Wonder Egg Priority, la recensione: incubi racchiusi in un uovo

Wonder Egg Priority

7.7

SCRITTURA

5.5/10

REGIA

7.5/10

COMPARTO TECNICO

9.0/10

DIREZIONE ARTISTICA

8.0/10

CAST

8.5/10

Pros

  • Ottimo cast di personaggi
  • Affronta tabù giapponesi in un modo inaspettato
  • Comparto tecnico davvero niente male
  • Trama semplice che affronta in modo colorato le buie tematiche...

Cons

  • ... anche se fin troppo sbrigativo nel finale
  • Ritmi altalenanti
  • Impiega davvero troppo nello spiegare il punto della situazione

Generalmente un anime nasce dalla trasposizione di una light novel o di un manga in un prodotto animato, cercando di rimanere fedele all’opera cartacea e limitandosi ad aggiungere il virtuoso movimento, frame dopo frame, alle meravigliose tavole e alle incredibili sceneggiature che il mondo orientale ci regala stagione dopo stagione.

Non è questo però il caso di Wonder Egg Priority, che si presenta al pubblico in tutto e per tutto come anime originale di dodici episodi e uno speciale, scritto da Shinji Nojima, diretto da Shin Wakabayashi e animato da Studio CloverWorks (Rascal Does Not Dream of Bunny Girl Senpai, HoriMiya).

Wonder Egg Priority è quella sorpresa che non ci si aspetta, quell’anime che se visto senza pretese può davvero cogliere impreparati per i temi toccati dall’opera.
Non lasciatevi confondere dalle caldissime e accoglienti note di colore che l’intera stagione dimostra di avere, perché sotto vi si nasconde una serie di terribili tematiche sempre considerate un tabù per il paese del Sol Levante.

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Mai giudicare un libro dalla copertina

La vita di Ai Ohto, la protagonista dalla felpa gialla con il girasole, è contraddistinta dalla sua particolare eterocromia, la caratteristica somatica che le dona due differenti colorazioni degli occhi. Tale particolarità però è anche la causa principale di fenomeni di isolamento sociale: la ragazza infatti viene spesso evitata dai compagni a scuola per questo suo tratto, il che la rende in poco tempo un’esclusa.
Le giornate scolastiche di Ai vengono colorate dalla presenza di Koito, l’unica sua amica all’interno dei corridoi di scuola. Koito è una ragazza calma, tranquilla e riesce sempre a trovare il lato migliore delle persone, dando un sostegno enorme nell’affrontare la vita scolastica della nostra protagonista.

Le loro vite vengono però sconvolte dal suicidio improvviso di Koito, di cui Ai non riesce a darsi pace per l’accaduto, decidendo di lasciare definitivamente la scuola in presenza e continuando a studiare da casa. Ai inizia così una vita sedentaria e priva di comunicazione, portandola a escludersi completamente dalla vita adolescenziale.

Analogamente all’esperienza di Ai, anche Neiru, Rika e Momoe, le altre tre protagoniste di Wonder Egg Priority, vengono segnate da un’esperienza simile, che le porterà ad incontrarsi nell’Egg World, un luogo dove potranno risolvere i loro problemi.

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Di puntata in puntata, le quattro ragazze ci trasporteranno dunque nei loro sogni, luoghi dove ognuna di loro avrà come unica priorità quella di proteggere una ragazza uscita dalla schiusura di un uovo. Le ragazze sono adolescenti che per diversi motivi sono andate in contro a una morte suicida, ponendo fine alle sofferenze causate da una società troppo oppressiva nei loro confronti.

Il suicidio non si ferma però solo su questo piano, poiché le nostre quattro protagoniste – come anticipato – avranno come unico obiettivo quello di risolvere i loro problemi, facendo tornare in vita quattro persone a loro care. Attraverso il mondo dei sogni infatti, Ai, Neiru, Rika e Momoe dovranno combattere i Non-Vedo, gli Haters e l’incubo peggiore di ognuna delle schiuse, affinché le proprie amate, di uovo in uovo, possano tornare nuovamente nel regno dei vivi.

Wonder Egg Priority: la priorità supera il buio

Wonder Egg Priority è dunque una storia complessa, tenebrosa e psicologica, capace di mescolare emozioni come l’ansia a tinteggiature sovrannaturali e fantascientifiche.

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È fin da subito chiaro come gli autori abbiano voluto affrontare tematiche come il suicidio, l’abuso, l’omosessualità e il bullismo usando un accostamento di nomi, colori e simboli che ricalcano la vita di tutti i giorni. Per esempio, i Non-Vedo e gli Haters che perseguitano le schiuse sono la rappresentazione onirica del bullismo che perseguita l’individuo durante la propria vita. Armati e oppressivi, questi nemici si spostano tinteggiando di rosso (un chiaro richiamo al sangue, ndr.) ogni superficie che toccano, cercando di generare caos nel sogno delle nostre protagoniste e dolore in chi è già morto.

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Le ragazze che escono dall’uovo, le quali dichiarano quasi subito la causa del loro suicidio, dimostrano di poter superare grazie all’aiuto delle nostre quattro protagoniste il loro incubo peggiore, colui/colei che le ha portate al gesto fatale. Nel corso di tutta la stagione assisteremo dunque a un viavai di esperienze che rendono i ritmi della serie abbastanza dinamici, soffermandosi sempre sui pericoli a cui i giovani possono essere soggetti nella vita di tutti i giorni.
Questo tipo di espediente può risultare alla lunga prolisso, ma in generale riesce a tenere incollati allo schermo proprio per la sua particolare rappresentazione delle tematiche affrontate.

Un grandissimo merito va però alla scrittura delle quattro protagoniste, ognuna con un proprio background sociale differente che riesce a mescolarsi bene con quello delle altre al fine di creare un vero e proprio legame di amicizia. Il loro essere insicure le accomuna, rendendole più forti e capaci di affrontare un intero mondo sconosciuto mai sole: nella ricerca disperata di quell’utopico desiderio di riportare i propri cari in vita, Ai, Neiru, Rika e Momoe trovano ciò di cui avevano bisogno, ovvero amicizia e amore verso il prossimo.

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Più domande che risposte

Seppur abbiamo appena elogiato la scrittura dei personaggi in sé e in generale il modo in cui viene rappresentato il punto cardine di Wonder Egg Priority, ci sarebbe però da soffermarsi molto su quanto riguarda la sceneggiatura dell’opera.

I colpi di scena purtroppo sono quasi inesistenti, e tristemente, anche dopo la visione del tredicesimo episodio – lo speciale della serie – rimaniamo completamente a bocca asciutta per quanto riguarda moltissimi quesiti che sorgono dall’opera.

Wonder Egg Priority dà quasi la sensazione di essere stato un bellissimo e enorme progetto, studiato nei minimi dettagli, ma che in corso d’opera sia stato tranciato e concluso frettolosamente. L’anime lascia infatti aperti tantissimi interrogativi che sorgono negli ultimi quattro episodi, senza risolverli minimamente nello speciale e senza comunicare un’eventuale seconda stagione, lasciandoci col timore di non scoprire mai come sarebbe dovuta andare a finire l’avventura delle quattro ragazze.

Una vera gioia per gli occhi

Non deve essere semplice animare senza un manga a cui far riferimento, specialmente in un contesto dove la morte, l’abuso e il bullismo sono il tema principale da trattare. Studio CloverWorks ha però svolto un lavoro nel complesso apprezzabile nel rendere realtà l’idea di Nojima, confermando il loro ottimo operato nel settore. I combattimenti tra le ragazze e gli esseri deformi che popolano i loro sogni sono ben realizzati sia a livello di inquadrature che a livello di fluidità della scena, rendendo appagante la visione dei vari episodi.

La colonna sonora eccelle durante i combattimenti e accentua i momenti tristi con note più malinconiche, riuscendo ad accompagnare gli episodi senza mai risultare fuori luogo. Menzione d’onore per la opening, che sia musicalmente che visivamente trasmette un po’ il senso di speranza che accomuna la missione di Ai, Neiru, Rika e Momoe.

Il doppiaggio non conta di nomi particolarmente importanti, basti pensare che per il ruolo delle quattro protagoniste sono state scelte ragazze giovanissime. Tuttavia, sono riuscite a dar prova della loro bravura, specialmente Kanata Aikawa, doppiatrice di Ai Ohto, che al suo secondo ruolo come doppiatrice debutta come protagonista alla sola età di 16 anni.

Un girasole alla continua ricerca della luce

Wonder Egg Priority è in definitiva un’opera davvero originale, che mescola bene gli elementi che vuole trattare, senza però eccellere narrativamente parlando. Il lato tecnico è sì apprezzabile, ma questo non riesce tuttavia a compensare la mancanza causata dal modo in cui vengono narrati i fatti.

Se da un lato abbiamo dei personaggi ben costruiti, con fondamenta solide e interpretati nel modo corretto, dall’altra l’opera risente tantissimo di una sceneggiatura che difficilmente riesce a decollare. Quando lo fa però, atterra bruscamente lasciando l’amaro in bocca, ed è davvero un peccato poiché progetti similmente particolari se ne vedono davvero ben pochi in giro.

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Simone Montanaro

Sviluppatore software di professione, Simone inizia la sua carriera videoludica già dall’infanzia, crescendo nel mondo PlayStation e seguendo le orme del padre. Predilige per lo più opere con una forte componente narrativa e adora immergersi nei panni dei protagonisti che va via via a giocare. Adora alternare momenti ludici con la visione e/o lettura di opere orientali, ma non si rifiuta di approcciarsi alle novità!

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Simone Montanaro
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