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World’s End Club, la recensione: l’amicizia alla fine del mondo

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World's End Club

World's End Club

7.7

GAMEPLAY E LONGEVITA'

7.0/10

GRAFICA E SONORO

8.5/10

COERENZA E CURA DEL DETTAGLIO

7.5/10

Pros

  • Un titolo diverso dal solito
  • Cast di personaggi pressoché perfetto in termini di varietà
  • Graficamente ed artisticamente validissimo...

Cons

  • ...però tende ad avere problemi di prestazioni
  • Gameplay acerbo e riduttivo
  • Spiegazioni troppo ridotte o semplicistiche di alcuni eventi

Dai creatori di saghe da toni più cupi e thriller come Danganronpa e Zero Escape, ecco invece World’s End Club: un’avventura leggera, divertente ed emozionante attraverso il Giappone.

World’s End Club è il secondo titolo videoludico e terza opera nel complesso all’attivo della casa nipponica Too Kyo Games, dopo Death Come True (che vi abbiamo consigliato di recuperare sui nostri profili Facebook e Instagram) e l’anime Akudama Drive che ha vinto parecchi premi e ottenuto molte candidature come “anime dell’anno”.

Un titolo da toni largamente più giocosi e leggeri dei titoli precedenti dei tre directors Kazutaka Kodaka, Kotaro Uchikoshi e Takumi Nakazawa, però non per questo meno interessante: vediamo insieme se e quanto questo World’s End Club ha reso giustizia alla fama che precede i tre creators!

World’s End Club – Nintendo Direct 2.17.21 – Nintendo Switch

Hey, hey… ohh!

World’s End Club racconta le vicende di un gruppo di ragazzini di 12 anni, il Go-Getters Club, che durante una gita estiva, dopo la caduta di una misteriosa meteora, viene rapito e costretto a partecipare ad un cosiddetto “Game of Fate” (Gioco del destino) in cui ognuno dovrà portare a termine un proprio compito segreto, contenuto nel braccialetto di uno degli altri compagni, per primo.

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world's end club

Come già comunicato durante la campagna promozionale, però, questo gioco viene improvvisamente annullato; così i ragazzi si trovano da soli e spaesati, senza più nemmeno l’autista e l’insegnante che erano con loro prima della caduta del meteorite, con un solo obiettivo: tornare a Tokyo, la città da cui provengono. Nonostante la trama possa sembrare ad un primo tratto banale, già si può notare quanto i toni non siano prettamente per un ragazzino/bambino di età così bassa: infatti il titolo ha un tono altamente altalenante.

A volte ci sono momenti estremamente teneri, giocosi e semplificati, per un target davvero di 10-12 anni; altre volte occasioni più “shonen“, da ragazzi più grandi sui 15-16 anni; altre volte, invece, arriva ad essere talmente tanto “complesso” da prendere per mano il videogiocatore e guidarlo (soprattutto nelle battute finali), probabilmente per non far perdere il filo all’utenza più giovane. Un gioco per tutti, che rende questo mix di ritmi narrativi al contempo l’aspetto migliore e peggiore, a livello narrativo, del titolo.

Questa dissonanza genera, soprattutto ai due estremi, momenti estremamente in contrasto tra loro: spesso la trama, tende a ripiegare in ragionamenti complessi (spesso interessanti e sensati) che però poi portano a dei “succede perché deve succedere” che fanno storcere il naso, soprattutto all’utenza più grandicella.

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World's End Club, la recensione: l'amicizia alla fine del mondo 9

A modo di vedere di chi sta scrivendo, va bene far passare il messaggio che l’amicizia può essere il cuore pulsante di tutto, ma comunque bisogna dare una spiegazione verosimile al contesto, per quanto strana che possa essere: spesso questo aspetto viene soddisfatto, a volte invece assolutamente no, ed ecco che si viene a creare questa discrepanza.

I compagni di viaggio: il Go-Getters Club

Altro punto focale del titolo sono i personaggi: in particolare, ovviamente, il Go-Getters Club.

Nel nostro gruppo di giovani viaggiatori avremo i più disparati soggetti dai tratti classici tipici di anime e opere giapponesi shonen, che però in alcuni casi sapranno sorprenderci, o almeno rientreranno tra i profili già visti nelle precedenti opere degli autori.

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World's End Club, la recensione: l'amicizia alla fine del mondo 10

Ogni personaggio ha una sua backstory peculiare (anche se alcune vengono approfondite più di altre, ndr.) in cui ogni ragazzino di quell’età può rivedersi ed in cui ognuno può rivedere se stesso della propria gioventù. Come nelle opere precedenti degli autori, anche in World’s End Club abbiamo personaggi estremamente umani e realistici sia nei comportamenti sia nelle esperienze di vita.

Per tornare al discorso della dissonanza che si diceva prima, anche nei personaggi si manifesta questo tratto.
I ragazzi del Go-Getters Club, che sulla carta hanno 12 anni, tendono a comportarsi, a volte, in modo fin troppo maturo, con voci che non rispecchiano per nulla l’età, perlomeno nel doppiaggio inglese (esempi lampanti tra tutti, Aniki e Jennu, ndr.).

Detto ciò, in realtà in questo caso è più un pregio che un difetto, è utile per rappresentare bene la crescita dei personaggi durante l’avventura, aiutandoci a ricordare che in fin fine sono ragazzini quando tornano a comportarsi in modo più consono alla loro età: non fosse per questa peculiarità, alcuni sembrerebbero avere 15/16 anni.

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Parlando in breve dei personaggi secondari, non ce ne sono moltissimi, all’infuori dei villain della storia ma fanno il loro lavoro. Parlando nello specifico di Pielope, che funge sia da ottimo villain sia da spalla comica, possiamo dire che funziona alla perfezione.

World's End Club, la recensione: l'amicizia alla fine del mondo 11

Un viaggio macchinoso ma bello da vedere e vivere

Tolti trama e personaggi, lati su cui gli autori del titolo sono pressoché una certezza, arriviamo ai punti più dubbi: lato tecnico e gameplay.

Togliendoci subito il dente, il gameplay si presenta come il tallone d’achille del titolo, anche se, avanzando nella storia, si assimila il suo voler essere un mero mezzo narrativo, cosa che comunque lo stesso Takumi Nakazawa ci aveva confermato nella sua intervista esclusiva per noi.

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Nello specifico, alla base del gameplay di World’s End Club c’è il risolvere enigmi, un minimo di platforming andando avanti aprendo porte o attivando meccanismi, utilizzando (un minimo) l’ingegno ed i poteri speciali dei personaggi, su cui non mi dilungherò troppo perché è un lato importante sia di gameplay che di trama, che è meglio provare e scoprire con mano.

World's End Club, la recensione: l'amicizia alla fine del mondo 12

Quali sono i problemi quindi?
Tolta una localizzazione italiana davvero pessima, innanzitutto i puzzle sono fin troppo semplici, i poteri spesso e volentieri vengono usati solo due volte al massimo e, soprattutto, come il tutto viene unito.
Il gameplay di World’s End Club è estremamente macchinoso, a tratti anche tedioso ma è al contempo un ottimo strumento narrativo: l’idea sulla carta, insomma, è ottima, pecca solamente nella sua realizzazione.

Per fortuna, questo gameplay non proprio entusiasmante è impiattato in un ottimo scenario che rende molto più piacevole l’esplorazione ed il tempo passato nei vari livelli.

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World's End Club, la recensione: l'amicizia alla fine del mondo 13

Il comparto grafico, per essere un gioco Nintendo Switch e mobile ed una pseudo visual novel, regala scorci davvero molto belli e personaggi ben dettagliati. Il comparto sonoro fa altrettanto, regalandoci una più che ottima colonna sonora, pienamente al livello di quelle dei precedenti lavori dei tre directors, contando anche un meraviglioso e tenerissimo motivetto che farà da base alle scorribande dei nostri Go-Getters, ovviamente parliamo del loro “inno” che rimane in testa senza problemi e con piacere.
Nota dolente le animazioni, abbastanza macchinose e poco fluide. 

Prima di concludere, un’ultima considerazione sugli enigmi: i puzzle fin troppo semplici diventano un problema nel momento in cui la trama risulta essere più difficile da seguire della risoluzione degli stessi. Paradossalmente, la fetta di pubblico più giovane avrà più difficoltà a seguire gli avvenimenti narrativi che nel risolvere gli enigmi proposti.

Go-go-go-getters will never fall apart!

Insomma, World’s End Club è un gran bel titolo: chi vi sta scrivendo lo ha adorato, dall’inizio alla fine.

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Ha grossi problemi ludici però, quindi in definitiva rimane un titolo per chi è incline alle visual novel anche se non nel senso stretto del termine perché comunque l’interazione c’è, anche se basica. Inoltre la storia conta molto su concetti legati alle emozioni, l’amicizia, il coraggio e all’empatia; quindi insomma bisogna essere inclini a opere che trattano questi argomenti che per alcuni potrebbero risultare noiosi/banali/poco originali.

A patto di queste premesse comunque, World’s End Club sarà capace di regalarvi circa 20 ore di gioco davvero emozionanti e al contempo rilassanti ma non per questo inconcludenti o senza proporvi un intreccio altamente intrigante e da non perdere!

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Vi ricordiamo che World’s End Club è disponibile per Nintendo Switch (sia in formato fisico che sul Nintendo eShop) e dispositivi iOS (tramite abbonamento Apple Arcade) dal 28 maggio 2021.

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Caporedattore e owner di SpaceNerd.it.
Videogiocatore fin dai 5 anni, cresciuto con attorno Gameboy, Sega Master System e Playstation One. La sua saga preferita è quella di "Prince of Persia", ovviamente a partire dai giochi pre-Ubisoft, che lo ha legato in modo indissolubile dall'infanzia ad oggi al mondo videoludico. Altri suoi hobby ed interessi sono anime, la programmazione, musica e la tecnologia in generale.

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Samantha Guzzon
Samantha Guzzon
11 mesi fa

Gran bella recensione, non mi aspettavo il gioco del secolo ma tutto ciò che c’è scritto rispecchia le mie aspettative 👍
Giocata la demo, ora bisogna per forza comprare il gioco e finirlo ☺

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