Loki, la recensione del sesto e ultimo episodio

Loki episodio 6

8.2

SCRITTURA

9.0/10

REGIA

8.0/10

COMPARTO TECNICO

8.0/10

DIREZIONE ARTISTICA

8.0/10

CAST

8.0/10

Pros

  • Fondamentale per l'MCU
  • Finalmente la verità

Cons

  • Qualche sottotrama rimasta aperta (ma con ragione)

Cosa resta dei gloriosi propositi di Loki dopo un finale che cambia per sempre l’MCU?

Gloriosi propositi. È stata la frase ricorrente di questi sei episodi, presa in prestito ora da(i) Loki, ora da Mobius. Il senso della vita, i sogni, gli obiettivi. Tutte cose che si sono ritorte contro chiunque abbia pronunciato l’espressione. Gloriosi propositi. Di glorioso, alla fine, resta in piedi ben poco. Se non il futuro del Marvel CInematic Universe.

Che conseguenze avrà il finale di Loki sul resto della fase 4? Su Gameromancer si spoilera in modo ostentato, il che permette delle analisi più profonde, per quanto all’insegna della parolaccia.

Lupi e serpenti

Loki e Sylvie sono davanti a quello che stavano cercando. Inevitabilmente vengono tentati. In modi diversi, con mezzi diversi, ma con la stessa intenzione.

Loki ha sempre voluto un trono, al punto da fingersi per anni Odino ad Asgard. Adesso sarebbe diverso, potrebbe occuparlo davvero. Potrebbe addirittura avere tra le mani le Gemme dell’Infinito. Ma non sarebbe la stessa cosa di prima. Non dopo aver visto quant’è profonda la tana del Bianconiglio, aver visto cosa può fare la TVA. Non dopo aver conosciuto Sylvie, che a questi gloriosi propositi di dominazione non ha mai ceduto. Li disprezza, e disprezza chi li insegue. Ed è forse questa la molla che ha messo Loki davanti a chi era costringendolo a crescere. Più del sapere com’è finita la sua storia, qual era il suo ruolo nella Sacra Linea Temporale. Più della consapevolezza di aver ferito tutti, di aver ucciso sua madre. L’amore è quella risposta banale, facilona e proprio per questo credibile al ciclo dell’eroe del Dio dell’Inganno. Per amore siamo cambiati tutti, almeno una volta, almeno un po’.

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La tentazione di Sylvie è quella di poter fare quello che ha sempre voluto e sognato. Dare un senso a tutti quegli anni di clandestinità nascosta nelle apocalissi, a tutta quella sofferenza che ha dovuto usare come copertura. Gloriosi propositi di una vita intera passata in fuga dalla TVA, da quei fascisti del tempo che le danno la caccia perché ha deviato dal percorso stabilito arbitrariamente da loro. O meglio, da Lui. Solo che arrivati a questo punto fare quello per cui sei arrivata lì potrebbe avere conseguenze nefaste per tutti. Aprire un Vaso di Pandora di sofferenza in un multiverso della follia, senza nessuna via per casa.

Niente moto d’acqua

In tutto questo la TVA?

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B-15 ormai sa la verità: sa di essere una Variante, non un prodotto dei Custodi del tempo. Generata, non creata. È il sottotesto religioso che è presente dalla prima puntata della serie che nell’ultima torna di prepotenza, perché ci viene spiegato il Dogma della TVA e perché ci si è arrivati. Quasi come assistere al Concilio di Nicea. B-15 si trova a dover mostrare la verità agli altri, a combattere la fede con i fatti. Ravonna invece crede ancora, nonostante tutto. Forse perché già sapeva o almeno intuiva che ci fosse di più. Ma secondo lei la TVA è una bugia necessaria, l’unico tappo per il caos che il libero arbitrio porterebbe nel multiverso.

In mezzo c’è Mobius. Mobius che ha deciso di tornare alla TVA per darle fuoco e che vuole che gli altri sappiano la verità. Perché é giusto che sappiano chi erano e chi potevano essere, se vogliono continuare a lottare per quello che ritengono giusto. Mobius che però ha bisogno di Ravonna, perché crede che la TVA abbia ancora uno scopo, i suoi gloriosi propositi, e il giudice Renslayer dovrebbe dargli una mano a tenerne le redini. Ravonna è ancora legata a Mobius, nonostante lo abbia falciato due episodi fa. Lo ha fatto per dovere, ma eoni di amicizia non si cancellano con uno schiocco di dita, specie se vivi nell’unico posto al multiverso dove le Gemme dell’Infinito non funzionano.

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E adesso?

Adesso resta ancora tanto da dire. E quello che è successo è probabilmente uno degli eventi più centrali di tutto l’Universo Cinematografico Marvel. L’MCU per anni ha influenzato il resto del Cinema, portando alla creazione di altri universi interconessi e rendendolo di fatto l’unico approccio possibile. Perfino Nintendo s’è dovuta inchinare, perché Detective Pikachu è stato il primo passo verso un universo filmico dei Pokemon. Dopo il finale di Loki l’etichetta “universo cinematografico” è superata. È a tutti gli effetti un multiverso. Le possibilità sono infinite, considerando anche l’acquisizione di Fox e la possibilità di introdurre (ex-novo o canonizzando le versioni “legacy”) X-Men, Fantastici Quattro e tutte le altre proprietà intellettuali tornate in casa.

Adesso tra un mese ci aspetta What If?, ma è difficile non pensare alla Fase 4 che verrà. A quel No Way Home che insistentemente parla dello Spidey di McGuire e di quello di Garfield insieme sullo schermo. Alla seconda pellicola di Dr. Strange, e al fatto che comunque Kevin Feige e soci ci abbiano già trollati in diverse occasioni e che chissà quante altre volte, ora, potranno farlo.

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Pietro Iacullo

Laureato con disonore in Informatica, tra una cosa e l'altra ha a che fare con la tecnologia praticamente da quando ne ha memoria. Creative Director di I Love Videogames, Boss Finale su Gameromancer e in generale losco figuro.

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