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Octopath Traveler – L’importanza della nostalgia

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Octopath Traveler - L'importanza della nostalgia 1

Prima di addentrarci nell’approfondimento del gioco in questione, è doveroso partire da un’introduzione importante ai fini dell’argomentazione dello speciale. Buona lettura!

Chi vi scrive non è un giocatore “anziano”, bensì ancora piuttosto giovane, che ha mosso i suoi primi passi nel mondo del gaming con il Nintendo 64 di suo fratello per le valli di Hyrule in quel che viene considerato da molti una pietra miliare della storia dei videogiochi, The Legend Of Zelda: Ocarina Of Time.

Ero solito sgattaiolare nelle case di alcuni amici dei tempi della scuola per poter mettere le mani sopra le loro fiammeggianti Playstation, con il forte desiderio e volere di giocare anche solo una povera ora al Final Fantasy di turno (nel mio caso, il 7), affascinato dal gameplay ruolistico di questi ultimi e dalle storie incredibilmente articolate e le sontuose soundtrack che offrivano.

Passarono gli anni e tante sono state le influenze nel mio gusto e la mia scelta dei titoli che erano dentro la console di casa, ma pochi sono stati i giochi che, nel corso del tempo, sono stati capaci di offrirmi quel brivido lungo la schiena che provai al mio primo ingresso al Santuario del Tempo o a Midgar.

E’ così allora che, all’uscita del DS e a qualche anno dall’inizio del suo ciclo vitale, rimasi pietrificato davanti alla vetrina del negozietto privato della mia città natale alla vista della confezione di un tale Chrono Trigger (sì, sono uno di quelli che l’ha recuperato in questo modo), e senza pensarci due volte, implorai mia madre di porre mano al portafoglio per quel piccolo investimento, un investimento che avrebbe plasmato una volta per tutte il mio indirizzamento come videogiocatore.

Tornai a casa, accesi il DS “ciccio” grigio che avevo in casa e ricordo di aver visto la notte tornare al giorno, quella volta, dopo aver inserito e fatto partire la schedina di quello che fu il gioco che mi fece risalire quel famoso brivido poco sopra citato, ed è così che decisi di dedicarmi, da quel momento in poi, ai giochi di ruolo di stampo giapponese, definiti JRPG.

 

Un tuffo nel passato

Passano ancora alcuni anni, e mi ritrovo a seguire siti d’informazione e magazine per rimanere aggiornato sulle ultime uscite in campo JRPG, costantemente alla ricerca di giochi capaci di farmi tornare in un mondo incredibile come quelli dei giochi di “una volta”, che non hanno fretta di raccontarsi e farsi giocare, che riescono a tenere il cervello acceso durante i combattimenti grazie alla continua necessità di una nuova strategia, il tutto imbastito da personaggi e musiche che erano pronti a prendere un posto fisso nel cuore e nella memoria.

E’ così che accesi Bravely Default, su 3DS.

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Bravely Default sprizza Final Fantasy IV da tutti i pori!

E’ stato strano, a essere sincero. A prima vista stavo rivedendo un Final Fantasy qualsiasi tra l’1 e il 5, ma dopo qualche ora di gioco mi accorsi di qualcosa di molto importante, qualcosa di incredibile: la nostalgia aveva subito un’evoluzione, un gioco che manteneva la facciata della vecchia scuola JRPG portando il gameplay ad un nuovo livello.

Siamo onesti ora però: Bravely Default aveva i suoi problemi, e risiedevano soprattutto nella struttura dell’evoluzione della storia, con una seconda metà di gioco che riciclava fin troppi asset e ambientazioni dalla prima, ma non è di questo che dobbiamo parlare oggi.

Bensì parliamo di quanto sia forte l’importanza di un gioco come questo nell’industria del medium videoludico, un’industria che punta tutto sulle produzioni tripla A che impolverano le importanti lezioni di game design del passato, puntando tutto sui valori di produzione e sul lancio di un prodotto sul mercato, e non di un’esperienza.

 

Nel 2018, però, le cose sembrano voler cambiare.

 

Il 2018 conta, tra le varie (forse troppe) uscite nel corso dei suoi giorni, due importantissimi titoli che potrebbero appunto riavvalorare il gusto del passato della scuola JRPG: Dragon Quest XI e il gioco che finalmente tratteremo in questa seconda metà di articolo, Octopath Traveler.

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Il title screen di Octopath Traveler

Otto viaggiatori, un unico mondo

Prima di parlare dell’importanza che ha questo gioco nell’industria di oggi, mi sembra doveroso darvi una panoramica di quello che è effettivamente il titolo in questione, il tutto abbastanza a grandi linee dato che nel momento in cui sto scrivendo questo articolo sono ancora un po’ lontano dal vedere il finale delle sue vicende.

Octopath Traveler è un JRPG uscito il 13 Luglio 2018 sull’ultima installazione hardware di mamma N, Nintendo Switch, e ha riscosso ad oggi un enorme successo soprattutto nella terra del Sol Levante, arrivando addirittura a non avere abbastanza copie per soddisfare la domanda dei negozi.

Il gioco narra le vicende di non uno, non due… ma ben otto protagonisti all’interno dello stesso mondo di gioco, ognuno caratterizzato dal suo personalissimo background, job in battaglia e storia da vivere.

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Otto viaggiatori e un unico, meraviglioso, mondo

Dal momento in cui avvieremo il titolo, ci verrà data una panoramica di tutti i viaggiatori e il loro punto di partenza nella regione dove si svolgerà il gioco, con in accompagnamento un resoconto del loro passato e le loro peculiarità in termini di abilità dentro e fuori i combattimenti perchè sì, a differenza dei giochi a cui Octopath si ispira, potremo interagire con NPC e elementi degli scenari in maniera differente a seconda di chi sceglieremo di impersonare lungo la nostra avventura.

Una volta presa la (enormemente ardua) scelta del nostro protagonista di partenza, affronteremo immediatamente il suo primo capitolo, in modo tale da poter far mente locale su quali saranno le motivazioni che lo spingeranno ad esplorare in lungo e in largo il mondo di gioco.

Sin da subito i fan del genere potranno scorgere nel prodotto le influenze di alcuni dei grandi titoli che hanno plasmato i JRPG di oggi, quali il mai abbastanza lodato Chrono Trigger per il suo level design e Final Fantasy V-VI per il sistema di job e la base del combat system.

Le peculiarità del titolo si possono trovare in due aspetti attorno i quali viene costruita l’intera esperienza: la storia e il sistema di combattimento; procediamo ora con ordine.

Riuniti per raggiungere i nostri obiettivi

Come descritto nel paragrafo precedente, avvieremo il gioco con un solo viaggiatore e dovremo affrontare il suo primo capitolo con lui soltanto, ma una volta completata la prima tappa, il titolo ci da la possibilità sin da subito di esplorare a proprio piacimento l’intero mondo di gioco, indicandoci come obiettivi le posizioni di partenza dei protagonisti rimanenti.

Esatto, non avete letto male, l’intenzione di Octopath Traveler è quella di darci la possibilità di riunire tutti i viaggiatori, indipendentemente da chi scegliamo in partenza.

Per quanto possa sembrare estremamente confusionario, gli sviluppatori hanno pensato bene di rendere la loro partecipazione quasi secondaria.

Essenzialmente potremo arruolare gli altri viaggiatori semplicemente completando il loro rispettivo primo capitolo, nel quale la prima metà verrà affrontata dal nuovo arrivato in solitaria (quindi controlleremo solo il nuovo viaggiatore), e nella seconda ci ritroveremo ad aiutarlo ad affrontare il dungeon di turno con il resto del party fino a quel momento sbloccato ottenendo, in cambio del suo completamento, l’aiuto del nuovo PG nel nostro viaggio.

Questo vuol dire che il focus rimarrà la storia del primo personaggio scelto, con la possibilità di approfondire le vicende dei compagni, permettendo al giocatore di non ritrovarsi spaesato tra le varie trame che andranno a intrecciarsi.

L’aggiunta dei vari viaggiatori all’interno del party (per un massimo di quattro, intercambiabili all’interno delle locande) apre al giocatore diverse opzioni di interazione con il mondo di gioco, in quanto ognuno di loro ha la possibilità di avviare specifiche azioni nei confronti degli NPC, in modo tale da poter completare le missioni secondarie del gioco che spesso e volentieri richiedono l’utilizzo di più job durante il loro svolgimento.

Per farvi un esempio: il cacciatore ha l’abilità di poter avviare delle “risse” contro gli altri NPC, quindi delle vere e proprie battaglie. Ciò è stato utile per completare una missione secondaria dove vedeva protagonisti una donna che non riusciva riconoscere la forza dell’uomo che da tanto tempo prova a conquistare le sue grazie, nello specifico abbiamo avviato una rissa con il ragazzo e, facendoci battere (era terribilmente forte, giuro), la ragazza ha riconosciuto il suo valore, permettendo finalmente al loro amore di sbocciare.

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Potremo reclutare i vari viaggiatori raggiungendo le loro “città di partenza” all’interno della world map

Come ti spezzo la monotonia del sistema a turni

Altro pilastro portante del titolo è senza dubbio alcuno il suo incredibile combat system, che prende a piene mani l’eredità di Final Fantasy V e VI e lo porta ad un livello superiore, strizzando l’occhio al non a caso sopra citato Bravely Default.

Il sistema di combattimento di Octopath Traveler a prima vista può sembrare quello classico dei JRPG di una volta, dove le azioni dei vari personaggi e nemici coinvolti viene determinato da una rotazione a turni esente da qualsiasi barra ATB di sorta, ma Acquire ha voluto fare le cose in grande.

Al primo combattimento ci vengono mostrate le due colonne portanti del loro pregevolissimo combat system, il Dominio e la carica PP.

Il Dominio è una funzione di Stun (Stordimento) che permette al giocatore di ritardare il turno del nemico di un giro e renderlo estremamente vulnerabile infierendo un determinato numero di attacchi con l’arma o l’elemento magico a cui è debole, rappresentato da un numero all’interno di una icona a forma di scudo sotto il suo sprite.

Esempio per comprenderci: abbiamo incontrato un Goblin debole all’arco e al fuoco, e nell’icona a forma di scudo ha un “2”, questo vuol dire che dovremo effettuare DUE attacchi con ARCO o una MAGIA DI FUOCO per stordirlo, rendendolo estremamente vulnerabile e fargli saltare il suo prossimo turno nella rotazione, in modo tale da poterlo eliminare rapidamente evitando grattacapi.

La carica PP è quasi in tutto e per tutto la funzione Bravely di Bravely Default.

Essenzialmente nel turno di uno dei membri del nostro party potremo, ovviamente, compiere una singola azione. Compiendone una sola avremo la possibilità di ottenerne una extra per il turno successivo e se ne faremo una sola anche al turno dopo, potremo accumulare un’altra azione ancora, fino ad arrivare 5 (visibili sopra il nome del personaggio nell’HUD di battaglia sotto forma di sfere gialle).

Questo vuol dire che potremo accumulare azioni nel corso della battaglia e, al momento giusto, rilasciarne un numero a nostro piacimento alla pressione del tasto R dove le volte in cui lo premiamo corrisponde alle azioni che utilizzeremo in quel preciso turno, in modo tale da rilasciare attacchi incredibilmente potenti su nemici che avremo eventualmente stunnato con la funzione Dominio.

Questo porta un’evoluzione intelligente ad una formula rodata negli anni nel genere ruolistico giapponese che non va a far perdere la magia dello stile retrò dei combattimenti, andando invece a rendere molto più interessanti i combattimenti (combinare le abilità uniche dei vari personaggi e la funzione dominio è un piacere da giocare) e il tutto rende le sezioni di grinding molto meno noiose e quasi divertenti.

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Ciò che vediamo nell’HUD durante i combattimenti

 

L’importanza della nostalgia

Fatta questa importante panoramica sul gioco possiamo addentrarci nell’argomento principale dell’articolo, ovvero l’importanza della nostalgia.

L’industria si evolve, e con essa anche i giochi che ci offre portano con loro un carico di contenuti sempre più avanzati tecnologicamente, a tal punto che quello che ci ritroviamo in casa è a tutti gli effetti un prodotto a volte al pari delle produzioni di Hollywood, con budget incredibili e potenza tecnica che sfiora il fotorealismo…

Sembra tutto bello detto così, vero?

Facciamo ora un resoconto dei prodotti che ci vengono propinati oggigiorno: giochi dalla durata massima di una ventina d’ore, che trattano storie che potremmo riassumere in due righe, gameplay che segue canoni semplicistici e che non offre alcun tipo di stratificazione nè a livello di difficoltà, nè tantomeno da quello della profondità.

Non a caso li ho chiamati prodotti, perchè come tali li iniziamo e li finiamo, come un qualsiasi oggetto usa e getta, che nel giro di un mese dimentichiamo e a malapena riusciamo a ricordarne il titolo.

Facciamo invece caso ai giochi “di una volta”, a come tutt’oggi il mondo intero del gaming ancora riesca a ricordarne tutti i dettagli e le storie che raccontavano, a come ancora oggi vengono ricordate le emozioni e le lezioni che quei giochi ci hanno trasmesso al primo contatto, e come ancora oggi fischiettiamo le musiche dei loro menù e dei loro mondi.

E’ proprio su questi punti che Octopath si prende una grossa responsabilità nello scenario videoludico attuale, ovvero quello di farci rivivere le emozioni delle storie semplici ma comunque memorabili di una volta, accompagnate da motivi chiari, nitidi e epici, totalmente differenti dalle tracce delle grosse produzioni che si somigliano a vicenda, con una forte presenza di bassi nell’equalizzazione perchè “è nei bassi che il la musica popolare va a concentrarsi oggigiorno”.

Octopath Traveler vuole essere un’esperienza, come esperienze erano i grandi titoli del passato, con una struttura che vuole dare la possibilità ad ogni giocatore di impersonare il personaggio in cui più si rispecchia, e vivere la sua personalissima avventura, scegliendo i compagni che vuole portarsi dietro esattamente come farebbe chiunque nella vita di tutti i giorni per un viaggio al di fuori delle mura della propria città natale.

Octopath Traveler vuole dire all’industria e ai giocatori di non dimenticarsi da dove tutto è partito, di come una volta i giochi volevano catapultare gli appassionati in mondi ispirati che erano pronti a prendere un posto nel cuore e nella memoria, con personaggi carismatici e mondi da sogno che nonostante la grafica a 16-bit riescono a essere più vivi e ispirati delle metropoli fotorealistiche delle produzioni ad alto budget di oggi, con personaggi tutti pronti a raccontare storie uniche capace di lasciare un sorriso sul volto del giocatore, il tutto con uno standard di difficoltà mai troppo alto e ben stratificato per rendere il tutto accessibile a chiunque, con una filosofia di “easy to learn, hard to master”.

Cari sviluppatori, cari videogiocatori, questo è un appello a tutti voi.

Non sottovalutate la nostalgia, diamogli invece forma, perchè se proviamo questo sentimento è perchè effettivamente qualcosa s’è perso nel corso degli anni, e non è ancora troppo tardi per riportarlo alla luce, e Octopath ne è la prova.

Facciamo un passo indietro, per poterne poi fare altri due avanti. Giocate Octopath Traveler, e ricordatevi le cose che ci hanno fatto innamorare di questo meraviglioso medium.

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Sono Saby, originario di Rimini e ora trasferito in quel di Londra, vivo da solo in un piccolo bilocale e pago il mio affitto e le mie tasse lavorando come session player e sound engineer in studi di registrazione medio/piccoli a Londra e dintorni!
Cresciuto da mio fratello a pane, Zelda e N64, sono ora un malato delle storie dove Link è protagonista e fedele seguace del buon Yoko Taro, oltre a essere un grande fan dei JRPG vecchio e nuovo stampo (quando fatti a dovere).
Spero di riuscire a offrirvi contenuti degni del vostro tempo! Buona permanenza!

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Fabiod94
Fabiod94
6 anni fa

Articolo completo e interessante.ccome sai già anche io apprezzo molto le somiglianze con la saga bravely. Detto questo buona fortuna in questo sito Sab 🙂

Fabiod94
Fabiod94
6 anni fa

Articolo completo e interessante.ccome sai già anche io apprezzo molto le somiglianze con la saga bravely. Detto questo buona fortuna in questo sito Sab 🙂

Saby
Saby
6 anni fa
Rispondi a  Fabiod94

Grazie mille Fabio!
Assolutamente, le somiglianze ci sono tutte!
Possiamo infatti, per certi versi, considerare Octopath un “successore spirituale” della saga Bravely!

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