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Flintlock: The Siege of Dawn, l’anteprima

Dark Souls ha definito e creato un sottogenere apprezzato e amato. Il punto che ci siano stati progetti che hanno tentato di replicarne le sfumature è cosa nota a chiunque mastichi il sottobosco di opere di questo tenore. Flintlock: The Siege of Dawn, a differenza di produzioni del calibro di Lies of P, si propone in un altro modo, con un tenore differente: è solamente action. Lo si nota sin dai primi istanti, quando, nel menu principale, è possibile selezionare la sfida fra quattro distintive possibilità per affrontare al meglio cosa vi è al suo interno. È bastato molto poco per capire che una sfida complessa era la migliore delle opzioni, soprattutto per saggiare cosa avessi di fronte.

Sorprendentemente, Flintlock: The Siege of Dawn non mi ha deluso affatto, nel corso delle quattro ore per arrivare ai titoli di coda della demo. Quattro ore che sono state capaci di dimostrarsi esaustive, poiché concentrate sul sistema di combattimento, sul gameplay e su una trama che appare al momento tutta in divenire, con un worldbuiling che potrebbe coinvolgere inaspettatamente. Vediamo il perché.

Dentro le trincee

La produzione non si accontenta di buttarci nel bel mezzo della guerra, bensì ci getta nelle trincee durante un assedio di una cittadina perduta, la Città d’Alba, ora tenuta sotto scacco dalle fiere venute fuori dalle Porte del Grande Abisso. Anche se è impossibile dare per ora una valutazione precisa del racconto, la narrazione poggia sulle spalle di Nor Vanek, una soldatessa capace di usare armi da fuoco e un’accetta con cui si fa spazio in questo tenebroso e brutale mondo.

È un membro di spicco della Coalizione, una forza che si occupa di proteggere il mondo intero dai morti, ora ovunque, pronti a seminare panico e distruzione. Nel corso di un evento che è bene rimanga generico, la ragazza incontra Enki, uno spiritello con un grande potere ancestrale, che permette alla giovane di compiere azioni non tipiche di una soldatessa della Coalizione.

È stato importante che il team di sviluppo, A44 Games, concentrasse parte delle sue attenzioni sul mondo creato e su una parte fondamentale del suo worldbuiling. Per opere del genere, infatti, è importante che venga messo immediatamente in chiaro cosa accade nel mondo per plasmare in seguito un racconto convincente e brillante, in grado di coinvolgere. Al momento, Flintlock: The Siege of Dawn appare esattamente come una produzione di questo tipo, forte inoltre di una protagonista che potrebbe realmente sorprendere, dando molto ai giocatori e agli appassionati del genere action, qui osannato all’asintoto.

Menare le mani su Flintlock: The Siege of Down

La produzione è un action con una visuale tridimensionale con dinamiche di gameplay prese da molti esponenti del sottogenere soulslike. In tal senso, è stata una sorpresa ritrovare la classica deviazione che ha reso famoso Sekiro: Shadows Die Twice, che compromette le difese del nemico. Il sistema di combattimento, al riguardo, sembra fluido e alquanto pregevole, per cosa abbiamo provato nel corso dell’esperienza: Nor è armata di un’accetta e di un’arma da fuoco, con le bocche che si espandono nel corso dell’avventura; infatti, l’è possibile adoperare un moschetto per colpire a distanza i nemici, prendendosi il tempo necessario per poi sferrare degli attacchi ravvicinati per stordire e uccidere il nemico.

Se in molti Action RPG non è possibile saltare, e neppure compiere doppi salti, in Flintlock: The Siege of Dawn è possibile. Utilizzando la polvere, una sostanza che, oltre a riempire le canne dei fucili e delle pistole, Nor compierà acrobazie di vario genere, per raggiungere così luoghi altrimenti inaccessibili o per impedire ai nemici di effettuare degli attacchi pesanti. Il gameplay dell’opera, insomma, appare come ben costruito e in divenire.

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Parte del sistema di combattimento, è bene sottolinearlo, si basa sul parry: la deviazione è fondamentale per eliminare gli scudi avversari o costringere un nemico a inginocchiarsi, così da concatenare attacchi più brutali. Con la pressione del tasto è possibile sferrare un’offensiva pesante, per poi usare i poteri di Enki, potenziabili inoltre agli accampamenti, dei falò improvvisati in cui è possibile perfezionare le abilità e sbloccare quelle passive. Non è un albero estremamente complesso da visionare, poiché la produzione sembra voglia mantenere una certa immediatezza, caratteristica che si pone come elemento di pregio.

Ciò che mi ha sorpreso molto, nel corso delle quattro ore a nostra disposizione, è che ci si potesse mettere in contatto con cittadine e persone sparse per dei villaggi del mondo, in cui è possibile raccogliere missioni opzionali e secondarie. Questo permette di comprendere che la produzione, proposta al momento con il contagocce per non svelare troppo, ha elementi di assoluto valore che attendono solo di essere scoperti.

Il fatto che esista un mondo completamente esplorabile e interconnesso, che è possibile visitare con viaggi rapidi, è positivo: permette di immaginare il grado di rigiocabilità eventuale che la produzione potrebbe proporre nel corso dell’avventura.

Uno stile da vendere a colpi di spada e fucile

Ammetto che, inizialmente, la produzione non mi ha colpito come immaginavo. Le troppe ispirazioni ormai classiche di questo genere sono diventate stucchevoli e hanno portato alla noia, sebbene siano coinvolgenti. Una volta però scoperto meglio cosa vi fosse all’interno del pacchetto, ho immediatamente compreso che Flintlock: The Siege of Dawn non era un’opera come le altre.

Ha dalla sua l’esperienza di un team che con Ashen ha incantato tutti e un sistema di combattimento fluido, come dovrebbe essere per qualunque Action RPG che si rispetti.

È chiaro che sia ancora presto per tirare le somme, ma quanto abbiamo provato, visto e ascoltato, complici le composizioni musicali e la cura per il mondo di gioco, rende Flintlock: The Siege of Dawn una produzione da aggiungere nella wishlist di Steam senza tante cerimonie. Tanto, a meno che arrivi Elon Musk, almeno questo è gratis.

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