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Spider-Man: Across The Spider Verse, la recensione: il Ragno Verso come non lo avete mai visto

Spider-Man: Across the Spider Verse

9.6

Scrittura

9.0/10

Regia

10.0/10

Comparto tecnico

10.0/10

Direzione artistica

10.0/10

Cast

9.0/10

Pros

  • Uno dei film d'animazione più belli degli ultimi anni
  • Qualità tecnica di altissimo livello
  • Storia intricata e molto accattivante
  • Personaggi più sfaccettati e profondi rispetto a Into The Spider Verse

Cons

  • Solo la prima parte di un progetto ben più ambizioso
  • Per certi versi può risultare troppo dilatato coi tempi
  • Si creano poste in gioco molto alte ma non c'è il climax finale
  • Niente Supaidaman, eppure lo avevano promesso!


Era il 25 dicembre del 2018, e finalmente in Italia veniva distribuito nei cinema Spider-Man: Un nuovo Universo, uno dei film più rivoluzionari, emozionanti e apprezzati del genere supereroistico, sicuramente anche grazie anche all’accattivante stile di animazione mista 2D/3D che ricalca i retini e i pannelli bidimensionali del cartaceo fumettistico. Questo ha dato al film un’estetica impossibile da replicare con il cinema live-action e che ancora oggi affascina e viene sempre più spesso copiata da altri studi di animazioni, cosa che ha influito e rivoluzionato la storia dell’animazione moderna.

Oltre allo stile, anche elementi quali la sceneggiatura, la caratterizzazione dei personaggi, la storia e i tempi comici sono stati resi in maniera magistrale, tanto che fin da subito è entrato nel cuore sia degli appassionati del Tessiragnatele, ma è anche stato accolto positivamente dalla critica specializzata (riuscendo a vincere l’ambita statuetta dell’Oscar come Miglior Film di Animazione, togliendo per la prima volta dopo anni il monopolio della Walt Disney Pictures) e da molti esponenti del mondo dello spettacolo e del cinema, gente del calibro di Rian Johnson, Martin Scorsese e James Gunn, che lo ha definito “il miglior film sull’Uomo Ragno”.

Con una reputazione così alta, pareva arduo pensare di produrre un sequel dello stesso livello, ma ancora una volta l’introduzione del multiverso poteva essere un ottimo terreno per la produzione di svariate altre storie e, visto il successo senza precedenti del film di animazione, ecco che l’anno successivo, nel novembre 2019, il duo creativo composto da Phil Lord e Christopher Miller annunciarono ufficialmente un sequel di Spider-Man: Un Nuovo Universo.

Già dall’annuncio però la produzione cominciò a subire dei rallentamenti: il duo Lord-Miller si era reso conto di aver scritto una sceneggiatura troppo densa per un singolo lungometraggio e perciò, di comune accordo con la Sony Pictures Animation, decisero di separare in due il sequel, che aveva già un suo titolo: Spider-Man: Across The Spider-Verse

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Inizialmente previsto nel 2021, il rilascio della prima parte di Spider-Man: Across The Spider-Verse subì un inevitabile slittamento all’uscita in sala, dovuto all’emergenza Covid di quegli anni, lasso di tempo che avrebbe permesso agli sceneggiatori di aggiungere ancora più contenuti al sequel, ribattezzando inoltre le due parti con due titoli diversi e facendo spostare ulteriormente la data di uscita del primo sequel, non più ad aprile del 2022, ma bensì a giugno del 2023 per Across The Spider Verse, e a marzo del 2024 per il capitolo finale della trilogia, adesso intitolato Spider-Man: Beyond the Spider-Verse

Quindi, dopo ben cinque anni di trepidante attesa, questo sequel sarà all’altezza della prima avventura di Miles nel multiverso ragnesco? Vediamolo insieme.

Non un semplice film, ma un’esperienza visiva

Ovviamente, complice la lunga produzione che ha permesso agli animatori di andare oltre ciò che avevano sperimentato con Un Nuovo Universo, il comparto tecnico di Spider-Man: Across the Spider-Verse è assolutamente mozzafiato, un vero e proprio capolavoro da inserire nei manuali di storia dell’animazione, tanto che sembra difficile pensare che ci siano voluti solamente cinque anni per un prodotto di qualità così eccelsa.

La scusa di inserire dentro il film più universi ha dato modo agli animatori di inserire molteplici stili d’animazione diversa, come ad esempio l’universo punkettaro di Gwen Stacy/Spider Woman, dove la scenografia sembra dipinta ad acquerello e cambia costantemente colorazione in base all’umore di Gwen, o l’universo del bombastico Spider-Man India, che richiama lo stile dei giornaletti indiani degli anni ’70, oppure l’universo dello scapestrato Spider-Punk, che anche se si vede per pochi frame sembra essere uscito da una copertina dei Sex Pistols e così via.

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Ad essere stupefacente è inoltre la colonna sonora, firmata ancora una volta da Daniel Pemberton, che se già aveva dato il meglio di sè per Un Nuovo Universo, per Across the Spider-Verse sembra essere riuscito addirittura a superarsi.

Come per lo stile di animazione, anche in questo caso il compositore britannico si è lasciato andare a diversi generi musicali per comporre la colonna sonora, puntando ad esempio a uno stile che caratterizza le percussioni per le scene con Gwen, oppure l’utilizzo di synth utilizzato invece per Miguel ‘O Hara, lo Spider-Man del 2099, o per le scene con più tensione emotiva, per poi lanciarsi nelle scene d’azione con i più trionfali corni, tromboni e tube che ormai caratterizzano i film supereroistici.

Altro aspetto di gran lunga migliore rispetto al primo film è quello di finalmente poter dare maggiore respiro ai personaggi che abbiamo ormai imparato a conoscere e amare in Spider-Man: Un Nuovo Universo, come ad esempio Gwen, a cui è dedicata praticamente l’intera parte iniziale e che condivide lo schermo per quasi tutta la durata del film assieme a Miles, tanto che sembra che faccia proprio da coprotagonista.

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Parlando di Miles Morales, è interessante notare come, per la prima volta, riesca a sostenere effettivamente un ruolo da solista per tutta la durata del film, senza che ci sia effettivamente un mentore come nel film precedente, aspetto che, malgrado stranamente non abbia ancora preso piede nei fumetti a lui intitolati, ha reso il personaggio ancora più apprezzato di quanto non lo fosse prima, e che dimostra ancora una volta che non bisogna essere necessariamente Peter Parker per essere Spider-Man.

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Altra piccola nota a favore, ma è apprezzabile il fatto che in un film di Spider-Man si sia riuscito a gestire la presenza di più antagonisti, in particolare modo la Macchia, villain di serie C sia nei fumetti che (solo in parte) nel film, ma che in futuro si potrebbe rivelare l’avversario più pericoloso che qualsiasi Uomo Ragno abbia mai avuto modo di affrontare.

Un multiverso meta

Interessante notare inoltre come gli sceneggiatori siano riusciti ad intrecciare diversi tropos che caratterizzano l’intera storia di Spider-Man, sia editoriale che cinematografica, in un modo che si potrebbe definire quasi metafilmico, analizzando il personaggio in tutte le sue forme e le sue differenti interpretazioni, e che con questi concetti siano riusciti a creare un twist narrativo che, senza fare spoiler, mette in una nuova prospettiva l’eroe più famoso della cultura contemporanea senza però tradirne le fondamenta delle sue ideologie.

Il twist narrativo riguarda infatti il concetto del trauma: da sempre qualsiasi storia di Spider-Man è legata strettamente alla perdita di una persona cara, e molto spesso è proprio questo che il motivo che spinge il personaggio di turno a indossare la maschera, ma è davvero necessario per Spider-Man (e in questo specifico caso, Miles) subire un predestinato evento tragico per essere chiamato in causa? E se così non fosse, cosa vuole dire veramente diventare uno Spider-Man?

Solo un tassello di un progetto più grande

Questi intriganti interrogativi sono sicuramente uno dei punti di forza del film, perciò non è scontato ammettere di avere un pò di amaro in bocca quando arrivando alla fine si scopre che il film è tutto meno che finito.

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Infatti, come già detto, è un unico film diviso in due parti, ma invece di fare come in Avengers Infinity War oppure Avengers Endgame, dove malgrado siano due parti di un macro film ognuno ha una degna conclusione, in questo caso, nella più tradizionale formula fumettistica, si è deciso di finire con un cliffhanger che, malgrado lasci con il fiato sospeso, rende l’idea che si sia guardato davvero solo la prima parte di un film ben più lungo.

Guardare Spider-Man: Across the Spider-Verse è sicuramente un’esperienza appagante ma incompleta, dove si dilatano molto i tempi della storia per descrivere al meglio i personaggi, si costruiscono tantissime poste in gioco che tuttavia non raggiungono un vero e proprio climax, il quale sicuramente avrà il suo spazio solo nel sequel del prossimo anno.

E forse è ancora per questo che Spider-Man: Un nuovo Universo risulta ancora migliore di Across The Spider-Verse: certo, è molto meno intricato e più leggero, ma a livello di riscontro emotivo rimane più impresso perché nel giro di novanta minuti l’inizio del viaggio dell’eroe di Miles compie il suo raggiungimento, e non si può dire, almeno per adesso, che il finale di Beyond the Spider Verse può essere più soddisfacente o meno di quello di Un nuovo Universo.

E adesso rimane solo l’attesa

Con questo non si vuole dire che Spider Man: Across the Spider-Verse non valga la pena di essere guardato, anzi, ma è troppo prematuro definirlo il miglior film di Spider-Man senza ancora aver visto la vera e propria conclusione. Quando questo succederà, sicuramente ci sarà da rimangiare le parole scritte qui sopra, ma per adesso, non possiamo esserne ancora sicuri.

Sicuramente, la prossima Pasqua sembra ancora troppo distante per aspettare l’uscita di un nuovo capolavoro ragnesco.

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Carlos Tamila

Giornalista freelance e articolista a tempo perso, penso che anche i film, fumetti e videogiochi hanno qualcosa da raccontare se si scava un pò più in fondo e non ci si ferma alla semplice copertina.

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