Cinema&Tv

Suburra 3, la recensione in anteprima: Annamo Aurelia’, è stato bellissimo

Suburra 3

8.9

REGIA

9.0/10

SCENEGGIATURA

8.5/10

COMPARTO TECNICO

9.0/10

DIREZIONE ARTISTICA

9.0/10

CAST

9.0/10

Pros

  • Ottimo cast
  • Ottima colonna sonora
  • Capacità di rinnovarsi
  • Realisticità dei fatti

Cons

  • Alcuni personaggi sono troppo stereotipati
  • Pochi episodi

Suburra la serie è finalmente giunta al suo climax conclusivo con la terza stagione. L’avventura di Aureliano e Spadino, iniziata nell’ormai lontano 2017 su Netflix (ed ancora prima nel lungometraggio del 2015), arriva a dama più spietata che mai per regalare a tutti i fan un degno finale dell’opera ispirata al romanzo di Carlo Bonini Giancarlo De Cataldo.

Come si concluderà il gioco di potere che vede La Capitale contesa tra politici, malavita e sinti? Lo scoprirete solo guardando l’ultima stagione, ma ecco cosa ne pensiamo noi di SpaceNerd dopo un’accurata visione, rigorosamente senza spoiler!

Suburra: Roma dipinta col sangue

La stagione conclusiva di Suburra porta sul piatto ben tre fazioni schierate l’una contro l’altra per la conquista di Roma. Da una parte ci sono i politici, dall’altra la malavita, dall’altra ancora la chiesa. Questo scontro tra titani non è che un perfetto ritratto della capitale italiana, dietro la cui immensa bellezza si cela molto spesso qualche sinistro misfatto. Come si dice più volte anche durante la serie, Roma ha bisogno di essere governata; questa, infatti, dopo la scomparsa dei principali esponenti di potere, si trova totalmente in balia di una vera e propria guerra tra bande che non fa che mietere vittime.

I riferimenti alla mitologia classica sono tantissimi, ma questo non è un fattore di novità per Suburra; Roma viene personificata nel corso dei sei episodi che compongono la terza stagione, le vengono messe indosso le vesti di una madre amorevole che ha bisogno di essere protetta, ma il cui amore può uccidere. Ogni personaggio di questa serie viene mosso da un amore folle nei confronti di questa città; ma La Capitale è una madre che non fa sconti a nessuno dei suoi figli. Roma lascia libere le sue creature, rimanendo immobile a guardarle farsi fuori vicendevolmente.

Ciò che viene mostrato su schermo, seppur frutto d’immaginazione, non è poi così lontano da ciò che succede nelle fondamenta della città più bella del mondo. Suburra ci mostra il lato oscuro di una città apparentemente senza macchia, che si nasconde dietro la propria storia, la propria autorità. Allo stesso modo, i suoi figli si nascondono dietro la bontà della chiesala buona politica ed il potere violento per celare un lato di sè che non viene mai mostrato palesemente, rendendo ogni dinamica e patto tra bande fittizio, mutevole, ingannevole.

Suburra: il De Bello Civile di oggi

Lucano – e la mia ex professoressa di latino –  sarebbe contento di sapere di aver scritto un’opera, la Farsaglia, che ancora oggi può essere considerata moderna. Il poema epico latino narra, come dice il nome, della Guerra Civile culminata a Roma nel 48 a.C. tra Cesare e Pompeo. All’ora, come in Suburra, la contesa nasce sul possesso di Roma.

I riferimenti classici, come già detto, sono molteplici. Tutti i personaggi che appaiono nella serie, specialmente nella stagione conclusiva, si comportano come gli eroi classici che animavano i poemi epici di un tempo. Tutti si muovono per uno scopo comune, ma ognuno vuole arrivarci a modo suo. In una guerra tra romani, a perdere è solo Roma. Già, perché quando tutto sembra essere arrivato ad una conclusione, ecco che il ciclo si ripete inesorabile, gridando al mondo che è impossibile risalire una volta che si è toccato il fondo.

Parliamo di quel fondo toccato da Amedeo Cinaglia, che sembra diventare più forte via via che perde legami importanti, diventando sempre più simile a Samurai. La figura di Cinaglia ci parla di come Roma voglia un solo re, senza legami e senza sentimenti per nessuno, se non per La Capitale. Il politico, un tempo retto individuo che lotta per il bene della collettività, gioca in questa terza stagione un ruolo fondamentale, riuscendo a ribaltare continuamente gli equilibri a suo favore, facendo scagliare i suoi nemici/alleati l’uno contro l’altro.

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Un’altra figura palesemente ispirata alla cultura classica è Sibilla, personaggio introdotto nella stagione conclusiva ma dal peso fondamentale per il climax dell’intera serie. Rappresenta le sibille che, in epoca classica, erano dotate di virtù profetiche ed erano in grado di fare predizioni e fornire responsi, in maniera ambigua. Senza fare spoiler, quanto detto descrive esattamente la figura di Sibilla che, da parte neutrale della guerra di potere, muoverà ogni pedina verso il suo destino.

Roma suona Piotta

La colonna sonora di tutta la serie di Suburra si è sempre basata sui testi romanissimi di Piotta. Se nella prima e seconda stagione venivano utilizzati brani provenienti da vari album di questo artista, per l’ultima stagione sono stati suonati brani originali alla fine di ogni episodio.

Tutti e sei gli episodi di Suburra 3 sono cuciti su misura sull’episodio cui fanno riferimento, riuscendo ad approfondire ulteriormente il messaggio che si cela dietro ogni personaggio. I testi di Piotta sono la cornice perfetta per un ritratto d’autore come è Suburra; un romantico apostrofo rosa tra le parole t’amo.

Conclusioni

Odi et amo è la frase che meglio si addice a questo finale. Alla sua conclusione, Suburra risulta essere un’enorme opera epica moderna, con chiari riferimenti classici. Trattandosi di una storia d’amore tra Roma ed i suoi figli, i riferimenti classici non potevano certo mancare. Ciò che risalta, in un quadro d’insieme, è una sceneggiatura scritta ottimamente ed ancor meglio interpretata da un cast eccezionale. La colonna sonora, poi, curata da Piotta, rende tutto semplice da comprendere.

Chi vive Roma ogni giorno può sentire pulsare il cuore di questa serie dentro le proprie vene; Suburra è un mix di tanti sentimenti nei confronti di questa città: la si odia e la si ama, senza un perché. Di Roma nessuno può farne a meno, ma ha i suoi svariati problemi da risolvere. Questa serie riesce a trasmettere questo sentimento confuso di chi vive nella Capitale rendendolo un argomento comune di confronto e di discussione. Suburra, è l’opera epica dei giorni nostri, che ci insegna che il cambiamento deve partire da noi stessi, se lo vogliamo, altrimenti questo non avverrà mai.

La terza stagione riesce a trasformare quello che era un prequel al film – come dichiarazione d’intenti – in un reboot che stravolge quasi totalmente gli eventi del lungometraggio, portando comunque ad una situazione simile. La capacità di rinnovarsi, di distaccarsi dall’ordinario e di raccontare l’oscura quotidianità romana sono i perni fondamentali su cui si fonda l’intera opera serielizzata prodotta da Netflix. Non potevamo che aspettarci un cambio di rotta violento, improvviso drastico, da un prodotto che ha sempre saputo stupire.

Annamo Aurelia’, s’è fatto tardi.

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MatteoBT, il Pokéuomo

Di giorno Social Media Manager, di notte niente più che il tuo amichevole Pokéuomo di quartiere. Matteo B. Terenzi, latinense classe ‘94, ama le serie, i film ed i manga di ogni genere; ma nulla al mondo aggrada il suo palato quanto parlare dei mostri tascabili e scrivere bio in terza persona.

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