Approfondimenti

Destiny 2, Stagione del Profondo: in fondo al mar

È praticamente dal giorno stesso in cui venne annunciata L’Eclissi che la community di Destiny (il sottoscritto ovviamente incluso) si chiede con curiosità quale sarebbe stato il grande nemico con il quale avremmo dovuto avere a che fare nel grande atto conclusivo della saga di Luce e Oscurità: l’introduzione del Testimone nello spettacolare cliffhanger alla fine de La Regina dei Sussurri ci mozzò il fiato e ci fece fremere dalla voglia di saperne di più.

Purtroppo, L’Eclissi e la Stagione della Resistenza non sono riusciti ad avere abbastanza mordente narrativo da caricare ancora di più la tensione in vista del gran finale: ma come ci era stato promesso da Bungie stessa, le risposte relative ai misteri del Testimone e del Velo sarebbero arrivate.

Ed effettivamente così è stato: si è da poco conclusa la Stagione del Profondo, che ha portato con sé alcune delle più grandi rivelazioni che siano mai state fatte in Destiny, e con essi ulteriori build up per gli eventi futuri.

Cerchiamo quindi di capire come sono andati questi ultimi tre mesi di gioco nell’approfondimento della Stagione del Profondo.

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Chi non muore si rivede

Dopo aver sconfitto Calus sul fronte di Neomuna e aver resistito all’invasione della sua Legione Ombra su quello terrestre, l’Avanguardia riceve all’improvviso una misteriosa richiesta di soccorso da una voce decisamente familiare: si tratta di quella di Sloane, la vicecomandante che rimase sul campo di Titano quando arrivarono le navi a Piramide, e che venne conseguentemente data per dispersa.

Durante la Stagione del Profondo andremo direttamente a trovarla sulla bentornata Titano, un’altra delle quattro destinazioni che vennero rimosse ai tempi di Oltre la Luce e inserite nel famoso Content Vault: tornando quindi a metterci i piedi sopra ci renderemo conto che, a differenza di quanto avvenuto sul Leviatano, non vi sono stati sostanziali cambiamenti, almeno fino a quando non avremo raggiunto la vicecomandante.

Lei si troverà infatti in una struttura sottomarina all’interno di una stanza con una sorta di vetrata circolare a mo di oblò, esposta direttamente sulle profondità marittime di Titano: al suo esterno, avremo modo di ammirare la maestosità un’immensa creatura abissale, immobile, praticamente attaccata al vetro, impegnata a fissare con il suo gigantesco occhio azzurro proprio la vicecomandante.

Ebbene, il suo nome è Ahsa, ed è niente meno che la stessa creatura che avevamo avuto modo di scorgere da lontano nelle acque di Titano anche prima della sua rimozione tra le onde increspate del mare agitato, e di intravederne la solenne ombra dietro le pareti dell’Arcologia abbandonata, nell’arena finale dell’assalto Canto di Savathun.

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A quel punto, avremo modo di fare il punto della situazione assieme a Sloane: oltre ad aver continuato a combattere incessantemente per la sopravvivenza e per la difesa di Titano, la vicecomandante è riuscita in qualche modo a entrare in contatto con Ahsa, e quindi a comunicarci telepaticamente.

Stando a quanto imparato da Sloane stessa, anche Ahsa e la sua specie si sono ritrovati in passato a subire la minaccia del Testimone: il nostro obiettivo come guardiani sarà quindi quello di rafforzare il più possibile la connessione mentale tra i due, affinché si riescano a ottenere dalla creatura informazioni di vitale importanza per sconfiggere questo pericoloso nemico.

Per farlo, dovremo immergerci nelle profondità subacquee di Titano fino a raggiungerne i fondali per recuperare l’eggregora, ovvero lo stesso genere di vegetazione che abbiamo avuto modo di vedere sulla Glicone e sul Leviatano.

I Guardiani in prima linea, anche sott’acqua

Qui è dove avrà luogo la nuova modalità della Stagione del Profondo chiamata, opportunamente, Immersione: come di consueto, dovremo superare una serie di scontri in arene consecutive, intervallate da intermezzi che, invece di proporre tutti i classici schemi di avanzamento di natura platform, ci vedranno superare delle vere e proprie sezioni sottomarine in acqua.

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Data la pressione schiacciante, per superare queste parti dovremo raccogliere le varie bolle d’aria situate un po’ dappertutto lungo un percorso vagamente labirintico, cercare l’interruttore per aprire la porta e accedere all’area successiva.

Inoltre, ogni scontro avrà una prova opzionale a tempo che, una volta completata, renderà lo step successivo ancor più difficile e impegnativo, con nemici e mini boss sempre più coriacei: più sfide riusciremo a completare e maggiore sarà la qualità delle ricompense a fine attività.

A bilanciare questo aumento progressivo di difficoltà della modalità ci pensa una piccola meccanica roguelike: all’inizio dell’attività e alla fine di ogni scontro, ci sarà concessa la possibilità di scegliere un potenziamento passivo tra i due disponibili, estratti casualmente a ogni turno.

Quindi, per riuscire a completare tutte le sfide e arrivare fino in fondo saranno richieste una buona dose di impegno, coordinazione tra i giocatori e anche un pizzico di fortuna.

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Per quanto non si tratti di niente di troppo elaborato meccanicamente, Immersione riesce a proporre una sfida piacevolmente impegnativa e rewarding, cosa che davvero raramente si è vista in passato in questo genere di modalità.

Ad affiancarsi a essa ci pensa Recupero, l’altra attività della Stagione del Profondo con matchmaking: in un gruppo di sei giocatori, dovremo muoverci in una porzione di mappa abbastanza ampia per completare una serie di obiettivi sparsi qua e là, come riparare macchinari o attivare meccanismi per rimettere in funzione determinati sistemi elettronici di Titano.

A differenza di Immersione però, nel caso di Recupero non vi sarà praticamente alcun livello di sfida ma anzi si arriva a prendere il tutto con estrema leggerezza: infatti, è risultata una modalità alquanto fine a sé stessa, con troppi pochi incentivi per essere giocata e rigiocata.

Personalmente, ho apprezzato l’estensione delle sue mappe di gioco che danno effettivamente un certo respiro e libertà d’azione ai giocatori, ma anche soprattutto il fatto che siano ambientate nei luoghi della cara e vecchia Titano che avevamo avuto modo di conoscere anni fa.

Oltre a saltellare come canguri tra gli ampi piazzali in cima alle varie piattaforme sospese sul suo possente mare, faremo finalmente ritorno nell’Arcologia del nuovo Pacifico, che rimane ancora oggi tra le ambientazioni più suggestive dell’intera saga.

Per il resto, Recupero ha avuto davvero ben poco da offrire, divenendo non altro che un riempitivo praticamente sin da subito.

Quando la direzione artistica tiene a galla il tutto…

Complessivamente, anche nel caso della Stagione del Profondo il ciclo settimanale delle attività non è riuscito a essere in alcun modo fluido e variegato: infatti, entrambe le modalità peccano in quantità di varianti d’approccio, negli obiettivi da completare i negli scontri da superare.

Basteranno davvero poche partite per riuscire a vedere ogni combinazione, e a meno che non stiate cercando un loot specifico perderete subito la voglia di avviarle ancora.

Persino gli intermezzi sottomarini, nonostante la loro comprensibile linearità, tendono a ripetersi brutalmente; inoltre, i passaggi dalle fasi di gameplay classico a queste (e viceversa) avverranno in maniera del tutto innaturale tramite dei semplici portali, come fossero istanze e ambienti del tutto separati tra loro.

In tal senso, almeno a livello di contesto e scenari di gioco, la Stagione del Profondo ha saputo regalare molte soddisfazioni: oltre all’apprezzatissimo ritorno di Titano e della vicecomandante Sloane, l’idea di percorrere fisicamente non solo i fondali marini del pianeta ma anche le varie strutture dell’Età dell’Oro costruite in essi è stato qualcosa di inaspettatamente piacevole.

A differenza di molte altre stagioni passate , in questo caso si percepisce la volontà di Bungie di dare valore centrale al tema ambientale della stagione, facendoci vivere una serie di esperienze a loro modo uniche in termini di sensazioni e atmosfere.

A ciò si aggiunge l’intera componente narrativa, che a distanza di quattro mesi dall’uscita de L’Eclissi ne ha riempito i più importanti e cruciali vuoti di trama: grazie ad Ahsa abbiamo avuto modo di scoprire le reali origini del Testimone, insieme a una serie di approfondimenti sul Velo e sulla sua natura.
Inoltre abbiamo avuto un primo reale contatto con Xivu Arath, che si è limitata praticamente sempre e solo a sbraitarci contro promettendo vendetta e invocando la battaglia.

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Da un punto di vista più ampio però, più che essere un merito della Stagione del Profondo si tratta soprattutto di un inspiegabile scelta da parte di Bungie di frammentare l’esposizione della narrazione, diluendo in modo netto il flusso di un racconto che rimane sempre e comunque intrigante.

Tra immersioni subacquee e antichi nemici

L’altra attività principale offerta dalla Stagione del Profondo riguarda la nuova Segreta, che prende il nome di Spettri dal Profondo: partendo da un curioso isolotto situato sotto una delle immense cupole dell’Arcologia, dovremo insinuarci nuovamente nelle profondità della maxi struttura per seguire alcune tracce dell’Alveare Lucente e indagare su un sospetto rituale segreto.

Procedendo sempre di più verso il basso, troveremo tra quei fondali abissali dei veri e propri insediamenti nemici, che si preparano per qualcosa di ben più grosso del previsto.

Giungendo in fondo infatti, ci ritroveremo a dover fermare una potente maliarda necromante durante il processo di resurrezione di un antico nemico: si tratta niente popo di meno che di Oryx, il Re dei Corrotti che, dopo essere stato sconfitto dai guardiani sulla sua Astrocorazzata, cadde accidentalmente proprio nel mare di Titano.

La cosa, oltre a esser stata del tutto inaspettata, si inserisce prepotentemente nella narrazione e stravolge alcune delle teorie più interessanti non solo sul Re dei Corrotti stesso ma anche su Savathun e le sue tanto decantate verità nascoste.

Per il resto, ciò che caratterizza maggiormente Spettri dal Profondo non è tanto l’intensità degli scontri o le loro meccaniche di gameplay bensì, al contrario, le varie fasi di spostamento ed esplorazione sottomarina.

Infatti, oltre a quello d’entrata, l’intero Dungeon presenterà un totale di soli due step, entrambe bossfight non particolarmente innovative ma comunque divertenti e ben strutturate, mentre tutto il resto sarà un lungo intermezzo fatto di classiche fasi platform ma anche di camminate, discese e altri tipi di attraversamenti subacquei.

Quindi, in questo caso Bungie ha preferito sacrificare la componente ludicamente tecnica in favore di un’esperienza più immersiva (scusate il gioco di parole) e meno gameplay oriented.

Conseguentemente, ciò che spicca maggiormente è ancora una volta l’ambientazione: partendo dalla superficie, discenderemo le varie strutture sottomarine dell’Archeologia, attraverseremo i fondali marini per poi rientrare in quelle dell’Alveare Lucente, che tra solenni santuari e corridoi luminosi sprizzano Tronomondo di Savathun da ogni poro.

Dall’inizio alla fine, si percepisce sempre l’immensità di questi profondi e silenti abissi, grazie a una serie di passaggi e cartoline che ci permettono di ammirarne l’eccezionale art design, suggestivo e a tratti anche un po’ inquietante.

Un plauso va fatto anche per il catalizzatore dell’arma esotica finale, da ottenere completando in sequenza determinati scontri e fasi platform a tempo, che rendono più movimentato e divertente l’attraversamento della segreta.

Dall’altro lato, gli speedrunner e in generale i giocatori meno pazienti potrebbero comprensibilmente trovare il Dungeon inutilmente lungo e anche un po’ noioso.

Personalmente, penso che Spettri dal Profondo vada più preso per quello che è, ovvero una rilassante ma al contempo suggestiva escursione subacquea, piuttosto che una chissà quale sfida endgame.

Con questa filosofia, sono sicuro che anche i giocatori più hardcore sarebbero in grado di godersi tutta quella meraviglia visiva e sonora: al contempo, va detto che in passato Destiny era riuscito a conciliare con successo questi due aspetti ludici, ma che, in questo caso, non ce l’ha fatta.

Anche i guardiani hanno bisogno di relax

L’ultima ma non meno importante (o forse si?) meccanica introdotta nella Stagione del Profondo riguarda la pesca: ebbene sì, tra la Z.M.E., Nessus e il Tronomondo di Savathun vi saranno determinate aree di gioco nel quale, con l’ausilio di una letterale canna da pesca, potremo dilettarci nella cattura di un buon assortimento di pesci di varia rarità, da andare poi a rilasciare nell’acquario sull’H.E.L.M., e farci la collezione.

Purtroppo, la meccanica relativa all’azione stessa di pescare risulta eccessivamente semplicistica: una volta lanciata la corda, basterà premere il pulsante di interazione al momento giusto per tirarla indietro e catturare il pesce.

Si tratta quindi della forma più basilare in assoluto del concetto di Quick Time Event, senza alcun’altra variabile: considerando che vi sono pesci di diverso tipo e rarità, avrei preferito qualcosa di leggermente più strutturato, come a esempio la possibilità di lanciare più o meno lontano la corda oppure di scegliere esche specifiche per attirare pesci specifici ecc.

Per quanto anche sotto questo punto di vista si noti una certa pigrizia da parte di Bungie dell’implementazione ludica della meccanica, i giocatori l’hanno comunque trovato un passatempo piacevole e rilassante: mi è praticamente sempre capitato di scendere su uno dei pianeti per dirigermi verso un’area di pesca e di trovare sempre almeno tre o quattro giocatori impegnati a pescare.

Ma oltre all’attività di per sé e ai conseguenti spunti di collezionismo, la pesca si è poi rivelata funzionale allo sblocco di una specifica Quest: dopo aver catturato i tre pesci esotici principali (uno per ogni destinazione) si aprirà una specifica porta dell’Arcologia al quale potremo accedere durante Immersione.

Da lì entreremo in una strana struttura dell’oscurità, all’interno del quale ci attenderanno due scontri consecutivi, da superare entro 10 minuti.

Più nello specifico, la bossfight finale sarà particolarmente intensa e brutale: all’interno di un buio e tenebroso labirinto dovremo sopravvivere alle numerose unità corrotte e sconfiggere un Tormentatore ben più aggressivo del solito. Una volta fatto, verremo ricompensati con il relativo fucile alla ricognizione esotico.

Seppur non si tratti di nulla di così eccezionale, si è rivelata una Quest comunque gradevole e soprattutto inaspettata, che ha dato una concreta funzione all’attività della pesca e ha messo un punto esclamativo su Immersione, a differenza di Recupero che rimane sempre fine a sè stessa.

Conclusioni

La Stagione del Profondo riprende una delle più trascurate e interessanti suggestioni del gioco originale e ne centralizza il tema principale.

Titano, le sue profondità e il grande Leviatano che vive in esse hanno finalmente ottenuto l’importanza che meritavano, grazie a un sapiente utilizzo del contesto estetico e ambientale che regalano una serie di esperienze sensorialmente piacevoli e coinvolgenti: tutto ciò raggiunge il massimo livello nella segreta Spettri dal Profondo, una lunga e intensa gita alla scoperta dei fondali marini del pianeta.

Seppur sia stata protagonista di alcune delle rivelazioni più importanti degli ultimi anni, l‘impresa stagionale non si sforza minimamente di provare a offrire qualcosa di fresco o diverso: infatti, le attività Recupero e Immersione, per quanto a modo loro si facciano giocare, cascano ancora una volta del baratro della banalità al quale Bungie ci ha ormai abituato fin troppo bene.

A ogni modo, sono sicuro che l’unicità del contesto e di tutto ciò che lo ha circondato ci faranno comunque ricordare la Stagione del Profondo come qualcosa di più unico che raro: per essere la ventunesima stagione del sesto anno di gioco, è comunque un bene.

E ora? Abbiamo gli occhi puntati sulla Stagione delle Arti Magiche, appena annunciata insieme al trailer di presentazione de La Forma Ultima, la chiusura del viaggio che Bungie ha pensato per i giocatori del suo Destiny 2. Cosa ci riserverà il futuro? Lo scopriremo solo giocando.

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Mattia Mariano

Salve a tutti, sono Mattia, e da circa 18 anni ho un'intesa passione per il mondo dei videogiochi, e con essa mi porto dietro una forte propensione alla discussione e al dialogo il più discorsivo possibile riguardo questa incredibile arte.

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Mattia Mariano
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