Videogiochi

Activision Blizzard e Microsoft: cosa dicono gli organi adibiti sull’acquisizione?

Introduzione

Vi ricordate di quella notizia che poco più di un anno fa ha fatto tremare console e pc di tutto il mondo?

Quella secondo cui Microsoft avrebbe iniziato l’acquisizione di Activision Blizzard.

Buona parte del terremoto è stata causata dalla montagna di soldi che l’azienda fondata da Bill Gates ha scaricato sul tavolo delle trattative: quasi 70 miliardi di dollari.

Ricordate adesso?

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A quanto pare, a parte appassionati e stampa specializzata, sembra che i più abbiano quasi dimenticato la cosa, complici probabilmente le lungaggini burocratiche. Eppure questa acquisizione, se andasse in porto, sarebbe sicuramente uno scossone deciso per offerta e fruizione che i videogames stanno subendo in questi anni.

Non appena il mondo si è ripreso dopo l’annuncio, c’è stato un fermi tutti generale.
Sembra che la prima cosa che gli attori del mercato si siano chiesti sia stata “ma questa cosa si può fare?”

In testa c’è Sony, che dal giorno dell’annuncio non ha fatto che remare contro la transazione. A seguire, gli organismi antitrust di mezzo mondo e la commissione europea, con Nintendo, Valve e Nvidia in coda.

Il blocco da parte di Sony e le posizioni di Nintendo, Valve e Nvidia

L’acquisizione di Activision Blizzard da parte di Microsoft è stata ostacolata da Sony in tutti i modi, apparentemente per via di una delle IP di maggior successo mai sviluppate e di proprietà di Activision: Call of Duty (se siete stati su Marte negli ultimi 20 anni e volete farvi un’idea di cosa sia, leggetevi la recensione dell’ultimo Call of Duty: Modern Warfare 2 che è andato davvero benone).

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Sony è infatti preoccupata che, dopo la fusione, Call of Duty possa diventare un’esclusiva per Xbox Store o comunque rilasciato per PlayStation in versioni limitate sul versante tecnico e/o dei contenuti.

Tuttavia, nonostante il contratto di licenza di COD per Sony sia in scadenza (contratto che comprende tutti i vari Warzone, Modern Warfare, Black Ops ecc…), l’azienda giapponese ha rifiutato l’offerta di Microsoft per un contratto decennale in caso l’acquisizione vada a buon fine.

Nel tempo ho visto un sacco di fanatici accanirsi contro la concorrenza della propria console di preferenza, in quella che tutti conosciamo come Console War, ma mai mi sarei aspettato che un atteggiamento simile venisse direttamente dalla dirigenza di una delle aziende coinvolte.

Come nel caso di Jim Ryan, CEO di Sony Interactive Entertainment, che secondo un tweet di Lulu Cheng Meservey, CCO di Activision Blizzard, avrebbe dichiarato di non essere interessato ad un nuovo accordo su COD, ma di voler solo bloccare la fusione (trovate il tweet originale qui).

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Sicuramente COD è un prodotto molto importante per la salute finanziaria di PlayStation e credo che nessuno sano di mente si aspetti che Sony rimanga a guardare senza fare nulla mentre una situazione potenzialmente dannosa per i propri affari va figurandosi. Tuttavia, speriamo che in futuro possa salvarsi da certi scivoloni, concentrandosi sul dimostrare la reale portata di questi rischi e richiedendo alle autorità delle garanzie, anzichè limitarsi a certi atteggiamenti che si potrebbero definire infantili.

L’offerta decennale di Microsoft è stata presentata anche a Nintendo, Valve per il suo Steam e Nvidia per GeForce Now.

A differenza di Sony, questi tre colossi del mercato videoludico hanno optato per accettare l’accordo, cambiando improvvisamente lato della barricata e lasciando PlayStation con pochi alleati.

La stessa Microsoft rende noto in questo post dello scorso 14 marzo, che anche Boosteroid, altro gigante del cloud gaming, ha sottoscritto la stessa offerta.

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L’antitrust

Per tutti quegli organismi che si occupano di vigilare sulla concorrenza, una possibile transazione da quasi 70 miliardi fa scattare una serie di comprensibili campanelli d’allarme.

Le principali nazioni che stanno esaminando la documentazione e saranno tenute ad autorizzare o a bloccare l’operazione sono Stati Uniti (FTC), Gran Bretagna (CMA), Nuova Zelanda e Cina (SAMR). La preoccupazione principale di tutte queste organizzazioni è che la fusione tra due aziende così influenti possa tradursi in una sorta di monopolio.

Tuttavia, nonostante alcune testate sembrino intenzionate a descrivere la situazione come una sorta di guerra tra impresa privata e organizzazioni governative, lo scenario più plausibile è che questi organismi di controllo stiano facendo semplicemente il proprio lavoro di verifica e fatta eccezione per la FTC che sembra avere una linea vagamente ostile, sembra che tutti questi controlli rientrino in una prassi normale per casi che coinvolgono transazioni così notevoli.

Inoltre è difficile dimostrare un rischio di monopolio in casi di fusione verticale (un’azienda che acquisisce un fornitore), come nel caso di Microsoft e Activision. Quelli che si cercano di tutelare sono gli interessi del consumatore finale e due aziende che operano in due fasi distinte del processo produttivo non accentrerebbero quote dello stesso mercato.

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Diverso sarebbe se Microsoft cercasse di acquisire una diretta concorrente come Sony (fusione orizzontale), per esempio. In un caso simile ci sarebbe un significativo sbilanciamento della concorrenza e un rischio reale che l’utenza si trovi ad avere a che fare con prezzi stabiliti unilateralmente.

C’è da aggiungere che con questa fusione, Microsoft potrebbe entrare nel mercato mobile, grazie all’acquisizione di King, sussidiaria di Activision e maggiore produttrice di giochi mobile per Facebook (Candy Crush vi dice niente?), quindi paradossalmente aumenterebbe la concorrenza.

La Commissione Europea e la European Games Developer Federation (EGDF)

Lo scorso 20 febbraio si è tenuta un’udienza a cui hanno partecipato Microsoft, la EGDF, Sony, Nvidia e Google. L’udienza si è tenuta di fronte agli avvocati della Commissione Europea e ai funzionari della commissione antitrust.

L’obiettivo di Microsoft era sondare le preoccupazioni della commissione sul tema della concorrenza e cercare di risolvere eventuali dubbi.

Probabilmente i commissari europei non rientrano esattamente all’interno del target di questo mercato e dobbiamo sperare che le decisioni che prenderanno non saranno dettate da pregiudizi o basate su informazioni di parte, come anche, d’altro canto, ne Sony ne Microsoft possono essere considerate imparziali.

Tutt’altra storia per quanto riguarda il comunicato della European Games Developers Federation, che descrive bene in che modo il mercato dei videogames stia evolvendo verso un futuro multipiattaforma, in cui si ribadisce che se veramente si vogliono mettere al centro i giocatori, si deve dare la possibilità a chiunque di accedere ai titoli pubblicati, indipendentemente da quale console usino.
Sulla transazione per Activision, quindi, il parere è sostanzialmente positivo e gli sviluppatori vedono una grande occasione nella piattaforma di Microsoft.

Di fatto, il Game Pass ha permesso anche a piccoli sviluppatori indipendenti di trovare un pubblico senza dover entrare in una guerra di risorse persa in partenza contro distributori enormi.
Starà poi agli organi di controllo farsi garante della distribuzione dei titoli su tutte le piattaforme e dell’equità in tema di prezzi, caratteristiche e date d’uscita.

Con l’acquisizione di King, Microsoft potrebbe seriamente decidere di investire nel mercato mobile: un ottimo modo per controbilanciare il mercato internazionale che in questo momento vede dominare la Cina.

La (quasi) chiusura del Competition and Markets Authority (CMA) Britannico

Il 26 aprile scorso la CMA ha pubblicato le sue conclusioni, decidendo di bloccare la fusione. Nel suo final report, la CMA dichiara di avere analizzato due possibili criticità in caso di finalizzazione della fusione, vale a dire le conseguenze per il mercato console e quelle per il cloud gaming.

Per quanto riguarda le prime, la commissione ha rilevato la possibilità che l’acquisizione di Activision da parte di Microsoft potrebbe potenzialmente aumentare la concorrenza e portare benefici all’utenza.

I possibili problemi si sono riscontrati invece sugli effetti per il mercato cloud.
Le soluzioni proposte da Microsoft per limitare una sostanziale diminuzione della competizione (Substantial Lessening of Competition, SLC) non convincono la CMA e potenzialmente, numerose aziende potrebbero non avere accesso a giochi pubblicati da Activision se questa diventasse una proprietà Microsoft.

L’authority inglese ritiene che il mercato cloud subirà una grande espansione in futuro e considera Microsoft come già notevolmente avvantaggiata per la distribuzione di videogames in streaming, se non altro per via della sua base installata di sistemi operativi Windows.

A poco sono valse le osservazioni sia di Microsoft e Activision, sia delle terze parti interpellate, che vedono una grande espansione del cloud come poco probabile.

Importante sottolineare che attualmente il cloud gaming non ha granché spazi di crescita, soprattutto dopo la “recente” frenata post chiusura del servizio su cui Google aveva scommesso parecchio, Google Stadia.

In ogni caso non si tratta di uno stop definitivo per Microsoft, ma sicuramente questa decisione complica notevolmente le cose per l’azienda di Redmond che ha già avviato la procedura di appello.

Cosa aspettarsi?

Le scadenze entro le quali i vari organi di controllo sono tenuti a esprimersi si avvicinano e solo dopo gli eventuali appelli (come appunto quello in corso con il CMA citato prima) sapremo l’esito definitivo di questa lunga e complessa diatriba che è stata, sarà ed è attualmente importantissima per l’industria videoludica e non solo.

Non credo che nessun appassionato di videogame stia sventolando una bandiera con il logo di Microsoft sperando che, all’indomani dell’acquisizione, PlayStation smetta di esistere.
Questa storia stantia della Console War mi sembra uscita dritta dritta da un bisticcio da cortile delle elementari, dove si faceva a gara a chi avesse il papà con il lavoro migliore o la macchina più grossa.

Mi piacerebbe un futuro in cui chiunque possa fare ciò che preferisce e giocare sul supporto che più gli aggrada. Dove il multiplayer online serva davvero ad avvicinare le persone e sia fruibile indipendentemente dalla console, dove anche piccoli titoli non “degni di un 7 di IGN” possano avere invece lo spazio che meritano.

Speriamo che in ogni caso l’iniziativa di Microsoft porti in questa direzione e che l’attenzione che sta ricevendo da media e organismi antitrust serva a mantenerla in carreggiata.

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Marcus Miles

Appassionato di videogiochi fin dall'infanzia, dategli un puzzle game o uno story driven con dei begli enigmi e si galvanizza, ma se gli parlate di FPS multiplayer online si addormenta. Ha messo le mani su pc e console a partire dall'Atari 2600 e attualmente gioca su XBox Series X. Potete trovarlo anche su Instagram e YouTube, su cui porta avanti un canale a tema videogames che si chiama La Tana di Yoshi. Vive in Andalusia e oltre ad essere un scarso ma appassionato bassista, è istruttore di kitesurf.

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Marcus Miles
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