Fumetti

“Friday Vol. 1 – La notte prima di Natale”, la recensione

Friday Volume Uno: Il primo giorno di Natale

7.9

SCENAGGIATURA

7.5/10

DISEGNI

8.3/10

CURA EDITORIALE

7.8/10

Pros

  • Eccellente caratterizzazione della protagonista
  • La sinergia tra la componente emotiva e l'indagine
  • Lo storytelling essenziale ma impeccabile
  • L'incredibile commistione tra la colorazione pop e la cupezza estrema degli ambienti

Cons

  • Poca originalità nel complesso

Friday è una serie a fumetti young adult con elementi noir e soprannaturali scritta da Ed Brubaker (Criminal) e disegnata da Marcos Martin (The Amazing Spider-Man) con i colori di Muntsa Vicente.

Inizialmente pubblicata attraverso la piattaforma online Panel Syndicate fondata dallo stesso Marcos Martin, che si avvale del sistema name your price, la serie è stata successivamente pubblicata in cartaceo da Image Comics negli USA e in Italia da Saldapress, in un primo volume dal titolo Il primo giorno di Natale.

La serie segue le vicende di Friday Fitzhugh, giovane collegiale di ritorno alla natia cittadina di Kings Hill per le vacanze invernali, e del suo travagliato ricongiungimento con l’amico d’infanzia, nonché compagno di mille avventure, Lancelot “Lance” Jones, sorta di giovane Sherlock Holmes del folklore locale, con il quale ha risolto innumerevoli casi in passato.

Stavolta, però, i due si imbatteranno in qualcosa di assai più pericoloso che potrebbe andare ben al di là delle loro capacità.

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Friday – Un noir adolescenziale dal sapore lovecratiano

Ed Brubaker incarna due grandi categorie di scrittori: quelli nati per svolgere il mestiere; e quelli in grado di fare una e una sola cosa, ma di farla dannatamente bene.

Brubaker è infatti uno scrittore di genere, e quel genere è il noir.
Qualsiasi sia la testata assegnatagli o inventata di suo pugno, state certi che al suo interno troverete personaggi duri e tormentati in lotta con il loro oscuro passato, del quale il lettore verrà a conoscenza attraverso la prosecuzione di una storia misteriosa ambientata in un luogo degradato o quantomeno inquietante.

Questa deformazione professionale deriva dal vero passato criminale dello scrittore, anch’esso popolato da personaggi assurdi dalla dubbia morale e sobborghi poco accoglienti, che gli costò un periodo nel programma protezione testimoni.

Lo stesso Friday attinge a piene mani dalla biografia di Brubaker, che prima di diventare un degno figlio di Raymond Chandler e Jim Thompson era un vorace lettore di libri YA degli anni ’60 con protagonisti giovani investigatori alle prese con i casi più assurdi, i quali avrebbero ispirato serie animate di successo come Scooby-Doo e la più recente Gravity Falls.

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La commistione di elementi investigativi e soprannaturali all’interno del target YA non è certo cosa nuova. Basti pensare a videogiochi come Life Is Strange o serie tv come Stranger Things e Riverdale (quest’ultima tratta dai fumetti della Archie Comics) per accorgersi che non ci troviamo certo di fronte al concept più originale del secolo.
C’è però un elemento narrativo che distingue in maniera netta e lampante Friday dai prodotti sopracitati: la perfetta gestione delle componenti emotive e investigative.

Spesso, nei prodotti YA di questa tipologia, l’investigazione e le dinamiche emotive dei personaggi sono nettamente separate l’una dall’altra.
Quasi mai c’è un vero e proprio legame tra la caratterizzazione dei personaggi e il caso che si apprestano a risolvere. Al massimo può capitare che uno dei protagonisti sia collegato al caso in qualche modo, ma di solito è più una componente accidentale dovuta alle esigenze di mettere in scena alcuni cliché del genere, piuttosto che una ragionevole prosecuzione dello sviluppo del personaggio coinvolto (es. la vera identità di Black Hood nella seconda stagione di Riverdale).

Ed Brubaker, invece, mette subito in chiaro che l’indagine di Friday Fitzhugh è strettamente legata alla sua crescita interiore, in particolare all’impossibilità di lasciarsi il passato alle spalle e affrontare la tumultuosa metamorfosi sentimentale innescata dall’impietoso ingresso nell’età adulta.

Più il lettore scandaglia la psiche di Friday tramite le didascalie in prima persona (anche questo uno stilema tipico dei detective del noir) e più la trama si contorce attraverso l’aggiunta di elementi sempre più cupi, misteriosi e spaventosi.

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Inizialmente, le indagini di Friday e Lance sono quelle che vi aspettereste proprio da un episodio di Scooby-Doo o un libro di Geronimo Stilton: avventure spensierate in cui i nostri se la prendono con viziati figli di papà o rinvengono misteriosi manufatti, salvo poi trasformarsi in una discesa nell’orrore ancestrale di stampo lovecraftiano, con la morte che entra prepotentemente in scena per minacciare i protagonisti.

L’orrore procede con il travaglio interiore della protagonista, espandendo man mano il placido mondo di Kings Hill con l’aggiunta di elementi folkloristici improbabili che attingono alla cultura popolare; i già citati romanzi YA che Brubaker leggeva da bambino, ma anche le riviste pulp di fantascienza su cui hanno pubblicato galantuomini come Howard Philip Lovecraft e Robert Ervin Howard.

In questo senso, Friday è molto simile allo Stand By Me di Stephen King, in cui è proprio il trauma infantile di uno dei protagonisti (la componente emotiva di cui sopra) innescato da un colpo di scena ben piazzato a far partire l’indagine.

Ciò che però eleva spaventosamente il volume dall’essere un semplice prodotto di mestiere è l’incredibile sinergia tra Marcos Martin e la moglie Muntsa Vicente.

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I due sono stati in grado di rendere la classica ambientazione da cittadina nebbiosa un qualcosa di tremendamente unico, fondendo il tratteggio esitante tipicamente espressionista del disegnatore a una colorazione accesa dal gusto estremamente pop.

Le preponderanti sfumature complementari di rosso e blu contribuiscono a rendere l’estetica e la narrazione coerenti tra loro, in quanto simbolo dell’interiorità dei personaggi, salvo poi virare prepotentemente sul violaceo e l’azzurrino durante le improvvise incursioni nel soprannaturale.

Altri elementi di pregio sono l’essenzialità nei character design e nello storytelling di Martin, entrambi caratterizzati da pochi elementi scelti con cura per far risaltare ogni minimo cambio di espressione e gestualità all’interno delle vignette. Non a caso la sua immensa capacità di muovere i personaggi nello spazio in maniera chiara e dinamica gli sono valse le lodi incondizionate dei fan di Spider-Man e Daredevil. Ma anche in questo caso possiamo assistere a qualche incursione in layout ben più estrosi nel momento in cui tocca evocare antiche e maligne divinità della natura.

Friday è un ottimo fumetto YA la cui mancanza di originalità non riesce a sopprimere l’incredibile talento dei suoi autori.

Lo sceneggiatore si è impegnato al massimo per dare al lettore tutti gli strumenti per comprendere al meglio la psicologia della sua protagonista e instillare curiosità riguardo i segreti di Kings Hill, mentre i due artisti hanno sopperito al setting abusato con un estro invidiabile.

Se ne facessero una serie tv fatta come si deve, potrebbe diventare la preferita di molti, ma in tutta onestà il fumetto basta e avanza, specie con tavole del genere.

Per tutti i non lettori di fumetti, c’è pur sempre Velma della HBO. Ma lì siamo su altre tipologie di orrore.

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Vittorio Pezzella

Cercò per lungo tempo il proprio linguaggio ideale, trovandolo infine nei libri e nei fumetti. Cominciò quindi a leggerli e studiarli avidamente, per poi parlarne sul web. Nonostante tutto, è ancora molto legato agli amici "Cinema" e "Serie TV", che continua a vedere sporadicamente.

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