Violet Evergarden – Il Film, la recensione: l’ultima lettera di Violet

Violet Evergarden - Il Film

9.3

SCRITTURA

9.5/10

REGIA

9.0/10

COMPARTO TECNICO

9.9/10

DIREZIONE ARTISTICA

9.5/10

CAST

8.5/10

Pros

  • La conclusione che una storia eccezionale come questa merita
  • Un film commovente e toccante in pieno stile Violet Evergarden
  • Animazioni, sfondi e comparto tecnico semplicemente perfetti
  • La colonna sonora è una vera e propria opera d'arte come la precedente
  • Ottimo doppiaggio sia italiano che in lingua originale

Cons

  • Avrebbe meritato un evento al cinema
  • Le altissime aspettative potevano far pensare a qualcosa di più maestoso

Dopo mille peripezie dovute alla pandemia e ai dolorosi fatti di cronaca che hanno colpito direttamente il suo studio d’animazione, il film di Violet Evergarden arriva finalmente in Italia grazie a Netflix, ad un anno di distanza dall’uscita nelle sale giapponesi.

La conclusione della storia di Violet è stato uno degli eventi più attesi nell’animazione orientale degli ultimi anni. La serie nel 2018 ebbe un successo enorme grazie ad un comparto tecnico stupefacente ed una storia emozionante, tratta dalla light novel di Kana Akatsuki. Inoltre questo lungometraggio rappresentava anche il ritorno sul grande schermo di Kyoto Animation dopo il drammatico incendio del 18 luglio 2019 che costò la vita a 36 persone, un evento che scosse notevolmente l’industria e tutti gli appassionati, essendo KyoAni uno degli studi più amati nel mondo anime.

Potete ben immaginare come le aspettative dietro questo film fossero altissime, sia per tutto quello che il lungometraggio rappresenta sia per l’enorme successo che la serie che lo precedeva aveva riscosso. Andiamo ora a scoprire insieme l’epilogo della storia di Violet ma, prima di partire, una piccola avvertenza: in questa recensione non ci saranno spoiler del film (se non quello che potete vedere dal trailer), ma solo qualche riferimento alla serie originale.

La guerra è finita ma non per tutti

“Quanti anni saranno passati dalla fine della guerra?” è una frase che il Capitano Bougainvillea, il fratello maggiore di Gilbert, rivolge a Violet sulla tomba della loro madre. Dalla fine della guerra il Leidenschaftlich vive in pace e il dolore del conflitto sembra ormai un antico ricordo. Le strade di Leiden sono piene di gente in festa, la città cresce e la tecnologia avanza ma non tutti riescono a vivere questa felicità. Violet infatti, nonostante l’evoluzione che abbiamo vissuto nel corso dei 14 episodi della serie che l’hanno resa una delle “bambole” più apprezzate di Leiden, non riesce ad andare avanti del tutto.

Il pensiero ricorrente verso il suo Maggiore Gilbert continua a tormentarla, insieme ad un opprimente senso di colpa per le sue azioni in guerra che non riesce a togliersi di dosso. Quando tutto il mondo sembra andare avanti Violet, che è cresciuta così tanto dalla fredda arma dell’esercito che era per diventare una delicata scrittrice di lettere, non riesce ad abbandonare Gilbert e le sue ultime parole. Dal nulla però un indizio riaccende le speranze di Violet e la porta in un viaggio che riuscirà finalmente a chiudere questo capitolo della sua vita e a completare la sua crescita personale.

“Se è vostro desiderio verrei ovunque mi richiedeste. Sono una Bambola di Scrittura Automatica, Violet Evergarden, al vostro servizio.”

Oltre a trasportarci nell’epilogo di Violet il film, sullo stile della serie, ci racconta varie storie emozionanti attraverso gli occhi della nostra protagonista. Due temi importanti che ritornano in varie forme durante tutto il lungometraggio sono l’amore fraterno e il trauma della guerra. Il primo ci viene magistralmente raccontato attraverso due storie che vediamo svilupparsi parallelamente davanti a Violet: quella di Yuris, che chiede a Violet di scrivere alcune lettere per i genitori e per il fratello prima di morire per fargliele ricevere successivamente (proprio come nel commovente decimo episodio della serie), e quella dei fratelli Bougainvillea.

In entrambi i casi il film riesce a farci immedesimare perfettamente nella storia risvegliando nello spettatore sentimenti familiari, sia dal punto di vista dei protagonisti dei racconti sia da quello dell’osservatore esterno che in questo caso è Violet, la quale rappresenta chi non ha mai potuto provare direttamente queste emozioni.

L’altro grande tema che condiziona tutte le vicende è ovviamente quello della guerra. Molti aspetti legati a Violet ruotano sempre intorno al suo passato e anche quello che vediamo sull’isola di Écarte vuole sottolineare che la fine di una guerra non comporta la fine delle sofferenze per chi quella guerra l’ha vissuta. Gli ultimi istanti del Maggiore continuano a perseguitare Violet, mentre Laiden si getta verso il futuro la ragazza non riesce a smettere di pensare al passato e solo il suo ultimo viaggio e questa ultima lettera riusciranno a completare finalmente la sua crescita.

In pieno stile Violet Evergarden, tutte le storie all’interno del film vengono narrate con una toccante delicatezza in grado di trasportare ed emozionare lo spettatore lungo tutta la visione. Ovviamente Violet e il suo percorso alla ricerca del Maggiore rubano la scena, ma anche le altre trame, compresa l’evoluzione di Dietfried Bougainvillea, ci vengono presentate magnificamente e completano alcuni personaggi secondari della serie. A tutto questo infine fa da cornice un eccellente mezzo narrativo che dal primo minuto del film ci accompagna fino all’epilogo.

Nella primissima scena assistiamo al lutto di una famiglia dove l’anziana nonna ha appena lasciato la figlia e la nipote. Poco dopo scopriamo, attraverso il ritrovamento di un piccolo scrigno, che l’anziana appena scomparsa è Ann, la bambina per cui Violet scrive con la madre le 50 lettere nel decimo episodio della serie.

Daisy, la nipote estremamente legata alla nonna, inizia a leggere queste lettere e decide di partire alla volta di Leiden per scoprire di più su questa “bambola” di nome Violet Evergarden. Lo spettatore quindi si trova a seguire anche la ricerca di Daisy che, tantissimi anni più avanti, ripercorre la vita di questa “bambola” che tanto aveva fatto per la sua adorata nonna.

Infine l’espressione dei sentimenti è ancora una volta il tema centrale in questo film come lo era stato anche nella serie. Capire le proprie emozioni, accettarle e trovare un modo adeguato di comunicarle è un’impresa complicata per chiunque e lo capiamo bene nei personaggi che ci vengono presentati via via durante la visione. La lettera diventa dunque il mezzo attraverso il quale riuscire a mettere per iscritto quelle sensazioni che a parole sembra impossibile comunicare.

Yuris, Daisy e ovviamente Violet vivono questa situazione, non riescono ad esprimere dei sentimenti che rimangono celati al loro interno fino a quando non decidono di comunicarli e lo fanno attraverso la scrittura. L’ultima lettera di Violet diventa la confessione finale al Maggiore e a se stessa, un passaggio obbligato per portare a termine la propria evoluzione e che dimostra la maturità emotiva raggiunta della nostra protagonista al termine del suo percorso.

L’ultima lettera di Violet

La forza di questo film, oltre che nel racconto di storie toccanti, sta anche nell’essere riuscito a completare l’evoluzione di alcuni personaggi che la serie aveva lasciato in sospeso.

Partendo dal più inaspettato, la trasformazione caratteriale ed emotiva del fratello del Maggiore Dietfried è straordinaria. Da freddo calcolatore militare il Capitano si scioglie, con la guerra alle spalle e la perdita del fratello e della madre, la rigidità di una volta viene sempre meno anche grazie alla continua presenza di Violet, quella ragazza che una volta riteneva solo un’arma letale e che ora invece comunica i sentimenti delle persone attraverso le parole.

Un altro personaggio che nel film vediamo terminare egregiamente il suo percorso è il Presidente Hodgins. Da sempre al fianco di Violet come richiesto dall’amico Gilbert, Hodgins in questo film vuole che Violet si metta alle spalle definitivamente la guerra e il suo Maggiore per poter finalmente vivere in pace. Quando però si presenta l’occasione di scoprire qualcosa di nuovo su Gilbert lui è il primo ad attivarsi e per qualsiasi cosa stia attraversando Violet lui è sempre li a sostenerla, rappresentando una splendida figura paterna anche quando, un po’ dolorosamente, capisce che è giunto il momento di lasciarla andare.

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Il personaggio chiave però è senza dubbio Violet. La nostra protagonista già nella serie aveva vissuto un’enorme trasformazione, scoprendo piano piano un mondo, quello della vita quotidiana pacifica, a lei sconosciuto e iniziando il suo percorso di crescita emotiva che l’aveva portata a diventare una rinomata “bambola”. Nel film Violet si mette in cammino verso il suo ultimo viaggio per completare la sua evoluzione e chiudere quella porta lasciata aperta nel suo passato che ancora la tormenta, quella che riguarda l’amato Maggiore Gilbert.

La Violet del film è un personaggio scritto perfettamente, ricco di tante piccole sfaccettature che ci fanno apprezzare quanto è netta la sua evoluzione caratteriale, come la tariffa emergenziale proposta al piccolo Yuris per scrivere le sue lettere. Difficilmente lo spettatore non si commuove davanti alle difficoltà di Violet e della sua storia già nella serie, ma nel film questo raggiunge un livello superiore, soprattutto quando assistiamo ad un finale così ben costruito emotivamente attraverso tutti i 14 episodi, lo spin-off e questo ultimo lungometraggio.

Comparto Tecnico

Kyoto Animation è sempre stato sinonimo di qualità. Negli ultimi anni lo studio d’animazione di Kyoto aveva raggiunto un livello impressionante dal punto di vista tecnico con lavori come La Forma della Voce, Liz and the Blue Bird e la stessa serie di Violet Evergarden che avevano settato uno standard difficilmente raggiungibile per gli altri contendenti. Proprio per questo l’incendio del 2019 aveva colpito fortemente tutta l’industria e si temeva che il danno avesse compromesso i lavori dello studio ma, da quanto possiamo vedere nel film, KyoAni è riuscita a tornare in grande stile.

A livello di animazioni, character design e sfondi, proprio come nella serie precedente, ci troviamo di fronte ad un’opera d’arte. KyoAni racconta la crescita di Violet attraverso immagini bellissime che emozionano solamente guardandole, sfruttandole perfettamente grazie ad una regia ed una fotografia impeccabili e attente anche al minimo dettaglio, in grado di influenzare le sensazioni dello spettatore in ogni singolo secondo della visione. Tecnicamente parlando questo film non solo consolida il livello raggiunto negli ultimi anni da KyoAni ma setta, per l’ennesima volta, uno standard nel genere che al momento non sembra poter essere superato.

L’unico appunto che possiamo fare è l’assenza di vere scene mozzafiato come il salto del laghetto o le lettere svolazzanti sul porto di Leiden che nella serie ci avevano incantato, una scelta dovuta anche ai diversi toni che il film ha in molti dei suoi passaggi.

Spostandoci dal lato audio, recentemente avevamo voluto sottolineare l’ottimo lavoro svolto da Evan Call in un altro film uscito nel 2020 nelle sale giapponesi, Josée, la Tigre e i Pesci. Dopo il grande successo avuto dal compositore americano per la serie del 2018, KyoAni non ha avuto dubbi nel riconfermarlo anche per il film ed il risultato è stato ancora una volta straordinario.

Tutto in Violet Evergarden concorre a creare quella opera d’arte che il film rappresenta, dall’animazione fino all’accompagnamento musicale. L’orchestra di Evan Call riesce a ricreare le atmosfere maestose che la bellezza delle immagini trasmette anche a livello musicale, catturandoci come se fossimo realmente a teatro davanti a dei musicisti, un esperimento che, se fossi in KyoAni, proporrei in qualche sala giapponese.

Anche qui unica, piccolissima, delusione (ironicamente parlando), non aver inserito Theme of Violet Evergarden o Across the Violet Sky, due brani bellissimi della vecchia colonna sonora che da fan della serie avrei voluto sentire nel film. Ottima scelta, soprattutto per il momento in cui viene inserita, quella di riproporre l’ending della serie cantata dalla delicata voce di Minori Chihara, Michishirube.

Parlando di doppiaggio, quello made in Italy ci offre un cast di ottimo livello ma che alterna una grande protagonista a personaggi secondari meno convincenti. Emanuela Ionica si conferma ormai una sicurezza nel doppiaggio dei film anime e, dopo averci stupito come Mitsuha in Weathering with You, ritorna una straordinaria Violet in questo film con un’interpretazione tutt’altro che facile.

Un parco doppiatori italiani promosso e che non sfigura anche nel confronto con la stellare controparte nipponica, dove Takehito Koyasu e un grande Daisuke Namikawa fanno da coprotagonisti per l‘ennesima prova impeccabile di Yui Ishikawa (Mikasa ne L’Attacco dei Giganti, 2B in Nier:Automata), in un ruolo che in questo film si conferma perfetto per lei.

Il commovente saluto a Violet Evergarden

Non era assolutamente scontato che la storia di Violet Evergarden riuscisse ad avere una conclusione adeguata dopo quello che avevamo visto nella serie e dopo tutte le problematiche emerse negli ultimi anni. Il percorso di formazione emotiva di Violet invece termina in un finale commovente che rappresenta la ciliegina sulla torta di un viaggio iniziato col primissimo episodio nel 2018 e magistralmente concluso in questo lungometraggio.

Un anime che racconta la crescita e le difficoltà nel capire i propri sentimenti e quelli degli altri attraverso storie meravigliose e mai banali che rimangono fortemente impresse nello spettatore. Tutto questo viene poi incorniciato nell’ennesima opera d’arte firmata Kyoto Animation, una vera ode animata al personaggio di Violet e al suo percorso, che ora, dopo aver visto la sua attesissima conclusione, possiamo annoverare tra le serie imperdibili degli anni ’10 dell’animazione nipponica.

L’ultima lettera di Violet è ancora una volta una grande lezione di empatia carica di emozioni genuine con cui KyoAni e Taichi Ishidate hanno voluto congedare uno dei personaggi più amati degli ultimi anni. Il film, come la serie del resto, è un’opera adatta a tutti e dalla quale chiunque, dal più esperto appassionato di anime allo spettatore alle prime armi, dai giovanissimi fino al pubblico più adulto, possono trarne enormi insegnamenti.

Questa è la forza di una storia come quella di Violet Evergarden, destinata a “riecheggiare nell’eternità” come il titolo che Evan Call ha voluto dare alla colonna sonora del film.

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Matteo Tellurio

Nascere in un paesino umbro ti porta ad avere tanti hobby. Cresciuto tra console e computer, è da sempre amante di cinema, serie TV e musica, nella quale si diletta in maniera molto amatoriale. Anime e manga invece sono il pane quotidiano ma anche lo sport lo appassiona. Crede di aver visto ogni singola disciplina inserita dal CIO alle Olimpiadi.

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