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“Ci stanno rovinando l’infanzia!” – Di remake, reboot e isteria nostalgica

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Avete presente che ogni volta che annunciano un remake, un reboot o un rifacimento di qualsiasi cosa, escono fuori dalle tane migliaia di brillanti che strillano: “Ci state rovinando l’infanzia“?

Tale sfogo poco ragionato affonda le radici in un profondo fraintendimento dell’era moderna, ancora una volta generato dall’Internet che ha reso tutto più veloce, sfalsando le prospettive delle vecchie generazioni. Andremo quindi a sviscerare tale problema, avvalorando al contempo la seguente tesi: il rifacimento di un prodotto non può intaccare l’originale in nessun modo, perché è un’altra cosa.

Prendiamo il caso di Scarface. Quelli che se ne intendono un po’ di cinema sanno che lo Scarface degli anni ’80, quello con Al Pacino, è un remake dell’originale Scarface degli anni ’30 con Paul Muni.

Il film di De Palma (quello degli anni ’80) c’entra poco o niente con il suo predecessore. Eppure non frega niente a nessuno. Perché?

La risposta, come per i remake dei film Disney, è sempre la stessa: il gap generazionale.

Probabilmente vostro nonno, avendo visto l’originale degli anni ’30, vi dirà che per lui QUELLO è Scarface. Di contro, vostro padre vi dirà che Scarface è quello di De Palma. Nessuno dei due ha però mai visto la versione dell’altro perché – inconsciamente o meno – sapevano che quello non era il loro film, ma era il film di un’altra generazione, e ognuno si teneva il suo.

Ha importanza che il remake di De Palma sia migliore? Assolutamente no. Vostro nonno non lo guarderebbe comunque, perché ha una forma mentis diversa da un giovane degli anni ’80.

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Prendiamo ora un esempio più recente: i remake in live action dei film Disney, nello specifico La Bella e la Bestia, che è proprio quello che calza meglio.

Quel remake ha una qualità nettamente inferiore all’originale, ma il motivo per cui è stato largamente osteggiato risiede quasi esclusivamente nelle differenze con il film animato.

Nonostante avesse al suo interno Emma Watson, un’attrice formatasi negli anni 2000, quindi una generazione dopo rispetto al pubblico originale de La Bella e la Bestia, e nonostante fosse in live action, quindi con tutte le differenze che vanno imposte se non lavori con l’animazione, il pubblico ha continuato a ripetere ossessivamente che il film rovinava il classico Disney.

Come può un film totalmente scollegato dal precedente rovinare quello che è già stato fatto?

La Bella e la Bestia del 1991 è ancora lì. Non è cambiato niente. E’ ancora un film animato. Le canzoni sono sempre quelle, cantate dagli stessi performer. La regia è la stessa. I risvolti di trama, pure.

Ai bambini degli anni 2000 de La Bella e la Bestia originale (che originale non è) – a meno d’imposizione da parte dei genitori – non frega, giustamente, nulla. Non lo andrebbero MAI a vedere di loro spontanea volontà, così come un comune appassionato di fumetti non andrebbe a leggersi i fumetti della golden age perché per i canoni moderni sono superati.

Quanta gente che ha visto i film Disney si è poi andata a leggere le fiabe originali? Poca, a giudicare dalla mole d’ignoranza sbandierata dalle polemiche sul live action de La sirenetta. Ma perché – ripeto, giustamente – non gliene può fregare di meno.

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I remake non sono per chi ha vissuto i prodotti originali, così come i prodotti originali non sono stati fatti per chi ha vissuto i remake. Se così fosse, ragionando all’inverso, ci si dovrebbe lamentare del fatto che lo Scarface originale rovini quello di De Palma perché è meno bello, ovviamente venendo presi per pazzi. Oppure che TUTTE le rinarrazioni delle origini dei supereroi, al cinema o negli stessi fumetti, siano state rovinate dalle quelle originali di Stan Lee.

È una semplicissima questione di target. I remake sono inutili? Assolutamente no. Esistono dagli albori del cinema e hanno sempre rappresentato una grossa, enorme fetta del mercato cinematografico, cosa nota a chiunque si prenda la briga di aprire Wikipedia. Sono un tipo di produzione come ce ne sono tanti. Altrimenti dovremmo dire che anche le idee originali sono inutili perché tanto c’è gente che le ha già avute e non ne servono altre.

Questo ragionamento all’inverso rientra nel principio di falsificabilità di Popper. Quindi è scientificamente provato, a differenza dei piagnistei infantili dei nostalgici. Leggere questo per credere.

La vostra infanzia – e questo è un qualcosa che le persone adulte, mature e mentalmente lucide dovrebbero capire a prescindere – non è un argomento su cui basare una critica. E’ una cosa di cui solo voi vi curate, non certo le case di produzione, che al massimo possono sfruttarla a fini pubblicitari, perché sanno benissimo che i primi a non guardare quei prodotti sono proprio i nostalgici.

Ognuno ha avuto un’infanzia diversa ed è impossibile venire incontro alla sensibilità di ogni singolo essere umano che guarda un film. Accettare che la propria infanzia non valga niente nel grande schema delle cose è molto più utile ed efficace dell’impugnarla come una lancia in difesa di valori che non sono mai esistiti.

Per quelli che, invece, di problemi simili non se ne sono mai fatti, è consigliabile leggere questo notevole approfondimento di un paio di  settimane fa sulla storia e l’evoluzione dei live action Disney.

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Cercò per lungo tempo il proprio linguaggio ideale, trovandolo infine nei libri e nei fumetti. Cominciò quindi a leggerli e studiarli avidamente, per poi parlarne sul web. Nonostante tutto, è ancora molto legato agli amici "Cinema" e "Serie TV", che continua a vedere sporadicamente.

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