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Bridgerton – Stagione 3: la recensione in armocromia

La serie Netflix guilty-pleasure-di-molti-serieprefe-di-pochi, Bridgerton, è finalmente sulla bocca – e gli schermi – di tutti con i primi quattro episodi della sua terza stagione. Come largamente anticipato dai romanzi a cui la serie è ispirata, la storia sposta l’attenzione totalmente su Lady Whistledown in persona: Penelope Featherington. Una apertura di stagione tra le più attese di sempre, ma anche tra le più hypate dato che la tematica trattata – oltre che i protagonisti che la snoccioleranno – è più che calda.

Pungente come la puntura di un’ape regina, oserei dire. Cari lettori, chi scrive vi augura una piacevole lettura di cosa vi riserverà questa nuova season d’amore, inciuci e sensualità (a corte).

Bridgerton – body positive con un MA

Inutile girarci attorno. La terza stagione di Bridgerton è arrivata su Netflix dopo fiumi di parole su quanto i nuovi otto episodi sarebbero stati body positive. E c’era da aspettarselo, visto che la stessa showrunner Shonda Rhimes aveva più volte sottolineato la sua volontà di distaccarsi dai romanzi scegliendo di non far dimagrire Penelope per il suo atteso glow up.

Una scelta vincente, bisogna ammetterlo. La coppia Rhimes-Nicola Coughlan (l’interprete di Penelope) ha veramente messo a ferro e fuoco le pagine delle principali testate per portare avanti la filosofia del body positive. Il personaggio della Venere irlandese in miniatura avrebbe dovuto perdere circa dodici chili prima di conquistare – stando alla storia originale – l’affascinante Colin Bridgerton. Cosa che non è successa. Brave.

Ciò che colpiva di questa serie, sin dalle sue prime battute, era il contrasto tra la vita mondana e tranquilla dei nobili inglesi, immersi in una società multiculturale, aperta, all’avanguardia a cui però proprio non vanno giù le persone sovrappeso. Anche se questo non è mai stato apertamente specificato.

Penelope Featherington era la pecora nera della sua già disastrata famiglia esclusa dall’Alta Società. Un’Alta Società che, nonostante la sua meticolosa attenzione all’immagine – alla copertina del libro – non sarebbe mai caduta nel subdolo cliché del body shaming. Almeno, non in pubblica piazza.

La signorina Penelope veniva messa ai margini della società da potenziali mariti e dalla sua stessa famiglia perché ritenuta schiva, vestita fuori moda, troppo interessata ai libri e alla cultura. Una zitella in piena regola, insomma. Ecco perché sotto la luce del sole, tutto ciò che luccica non sempre sono i diamanti della regina, tutt’altro. Proprio questa contrapposizione così viva tra la Whistledown e la regina, due opposti che si attraggono e – a modo loro – rincorrono, porta con ancora più forza sul piccolo schermo la rinascita della nostra eroina dalla penna biforcuta.

Armocromia, non perdita di peso. Consapevolezza di sè, non accondiscendenza a regole che non rispetta. Rispetto di ciò che si è, non rigetto della propria essenza in cerca del favore degli altri. L’evoluzione di Pen è davvero poetica. E potente. Per maschietti e femminucce, dovremmo tutti imparare.

Come detto, c’è un MA… Ma è solo per spettatori maliziosi. L’evoluzione di Penelope vola verso un’accettazione di sè che è contraria e complementare a quella della sua crush, Colin Bridgerton. Se da una parte la Featherington riesce a fuggire dalle insicurezze legate al suo corpo e scopre nel suo carattere la sua arma di attrazione di massa, dall’altra parte il rampollo Bridgerton torna in pubblica piazza con un fisico tutto nuovo, scolpito, dimagritissimo.

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Il percorso scritto per Colin Bridgerton, in questa stagione, sarà quello che porta dritto verso la scoperta del sentimento, del suo lato veramente sensibile. Nonostante sia ritenuto il Bridgerton più sensibile e introspettivo, questo torna alla ribalta proprio per il suo cambiamento di carattere legato anche al modo di vestire e al suo fisico completamente ricostruito. Ci passerà sopra, perché scoprirà il vero amore nello charme caratteristico dell’amica di infanzia, Penelope. Sfidando qualsiasi preconcetto e paletto impostogli dall’Alta Società di cui sopra.

Un glow up che potrebbe far storcere il naso. Il body positive vale solo per il sesso femminile, quindi? No, non è assolutamente così. Shonda non avrebbe mai fatto un errore simile. Semplicemente Luke Newton è un uomo molto avvenente, che dopo aver dovuto prendere un po’ di forma per le prime due stagioni della serie, è tornato nella sua forma di sempre. Scelta per nessun motivo legata al suo ruolo.

Incredibile, perché il fatto che Colin sembri molto più fit del solito rende tutto ancora più emozionante quando si arriva al climax maggiore dei primi quattro episodi.

Scacco matto ai complottisti.

Tutto il resto (non) è noia

Bridgerton, si sa, è un po’ un Sensualità a Corte che ci ha creduto davvero. Il tocco di Shonda dona come sempre freschezza a una storia che potrebbe risultare a priori ridondante, del tipo ma dove andrà mai a parare tutto questo giro di inciuci? Poi vedi una stagione, ne vedi due, ne vedi tre (anche se solo metà, per ora ndr.) e non riesci più a smettere.

Molto più di un guilty pleasure, anzi non credete a chi cerca di intortarvi con la storia che guarda Bridgerton solo perché ne parlano tutti. No, perché questa terza stagione di Bridgerton porta sul piccolo schermo un personaggio attesissimo e lo carica di significati e messaggi ancora più potenti.

Penelope è un’eroina di qualsivoglia genere narrativo, politico, sociale. Una vera anticonformista che lotta con tutto ciò che ha in corpo per determinare il suo vero Essere in una società fatta di lustrini, parrucche e corpetti. Dove regnano le copertine, lei è un bellissimo racconto d’altri tempi lasciato a prendere polvere su uno scaffale.

È quando lo scopri, quel racconto, che scocca la magia. Una magia che abbaglia con una fotografia mai così sgargiante come in questa terza stagione nella serie. Già, perché Shonda ci mostra come Penelope debba sempre andare in controtendenza rispetto alla norma.

Lì, dove regna l’armonia di colori e stili, lei era immersa in vestiti e colori totalmente disarmoniosi. Qui, dove i colori sono tutti sgargianti e accesissimi, lei ricorre a semplici accorgimenti di stile, a semplici accostamenti cromatici giusti. E riesce a spiccare, a brillare in mezzo a tutti. Più di un diamante, è l’arcobaleno.

Bridgerton - Season 3 Part 1
SCRITTURA
7.5
REGIA
7.5
COMPARTO TECNICO
8
DIREZIONE ARTISTICA
8
CAST
8
Pros
Fotografia
Musica
Trama
Cons
Il glow up maschile
Eloise ci sei?
7.8
VOTO
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MatteoBT, il Pokéuomo

Di giorno Social Media Manager, di notte niente più che il tuo amichevole Pokéuomo di quartiere. Matteo B. Terenzi, latinense classe ‘94, ama le serie, i film ed i manga di ogni genere; ma nulla al mondo aggrada il suo palato quanto parlare dei mostri tascabili e scrivere bio in terza persona.

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MatteoBT, il Pokéuomo
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