi un altro elemento imprescindibile della storia editoriale di Spider-Man, ovvero l’adattamento della celeberrima storia “Il ragazzo che collezionava l’Uomo Ragno”; un classico che ha colpito ogni lettore per il toccante tema che l’autore, Roger Stern, ha voluto trattare, ma che in questo caso è stato vittima di una trasposizione raffazzonata e per certi versi ambigua.

Infatti, se nella storia originale si viene a sapere solo nell’ultima malinconica vignetta le precarie condizioni del bambino, che giustificano le azioni sconsiderate di Peter quali il togliersi la maschera e rivelare la sua identità, mettendosi a nudo di fronte ad uno sconosciuto, in Spider-Man Lotus lo spettatore sa già che il ragazzo è malato, e ciò stronca il grande colpo di scena che aveva la storia originale.

In più, il Peter del fumetto, malgrado parli con il bambino delle difficoltà dell’essere un supereroe, accennandogli anche della perdita di Gwen Stacy, non si fa mai perdere d’animo e dimostra il solito atteggiamento scherzoso e irriverente che contraddistingue Spider-Man.

In Spider-Man Lotus invece Peter è ancora estremamente scosso dalla morte di Gwen Stacy e arriva addirittura a sfogarsi con il bambino, il quale gli chiede continuamente cosa lo turba e perché non ritorna ad essere lo Spider-Man di prima, con Peter che addirittura arriva ad abbandonarlo nel bel mezzo del loro incontro.

Conclusione: un film per i fan ma senza sostanza

Queste critiche forse potranno sembrare delle pignolerie per alcuni, ma a mio avviso sono tante pezzetti che combaciano e che fanno vedere quello che realmente Spider-Man Lotus è: un prodotto che al primo sguardo può sembrare fedele, ben curato e profondo, ma che in realtà è senza spessore e a tratti davvero noioso e ridondante nel suo voler cercare di essere un adattamento serio.

Non è importante quanto possa sembrare autentico il costume o quali storie siano state scelte da adattare, alla fine Spider-Man Lotus risulta un fan film vuoto e senz’anima di un regista spocchioso che ha voluto fare il passo più lungo della gamba, tanto è vero che mi è difficile parlarne oltre per quel poco che effettivamente offre.

La morte di Gwen Stacy (ma in senso lato anche Il ragazzo che collezionava l’Uomo Ragno) è una storia quasi impossibile da replicare, perché non è semplicemente una storia che serve come scusa per rendere triste e infelice Peter, ma rappresenta, un punto di svolta che segna la fine della Silver Age dei fumetti americani e che ha aperto le porte a storie più mature e introspettive, ed è proprio perché simboleggia la fine dell’età dell’innocenza dei comics che dovrebbe essere considerata un tabù nell’ambito delle trasposizioni.

Alla fine, Spider-Man Lotus può piacere o non piacere, ma è stato sicuramente un grande smacco per la vita di Gavin J Konop.

Ogni buon artista che si rispetti deve prima di tutto imparare l’arte in cui si cimenta, e anche se lo ha imparato nel peggiore dei modi, per Gavin è stato necessario un bagno di umiltà, in modo da riassestarsi e ripartire da zero, in quanto, malgrado i peccati del passato, come d’altronde direbbe Spider-Man, ogni persona con talento ha diritto ad una seconda possibilità.

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Carlos Tamila

Giornalista freelance e articolista a tempo perso, penso che anche i film, fumetti e videogiochi hanno qualcosa da raccontare se si scava un pò più in fondo e non ci si ferma alla semplice copertina.

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