Cinema&Tv

John Wick 4, la recensione: La fine di un sicario

John Wick 4

8.5

Scrittura

8.0/10

Regia

8.5/10

Comparto tecnico

8.0/10

Direzione artistica

9.0/10

Cast

9.0/10

Pros

  • Gravoso peso emotivo della vicenda
  • Azione frenetica ben coreografata e girata
  • Nuovi personaggi approfonditi
  • Degno finale dell'epopea di John Wick

Cons

  • Secondo atto a tratti allungato

Con John Wick 4 si chiude la tetralogia dedicata ad una delle nuove icone del cinema d’azione. Chad Stahelski, con questa sua serie cinematografica, espansa con altre serie TV e film spin-off in arrivo, ha saputo incidere il suo nome nella storia del cinema d’intrattenimento contemporaneo, grazie al successo ricavato.

Un successo tale da ispirare molti film del genere, seppur con risultati altalenanti. Quest’ultimo lungometraggio, visto il suo encomiabile retaggio di pistole, sangue e vendetta,, riesce nell’impresa di concludere degnamente questa truculenta epopea?

Di nuovo in fuga

John, dopo essere nuovamente sfuggito alla morte in Parabellum, è nuovamente braccato dalla Gran Tavola, stavolta rappresentata dal freddo Marchese Vincent de Gramont. Quest’ultimo, dopo aver compiuto un severo giudizio a Winston e al suo Continental, assolda Caine, un sicario cieco ex amico di John, per uccidere il Baba Yaga, altrimenti sarà sua figlia a venire uccisa. Perciò Caine, un altro misterioso assassino della Tavola conosciuto come Mr. Nobody e altri sicari ingaggiano una dura caccia contro l’assassino più ricercato della storia.

Una fuga tra il Marocco, Osaka e Parigi per porre fine una volta per tutte alla carriera di John Wick, in un modo o nell’altro.

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Il peso della fine

Sappiamo tutti che, se si vuole distruggere qualcuno, se non si riesce ad ucciderlo bisogna uccidere la sua immagine. Ciò che lui rappresenta per le persone, o anche per il mondo, se la fama lo precede, deve essere demolito dalle fondamenta. Questa frase viene detta, seppur non testualmente, anche dal Marchese in una scena del film, e di essa egli ne fa il suo principale fine.

Parallelamente, numerose saranno le occasioni in cui, attraverso dialoghi, o anche silenzi, soprattutto riguardanti il personaggio di John, il film ci ricorderà che saranno solo due i modi in cui quest’ultimo troverà la pace: o uccidendo tutti o morendo. Se c’è qualcosa in cui questo quarto capitolo che eccelle è, per l’appunto, farci sentire il peso di questo e dei tre film precedenti, per quanto ciò che succeda sia conseguenza del secondo capitolo.

Questo fattore coinvolge lo spettatore ancor più di quanto già non accadeva nei precedenti capitoli. Ciò è, per quanto sembri inutile dirlo ormai, uno dei motivi dietro il successo della saga cinematografica di John Wick: dietro le scene d’azione ben coreografate e girate (e qualche volta anche citazionistiche) c’è sempre qualcosa di profondo e coinvolgente nei riguardi dello spettatore, per quanto semplice, ma priorio per questo anche facile da comprendere.

Personaggi e narrazione

I nuovi personaggi che compaiono nel corso della storia, a lungo o breve termine che siano, per quanto non vengano troppo approfonditi hanno comunque un ottimo impatto. Questo riesce anche grazie al loro character design diversificato, quasi caricaturale, le intenzioni portate in vita dalla loro ottima recitazione e il ruolo che ricoprono nella storia.

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Dopo John, due sono gli interpreti che spiccano: il primo è indubbiamente l’attore e artista marziale Donnie Yen nel ruolo di Caine, che interpreta un freddo ma profondo assassino e che, come Keanu Reeves, è autore di quasi tutti i suoi stessi stunt. Il secondo è Bill Skarsgård, che interpreta con molte probabilità il miglior antagonista della saga, qualcuno in grado di tener testa psicologicamente a John, oltre che, in maniera indiretta, fisicamente.

La “lore” del mondo viene ancor più ampliata, facendoci conoscere sempre più sfaccettature della Gran Tavola, senza andare per nulla in contrasto con il worldbuilding precedente, cosa naturale dato che è tutto frutto di un solo autore.

Si potrebbe dire che l’unico, grande difetto di questo film sia lo stesso del secondo capitolo della saga: per quanto vi siano un’introduzione, un primo atto ed un climax ricchi di adrenalina, la parte centrale risulta lenta e, a tratti, troppo allungata. Sicuramente è una scelta voluta da Stahelski, il quale ha reso più preponderante l’idea di malinconia riguardante la probabile prossima fine della saga.

Azione e citazione

Le scene d’azione sono sempre frenetiche e perfettamente comprensibili, grazie alle riprese in campo medio e carrellate continue. Una cosa che questa serie ha dimostrato è che un film action non ha per forza bisogno di un montaggio eccessivamente convulso per aumentare la tensione, se il pubblico non riesce a capire cosa realmente accade. Serve invece un buon compromesso tra forma e contenuto: la regia semplice come forma, l’azione adrenalinica come contenuto.

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In più, dopo aver visto John per tre film affrontare situazioni improbabili e uscirne vivo e (quasi) vegeto, dovremmo aver capito che il nemico più pericoloso da affrontare per noi che assistiamo è la sospensione dell’incredulità. Se tuttavia riusciamo a passare oltre il completo in kevlar leggero e flessibile, che protegge John non solo dai proiettili ma anche da cadute da palazzi, oppure se lasciamo tralasciare il fatto che lui abbia ancora la stamina per combattere dopo ore e ore ininterrotte di lotta, la sfida più dura è superata.

Se poco prima si è parlato di citazionismo, è inutile ormai dire che numerose saranno le citazioni a cult del genere action, tra le quali, oltre a numerosi lungometraggi orientali, spicca, verso il climax, una a I Guerrieri della Notte, o un piano sequenza isometrico che omaggia i videogiochi puzzle-adventure, come afferma lo stesso Stahelski.

La fine di un ciclo

Per quanto diverse delle vicende, così come il finale, possano definirsi prevedibili, non è questo che rende John Wick 4 indegno di una visione. Tutt’altro. Perché, tolta la parte centrale forse a tratti allungata, le quasi tre ore di film catturano l’attenzione dello spettatore fino alla fine.

Tale fine, per quanto non sia quella dell’universo creato da Stahelski, pone sicuramente termine ad un ciclo iniziato quasi dieci anni fa, forse nel bene, evitando di allungare eccessivamente la storia di John.

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Veoneladraal

Fin da bambino sono sempre stato appassionato di due cose: i romanzi fantasy e il cinema, passioni che ho coltivato nel mio percorso universitario, laureandomi al DAMS Crescendo hoi mparato a coltivare gli amori per i videogiochi, i fumetti e ogni altra forma di cultura popolare. Ho scritto per magazine quali Upside Down Magazine e Porto Intergalattico, e ora è il turno di SpaceNerd di sorbirsi la mia persona! Sono un laureato alla facoltà DAMS di Torino, con tesi su American Gods e sono in procinto di perseguire il master in Cinema, Arte e Musica.

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