Videogiochi

Honkai: Star Rail e il futuro della fantascienza comica

Il seguente articolo contiene spoiler più o meno importanti sulla trama di Guida Galattica per Autostoppisti e su Honkai Star Rail.

“Esiste una teoria che sostiene che qualora qualcuno dovesse mai scoprire l’esatto scopo dell’Universo ed il perché della sua esistenza, scomparirebbe all’istante e sarebbe sostituito da qualcosa di ancor più bizzarro ed inspiegabile. C’è un’altra teoria che sostiene che questo sia già successo.”

Quello che avete appena letto è un estratto della seconda serie radiofonica di Guida Galattica per Autostoppisti, nata dalla geniale penna di Douglas Adams e talmente influente da aver dato vita ad un franchise tutt’oggi amato e rimpianto dagli appassionati più malinconici. Se avete mai letto la serie di romanzi che ne deriva, allora saprete perfettamente delineare le caratteristiche fondamentali di un’opera fantascientifica sì, ma anche e soprattutto umoristica.

Nel caso in cui invece non l’abbiate mai letta, non preoccupatevi: nel corso di questo articolo avrete modo di cogliere le principali peculiarità del genere a più riprese. La “trilogia di cinque libri” di Adams è stata poi adattata in un film del 2005, spassoso e sorprendentemente ben fatto, diretto da Garth Jenning: questa pellicola è, a detta di molti, il prodotto cinematografico più esemplare nell’ambito della fantascienza umoristica, capace di riportare sul grande schermo un genere di nicchia un tempo molto affrontato in certi medium e meno in altri.

Certo, ci sono altri celeberrimi film che possiamo ricondurre alla science fiction comedy, a partire dall’italiano Fascisti su Marte di Corrado Guzzanti; mentre, se andiamo ancora più indietro nel tempo, non possiamo non menzionare il controverso Mars Attacks! di Tim Burton (che ai tempi non fu esattamente ben accolto dalla critica) e il cult movie Ghostbusters, di Ivan Reitman, altro gigante del genere.

ADV


Il cinema, insomma, grazie anche allo slancio e all’ispirazione di numerosi romanzi, ha avuto largamente modo di divertire raccontando storie fantascientifiche, una combinazione sicuramente non scontata che ha generato più delusioni che soddisfazioni, spesso sfociando in prodotti non esattamente degni di nota che sono presto finiti nel dimenticatoio, portando infine ad un decadimento in toto di questa curiosa fusione – tecnologia, scienza e risate.

È impossibile non constatare il fatto che se ne stia disinteressando a sua volta anche la letteratura: dobbiamo tornare indietro di quasi 60 anni per trovare l’ultimo grande successo della fantascienza comica italiana, le iconiche Cosmicomiche di Italo Calvino. Una frazione temporale lontana che ha rappresentato l’apice della popolarità di questo genere, finita ormai con i primi anni 2000.

Chiaramente, qualcuno ha provato a riproporre questa formula anche in tempi più recenti, ma è possibile considerare questi tentativi come le eccezioni che confermano la regola. Il genere così come era stato pensato è ormai diventato obsoleto. La tendenza di inserire sporadici momenti comici, fini a sé stessi e adoperati con l’unico scopo di allentare la tensione nelle opere sci-fi, ci ha fatto dimenticare di quel sottogenere che fa l’esatto opposto, e che alla narrazione pseudo razionale e verosimile della fantascienza antepone il paradossale, il controsenso e l’irriverenza.

L’assurda fantascienza di Honkai Star Rail

Ed è qui che nasce la riflessione che ha dato il titolo a questo pezzo: possiamo considerare Honkai Star Rail la nuova frontiera della fantascienza umoristica?

ADV

A chiederselo è un appassionato del genere, un po’ malinconico, che ha deciso di provare la versione PS5 del titolo Mihoyo nonostante l’amore con i GaaS non sia mai sbocciato: mai avrei pensato di affezionarmi così tanto in soli 2 mesi. Mettendo da parte le considerazioni tecniche, Star Rail dimostra come sia ancora possibile centrare il connubio perfetto tra due categorie di opere così diverse, fantascienza e commedia.

Il mondo videoludico ha guardato sempre da lontano la fantascienza comica, quasi timidamente. Guida Galattica, nel 1984, fu adattato in un videogioco per PC, un’avventura testuale molto apprezzata dai critici che ne lamentarono però l’eccessiva difficoltà. Destroy All Humans!, titolo di Pandemic Studios e THQ uscito nel 2005, ne è forse uno dei pochissimi esponenti: un gioco che, per carità, ha assemblato un seguito sicuramente discreto, riscontrando un buon successo, ma che non ha saputo trasportare la sci-fi comedy nell’ambito del videogioco.

E allora, così come Guida Galattica fu capace di rendere la fantascienza umoristica uno dei generi di punta dell’intrattenimento degli anni ‘70 e ‘80, Honkai Star Rail cerca di ritagliarsi uno spazio unico e ancora inesplorato nel mercato dei gacha e, più generalmente, dei videogiochi, con opzioni di dialogo surreali, momenti che piegano la razionalità della fisica e della scienza, personaggi curiosi e riferimenti molto marcati alla cultura di internet. C’è proprio di tutto.


A tratti, sembra quasi di giocare ad un vero e proprio nuovo adattamento videoludico dei romanzi di Adams, un gioco capace di catturare l’essenza di un genere ormai dimenticato in maniera a dir poco magistrale. L’elemento fantascientifico è presente, certo: la storia del protagonista inizia su una enorme stazione spaziale, con una sequenza action che lascia presagire un gioco a dir poco scoppiettante, ma ben presto ci rendiamo conto di esserci (parzialmente) sbagliati.

ADV

La stazione spaziale è controllata da un curioso manichino animato e decisamente eclettico, Herta, ed è popolata da una serie di personaggi altrettanto strani, come il cane Peppy (che nell’evento “Aetherium Wars” sembrerebbe essere capace addirittura di giocare ad un videogioco), e di oggetti curiosi, come i gabinetti sparsi in giro per la struttura che trasportano il giocatore a destra e a sinistra (con achievement inclusi). In Star Rail sono quindi i momenti emozionali, quelli colmi di sviluppi di trama, a intervallare una narrazione altrimenti stravagante e spiazzante.


Qui è possibile tracciare la prima differenza che stacca il gioco di Mihoyo dal resto, ed è di riflesso anche la differenza tra fantascienza umoristica e semplice fantascienza, che di primo acchito non sembrerebbe essere poi così marcata. La comicità non è il contorno, il time-out per riprendersi da sequenze action particolarmente cariche, pesanti, coinvolgenti. No, è l’esatto opposto: è il fulcro della trama, è un universo costruito attorno ad una conclamata intenzione di spiazzare il fruitore dell’opera. La fantascienza umoristica non si interroga sull’effettiva razionalità di quello che si sta raccontando, ma anzi si chiede come renderlo ancora più paradossale.

Quante volte le opere di fantascienza si sono interrogate su come rendere verosimile e scientifico il viaggio interstellare? E quante volte hanno dovuto fare i conti con gli studiosi e gli appassionati intenzionati a sottolineare come la fisica non funzioni in quel modo? Guida Galattica ha risolto il dilemma inventandosi il famoso e celebre “motore a improbabilità infinità”, che sfrutta la quinta dimensione, la probabilità, spesso portando a risultati tragicomici (come l’astronave che viene trasformata in una gigante paperella di gomma ed altri strani oggetti).
Ma le differenze non finiscono qui.

Perché scegliere la fantascienza comica?

In realtà, me lo sono chiesto spesso anch’io: nel corso delle ormai centinaia di ore passate in compagnia dell’equipaggio dell’Astral Express, il treno interstellare che solca i cieli dei mondi che necessitano del loro aiuto. Perché scegliere un genere così peculiare, così oscuro in tempi moderni, per realizzarne un videogioco che sulle proprie spalle porta il peso non di replicare, ma quantomeno di avvicinare il clamoroso successo del fenomeno Genshin Impact? I creatori avrebbero potuto benissimo sviluppare l’ennesimo fantasy, o cavalcare le ultime tendenze del mercato come il genere cyberpunk, tornato clamorosamente alla ribalta.

ADV

E invece no. Honkai Star Rail ha scelto di assomigliare ad un ciclo di romanzi di più di 40 anni fa, di cui le nuove generazioni probabilmente non conoscono granché per motivi anagrafici, nonostante siano presumibilmente il target di riferimento. Una scelta curiosa, sulla quale vale la pena interrogarsi: il gioco ha riscosso sicuramente un ottimo successo, e la formula del gacha è un metodo assicurato per generare profitti, ma è innegabile il fatto che avrebbe potuto essere anche più mainstream, per interessare una platea di utenti ancora più larga.


E allora perché proprio la fantascienza comica? Semplice: è un genere ancora attuale. La narrazione fantascientifica sta andando sempre di più verso la critica sociale e l’analisi dell’essere umano, con le sue sfaccettature. Tutti concetti validissimi, e che rendono la fantascienza uno dei generi più versatili che ci possano essere. Ma è qui che avviene la magia del peculiare sottogenere di cui stiamo parlando: non è disinteressato ai messaggi dalla forte connotazione etica, ma li affronta mettendo l’ironia al centro.

Articoli che potrebbero interessarti

Guida Galattica, ad esempio, è pieno di spunti di riflessione subdolamente nascosti dietro momenti assurdi: il supercomputer Pensiero Profondo, costruito dagli occupanti umanoidi di un mondo lontano, impiega 7 milioni di anni per trovare la “risposta alla domanda fondamentale sulla vita, l’universo e tutto quanto”, calcolando come risultato un semplice e deludente “42”, aggiungendo che “ad essere sinceri, penso che il problema sia che voi non abbiate mai saputo veramente qual è la domanda”.

Al di là di quello che poi succede a livello di intreccio della trama, aspettarsi un risultato estremamente chiaro senza aver posto una domanda poi così definita apre in realtà una riflessione interessante sulla tendenza dell’uomo a formulare dei quesiti incompleti, pur aspettandosi un riscontro perfetto. Giungere a tale conclusione, dopo aver letto fra le spassose righe del romanzo di Adams, è una cosa non da poco, che dimostra quanto importante possa essere la fantascienza umoristica.

Ed è probabile, quindi, che gli autori di Honkai Star Rail abbiano proprio quello in mente. La trama tocca tematiche delicate, come le divisioni sociali e le catastrofi causate dagli Stellaron, anche con una certa maturità e con un certo sviluppo interiore dei personaggi coinvolti. Il tutto, però, è letteralmente immerso in una pletora di situazioni assurde, che non sviliscono l’importanza di quello che viene raccontato ma, anzi, ne rendono l’analisi ancora più coinvolgente e soddisfacente.

Clara, l’adorabile ragazzina di Belobog dai capelli bianchi che ha imparato a vivere in una comunità di robot, viene accudita da un automa, chiamato Svarog, calcolatore, a volte eccessivamente serioso, capace di generare una certa ilarità nel giocatore, che deve spesso intrattenere dialoghi a dir poco bizzarri con lui: è però questo scenario, sicuramente singolare, che fa da sfondo ad una quest secondaria che colpisce per la sua profondità emotiva e per le sue implicazioni etiche, chiamata “Rarely Affectionate”.

In questa missione, divisa in due parti, dovremo scegliere il fato di un piccolo robot, Pascal, il quale è danneggiato in maniera terminale, e capire se sia meglio lasciarlo nelle mani di Clara, la quale proverà ad aggiustarlo senza però avere la certezza di poterlo “guarire”, o affidarsi al freddo calcolo di Svarog, che spiega come sia più dignitoso spegnerlo.


Fra una risata e l’altra, il gioco concede al giocatore l’occasione di riflettere su questioni non esattamente leggere, in una modalità che non è (solo) fantascientifica.
Honkai Star Rail ha scelto dunque un metodo unico, purtroppo dimenticato, di interrogarsi sulla natura dell’uomo. Sia chiaro, la fantascienza comica può tranquillamente scegliere di non nascondere alcun messaggio dietro alle assurde peripezie che racconta, pur regalando momenti di ilarità. Ma il processo che ci porta alla risata non è a sua volta uno dei sentimenti più umani che ci sia?

Raccontare lo spazio attraverso il bizzarro

Il gacha di Mihoyo, in realtà, mette in campo una notevole versatilità, e sa essere tante cose. È una space opera, perché vede i protagonisti saltare da un lato della galassia all’altro, ma è anche un po’ steampunk, perché Belobog (la seconda fermata dell’epopea spaziale) è architetturalmente molto simile alle città rappresentate in quel genere di opere.

Pare quindi difficile essere sicuri al 100% di poter catalogare Star Rail come una commedia fantascientifica, ma gli elementi che al contrario lo permettono sono davvero tanti, a partire da come comunicano i personaggi che popolano la galassia, che dispongono tutti di un telefono, si scambiano messaggi esilaranti facendo largo uso di un gergo di internet assai specifico, e usano i classici sticker tipici delle app di messaggistica. Non è un dettaglio da poco, dato che alla base della fantascienza umoristica c’è proprio la satira delle convenzioni distintive dell’estetica fantascientifica e della società moderna.


Siamo investiti dai paradossi: com’è possibile che un essere non meglio identificato di nome Pom-Pom sia il conduttore di uno strano treno interstellare? E com’è possibile che una struttura enorme come la Herta Space Station possa funzionare correttamente, pur essendo comandata da un presuntuoso ma divertente manichino animato? Honkai Star Rail non cerca di essere preso sul serio, ma anzi fa l’esatto opposto per il 90% del tempo, pur mantenendo una narrativa di grande spessore.

La quantità di easter egg presenti nel gioco è disarmante, tale che diventa fisicamente impossibile menzionarli tutti. In un dialogo è presente il criptico “42” di Guida Galattica, il titolo di un achievement fa riferimento al Trauma Team di Cyberpunk 2077, un altro al film “Ready Player One”, e i nomi di alcuni nemici sono una citazione ad un libro di Lovecraft. Questi esempi sono, letteralmente, la minuscola punta dell’iceberg: Star Rail è un vero e proprio inno alla cultura nerd tutta, menzionata e tributata nei modi più subdoli, originali e divertenti che si possano pensare.

Gli easter egg contribuiscono ad incrementare esponenzialmente l’alone di assurdità che permea tutto il gioco e si aggiungono agli altri elementi: il quadro d’insieme è un’avventura che, per la sua quasi totalità, disorienta e spiazza il giocatore, che viene rapito, incuriosito e intrigato da questo universo di gioco così pseudo-scientifico e buffo.

La quarta parete viene, in un modo quasi naturale, rotta più e più volte, e i dialoghi diventano addirittura autoreferenziali, in certe occasioni: uno dei tanti esempi è Silverwolf, personaggio molto amato dalla community, che fa spesso riferimento a dei giochi gacha sul suo cellulare.

Con una comicità così persistente rimane difficile non pensare immediatamente al capolavoro di Adams, così lontano cronologicamente ma così influente ed indimenticabile. Non sto dicendo che le due opere siano direttamente paragonabili: è quasi impossibile confrontare due medium così differenti con assoluta precisione, ma è chiaro come il concetto di fondo sia lo stesso.

Il fascino dell’universo che viene raccontato, sia in Guida Galattica che in Honkai, risiede nella capacità di spostare il focus dall’elemento fantascientifico all’elemento paradossale, quello che deve sia confondere che intrigare il fruitore. Scegliere di farlo in un gacha game, un gioco in cui tendenzialmente si glissa sui dialoghi per dedicarsi al farming, è a sua volta un paradosso e dimostra il coraggio dei suoi autori, che hanno impiegato una cura quasi maniacale nel tappezzare Star Rail di elementi tipici della fantascienza comica.

La Herta Space Station ne è l’esempio lampante, ma non è l’unico. Il pianeta di Jarilo-VI, sezione in cui narrazione si fa più seria, non manca di far divertire i giocatori con lo spassoso evento del Fight Club, con i suoi improponibili avversari.

La parte successiva dello Xianzhou Luofu, una mega-astronave che ospita una vera e propria metropoli, è pregna di riferimenti alla cultura cinese, ma è anch’essa animata da personaggi che è impossibile non adorare, come Qingque, un membro della Diviner Commission che al posto di lavorare passa il tempo a giocare ad un simil-mahjong. Nell’attesa di scoprire in quali strani posti ci porterà l’Astral Express nei prossimi aggiornamenti, una cosa è certa: l’intenzione degli autori è quella di creare una delle più grandi opere di fantascienza comica della storia, in costante evoluzione, un traguardo sicuramente ambizioso ma che per ora sembra alla portata.

La rinascita di un genere obsoleto

Al termine di queste considerazioni, il quesito posto nel secondo paragrafo rimane: possiamo considerare Honkai Star Rail la nuova frontiera della fantascienza comica?
Al momento è difficile tirare le somme in maniera definitiva, dato che il gioco non ha nemmeno un anno di vita, ed è ovvio che per lasciare indelebilmente il segno nella travagliata storia di questo sottogenere dovrà continuare a divertire ancora per molto tempo, un po’ come i romanzi di Adams, ancora esilaranti a distanza di decenni. Per ora, però, l’esperimento è un successo: la community è estasiata dal bizzarro mondo (o universo..) di Honkai Star Rail, e i momenti più assurdi del gioco diventano spesso virali, con decine di migliaia di like e repost.

Da appassionato di fantascienza umoristica, e da insospettabile giocatore di gacha game, non posso che riporre in Honkai le speranze per il futuro di un genere così unico.

Pensare alla possibilità che un altro giocatore, magari ancor più giovane di me, possa chiedersi cosa significhi quel “42” nascosto fra i dialoghi del gioco, per poi scoprire quale leggendaria opera va a tributare, mi fa emozionare e non poco. Sarebbe quasi possibile descriverlo come una sorta di grande museo interattivo, una vetrina di tutto ciò che la fantascienza comica ha offerto, e quello che può continuare a offrire. È un genere caduto in disuso, ma non esaurito, e può essere lo strumento narrativo di una miriade di altre storie, basta saperle raccontare. E in questo, Honkai Star Rail ha dimostrato di voler fare sul serio. Per modo di dire, sia chiaro.

Seguici su tutti i nostri social!
CondividI
Matteo Di Cola

Eterno amante di astronomia e di videogiochi, Matteo è cresciuto con un gamepad in una mano e con una carta celeste nell'altra. Cerca sempre di scoprire cose nuove su di lui e sui suoi gusti esplorando decine di generi. Con gli anni ha riscoperto anche una forte passione per la letteratura, la musica, la tecnologia e per la cultura orientale, in particolar modo cinese, oggetto del suo percorso di studi in Lingue e Letterature. Trova sempre un legame tra quello che interessi così diversi riescono a raccontare, nella maniera più personale possibile.

  • Articoli recenti

    Indika, la recensione: nell’anima di una suora

    Ero rimasta abbastanza colpita dall'annuncio di Indika, ma allo stesso tempo dubbiosa sui suoi contenuti…

    % giorni fa

    Deadpool: Il buono, il brutto e il cattivo, la recensione: Ridi, Pagliaccio

    Deadpool parte alla ricerca delle sue origini assieme a Wolverine e Capitan America. In questa…

    % giorni fa

    Che cos’è il City Pop? Nascita e Rinascita di un genere musicale

    Se una macchina del tempo mi trasportasse nel Giappone di metà anni '80 non credo…

    % giorni fa

    Sand Land, la recensione: l’ultima opera di Akira Toriyama

    Ventiquattro anni dopo l'originale uscita nella rivista Weekly Shonen Jump di Shueisha, Sand Land ottiene…

    % giorni fa

    Shibatarian, la recensione: La discreta inquietudine di un’idea strampalata

    Shibatarian, manga shonen a tinte horror-sovrannaturali di Katsuya Iwamuro, pubblicato in Giappone da Shueisha, è…

    % giorni fa

    Civil War, la recensione: Dio (non) benedica l’America

    Ultimo lavoro di Alex Garland prima della sua pausa dal cinema, Civil War è stato…

    % giorni fa