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Crash 4 It’s About Time, la recensione: equilibrio perfetto tra innovazione e tradizione

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Crash 4 It's About Time

Crash 4 It's About Time

8.7

GAMEPLAY E LONGEVITÀ

9.0/10

COMPARTO GRAFICO E SONORO

8.5/10

COERENZA E CURA DEL DETTAGLIO

8.5/10

Pros

  • Feeling totale coi vecchi Crash
  • Trama convincente
  • Graficamente molto curato
  • Livelli di sfida per tutti i gusti
  • Humour di qualità

Cons

  • Sezioni coi personaggi secondari troppo corte
  • Modalità Co-Op appena sufficiente
  • Alcune sfide sono decisamente frustranti da completare

Avere a che fare con pietre miliari della storia videoludica come Crash mette i brividi a chiunque, basta poco per innimicarsi tutti i puristi e farsi una pessima reputazione. Toys for Bob lo sa bene, conosce la storia del franchise e forse anche tutti i battibecchi contro chi ha provato a dare nuova vita al marsupiale dopo la splendida prima trilogia. Decide comunque di scommettere sui propri mezzi, forti del successo del remake della suddetta trilogia, per creare un sequel diretto che si pone come obiettivo il rispetto della tradizione unito ad una grossa modernizzazione dell’impianto di gioco. Ci saranno riusciti? Scopriamolo andando più a fondo in questa recensione.

Dimentichiamoci dei numerosi passi falsi e ripartiamo da Crash: Warped

Cosa si può fare per partire da una base solidissima come i primi tre capitoli del celebre Bandicoot, eliminando al contempo tutti gli orrori spacciati come sequel? Facile, si introduce il multiverso. Una scelta subito azzeccata, anche perché viene utilizzata non solo per passare un colpo di spugna su tutto ciò che è arrivato dopo Crash: Warped, ma anche come base solida sia per la trama, che per interessanti novità che rendono il gameplay del gioco molto più stratificato e longevo, come nessun capitolo era riuscito a fare prima d’ora.

La trama infatti è stata da subito descritta come un sequel diretto del terzo capitolo di Crash, che vede Neo-Cortex, N-Tropy e la maschera Uka Uka bloccati in un mondo sperduto senza apparente via di uscita. Una nuova chance si presenta tramite l’apertura di uno squarcio spazio-temporale che riesce a farli tornare in scena, ma al contempo avvia tutta una serie di eventi che porteranno il dinamico duo di Crash e Coco ad una avventura attraverso tempi e dimensioni diverse, dalla più antica preistoria al futuro più avanzato tecnologicamente, e permetteranno loro di rincontrare vecchi amici e nemici in una veste tutta nuova. Lo scopo? fermare ancora una volta il trio di villain che non mira più a conquistare una sola dimensione, ma tutte quelle possibili.

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Dal punto di vista della trama generale questo titolo merita un plauso. La sensazione resta ovviamente quella di un pretesto per sballottare i due Bandicoot in giro per le dimensioni, ma i ragazzi di Toys For Bob sono riusciti comunque a dare a Crash 4: It’s About Time, un contesto narrativo davvero buono, divertente e coinvolgente a tal punto da non arrendersi alle avversità dei 38 stage ‘’di base’’ da superare per arrivare alla conclusione.

Inoltre, per i puristi, completare il gioco al 100% sarà una vera e propria impresa visto il quantitativo enorme di attività da completare, alcune anche molto frustranti: armatevi di tanta pazienza soprattutto negli stage finali! Preparatevi a roterare, scivolare, saltare, correre su muri e rotaie per raccogliere tante casse, affrontare Boss Battle davvero particolari ed ispirate, setacciare ogni angolo degli stage per le gemme segrete e a cercare di morire poche volte per superare tutte le sfide sempre più complicate che il gioco vi pone davanti.

Il nuovo Crash vi sarà più familiare di quanto pensate

L’annuncio ufficiale del nuovo capitolo della saga e i conseguenti video di approfondimento che hanno accompagnato la campagna marketing fino all’uscita del titolo, hanno da sempre convinto la maggior parte del pubblico, ma qualcuno ha storto il naso sul design e sul character design del nuovo Crash, preferendogli ancora una volta quello della N-Sane Trilogy.

I ragazzi di Toys for Bob sono stati molto chiari su questo punto. Volevano dare una svecchiata al vecchio design, cercando comunque di ispirarsi ai cartoni animati degli anni ’90, in un equilibrio perfetto tra tradizione e innovazione. Il risultato – a parere di chi vi scrive – è davvero solido, considerato tutto ciò che ha comportato questo cambio dello stile grafico non solo nei personaggi, ma anche in tutto ciò che li circonda.

Tutto, a partire dalle animazioni facciali del Bandicoot e degli altri personaggi, fino a tutti gli effetti particellari dati dall’interazione con l’ambiente, risulta colorato, gradevole, e allo stesso tempo restituisce a pieno il feeling coi vecchi titoli, per un’esperienza che guarda al futuro, ma che non si dimentica di chi ci è cresciuto con il celebre 3D Platform degli anni ‘90. Questo Crash è quello che conosciamo e, grazie a questo restyling grafico, possiamo finalmente tornare a ridere delle bizzarrie ed espressioni buffe che non mancheranno durante tutto il corso dell’avventura, dandoci la sensazione che a quel piccolo agglomerato di Pixel spigolosi sia stata data l’opportunità di riuscire ad esprimersi finalmente al meglio, per affermare ancora una volta il suo status di icona della storia videoludica.

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Anche dal punto di vista del gameplay, esso vi ricorderà terribilmente quello a cui siete abituati. Ovviamente il comparto ludico è stato limato al punto da risultare più fluido e rapido, ma senza stravolgimenti significativi. Vanno poi ad aggiungersi le nuove meccaniche, alcune facoltative (come la possibilità di poter visualizzare un cerchio giallo che indica precisamente dove andremo ad atterrare), oppure la possibilità di giocare sia con la modalità Retrò con le vite accumulabili, o con quella definita Moderna, dove ci sarà un semplice contatore delle morti.

La grande nuova aggiunta con cui dovremo fare la mano sono ovviamente le maschere quantiche, che ci aiuteranno a superare i vari livelli andando ad influenzare talvolta la realtà che ci circonda o donandoci poteri unici utili per superare tutte le insidie che ci si porranno davanti. Aggiunta davvero valida, seppur non rivoluzionaria, che ha contribuito molto positivamente alla creazione di rompicapo davvero originali, da superare con una buona dose di maestria e tempismo.

Altro tocco di modernità, che pervade tutta l’opera nel perfetto mix che potrebbe far diventare un Instant Cult anche questo titolo, sono le skin. Chiariamoci, non sono un elemento totalmente estraneo alla saga, anche se appartengono a quella parte che un po’ tutti vorremmo eliminare dai nostri ricordi. Il punto è che Crash si presta benissimo a cambi di look molto stravaganti, con cui è possibile sbizzarrirsi durante la nostra avventura. Tutte le skin di Crash e di Coco sono sbloccabili semplicemente giocando e soddisfacendo alcuni requisiti e siamo sicuri che una volta sbloccate le prime, inizierete a volerne sempre più.

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Tra livelli, personaggi giocabili e modalità alternative: pregi e difetti di Crash 4: It’s About Time

Gli amanti dell’abbondanza sono accontentati, visto che questo nuovo Crash ne fa una delle sue peculiarità, riuscendoci anche in un modo parecchio intelligente anche se non alla propriamente perfetto.

Ciò che salta subito all’occhio è il diverso approccio che i ragazzi di Toys for Bob hanno avuto nella creazione degli Stage. I livelli, sparsi per le dimensioni visitabili, sono tutti studiati in modo da offrire una rigiocabilità abbondante. Si nota proprio la volontà di non creare dei semplici corridoi rompicapo fini a se stessi, ma veri e propri mondi esplorabili in tanti modi diversi, utilizzando personaggi diversi e, grazie alle peculiarità di ognuno, affrontabili con approcci diversi.

Ma non è tutto: a dare ancora più spessore ad ogni mondo esplorabile sono le timeline che si incrociano e si influenzano l’un l’altra, dando la sensazione di giocare in un mondo davvero vivo, dove mentre cerchiamo di sopravvivere con Crash, dovremmo aspettarci la contro-mossa del Cortex di turno in agguato, pronto a complicarci la vita. Come già sappiamo inoltre non sono solo giocabili Crash e Coco (sostanzialmente interscambiabili durante tutta l’avventura), ma anche Cortex, Dingodile e Tawna, giocabili in livelli interi completamente dedicati a loro e alle loro peculiarità.

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Il risultato è molto buono, ma non eccelso. Non è possibile trovare la cura delle sezioni di gameplay che possiamo affrontare con Crash e Coco anche nelle sezioni con gli altri personaggi. Le suddette appaiono abbastanza corte e costringono il giocatore a rigiocare una grossa parte dei livelli già completati con i personaggi principali per concludere, con davvero leggerissime variazioni. Nonostante tutto, il gameplay costruito su misura per i personaggi secondari e l’incrocio di timeline che giustificano queste sezioni bastano per rendere anche questa caratteristica molto godibile, con l’unico rammarico di non poter avere modo di passare più tempo insieme allo scienziato pazzo o all’avventuriera proveniente da un’altra dimensione.

Un’altra aggiunta davvero azzeccata sono i livelli Flashback. Sono 21 Stage dal sapore Retrò, visto che ci riportano ai tempi degli esperimenti di Cortex su Crash per verificarne le sue abilità, da giocare con visuale in 2D. Sono livelli che mettono il giocatore davvero a dura prova per la loro difficoltà. Difficile sarà anche ottenerli visto che andranno sbloccati scovando dei VHS in giro per i livelli, con la condizione di non dover morire prima di arrivare ad essi. Questi stage saranno una vera sfida per i puristi del platform e per chi davvero vorrà spolpare il gioco fino al midollo.

Tutto ciò non vi basta? Allora potrete rigiocare i livelli in modalità ‘’N-verted’’, che aggiunge un’interessante quantità di filtri o modalità strambe con cui cimentarsi. Si parte da semplici filtri che rendono le atmosfere dei livelli color seppia o coi colori invertiti, fino a sensibili cambiamenti nel gameplay come l’aumento della velocità o la riduzione della gravità. Una delle modalità N-verted più interessanti è quella in cui il livello appare senza colori e, durante il nostro cammino, saremo noi a colorarlo tramite la raccolta di casse, giravolte ed eliminazione dei nemici.

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Multiplayer locale: apprezziamo lo sforzo

È un po’ strano parlare di multiplayer locale nel 2020, ma incredibilmente Crash: It’s About Time ha anche questa particolare modalità! Il multiplayer prevede la sfida o la collaborazione fino a quatto giocatori, anche se ha solo due modalità.

La prima si chiama Battaglia Bandicoot con cui è possibile giocare con Crash, Coco e le loro versioni fasulle in due tipi di sfide: nella prima vince chi raggiunge il checkpoint nel minor tempo possibile; la seconda invece prevede un percorso da percorrere in un certo tempo, incrementabile colpendo il maggior numero di casse possibili. Vince ovviamente chi arriva il più lontano possibile prima che scada il tempo.
L’altra modalità. chiamata Passa e gioca, apre la modalità alla cooperazione, dove è possibile giocare insieme ad un amico e alternare il controllo del personaggio giocabile ad ogni morte o ad ogni checkpoint.

Sicuramente delle idee interessanti, che vanno apprezzate vista la grande mole di contenuti che possiamo trovare nel videogioco. La paura più grande però è che queste modalità possano stufare subito prima di far passare ore ed ore di divertimento con gli amici. Sono comunque modalità che strizzano l’occhio a Crash Bash, quindi non ci sentiamo di giudicare troppo severamente queste modalità, che però aggiungono davvero poco all’offerta videoludica generale.

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Conclusioni

Crash è tornato! Ma stavolta sul serio. La fatica di Toys For Bob convince, diverte, offre sfide per tutti i gusti e garantisce ore di divertimento ricordandoci davvero tanto il nostro punto di partenza con la saga. Dal punto di vista artistico, il titolo porta il Bandicoot a vette mai esplorate, il comparto sonoro è convincente e, grazie anche ad un’ottima realizzazione tecnica e di level design, riesce a riportare una vecchia gloria bistrattata a nuova vita.

Non manca qualche rimpianto, come la brevità delle sezioni con i personaggi secondari o una modalità multigiocatore appena sufficiente, ma a conti fatti resta un titolo che farà felici sia i fan della prima ora che i nuovi videogiocatori che si approcciano alla saga, con un perfetto mix tra tradizione ed innovazione.

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Cresciuto a pane e PlayStation fin dalla tenera età, grande appassionato di videogiochi, profondamente legato a saghe come Assassin's Creed, Kingdom Hearts e Pokémon. Altra grande passione la musica, da anni entrato nel tunnel senza uscita del binge watching di serie TV di ogni genere.

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