Fumetti

Kaguya-sama: Love is war 1, la recensione

Kaguya-sama: Love is war 1

5.90 €
8.2

Sceneggiatura

9.0/10

Disegno

6.5/10

Cura editoriale

9.0/10

Pros

  • Incredibilmente leggero e divertente
  • I personaggi assolutamente fuori di testa
  • Ottimo rapporto qualità/prezzo

Cons

  • Disegni non impeccabili
  • Non aspettatevi una storia che vi lasci a bocca aperta

Amore e guerra si incontrano in Kaguya-sama: Love is war

Kaguya-sama: Love is War di Aka Akasaka è innegabilmente, aldilà dei gusti personali, una serie che ha lasciato il segno. Grazie all’ottima trasposizione anime in due serie che, in maniera molto miope, è stata ignorata da qualsiasi servizio di streaming legale del Bel Paese, l’opera ha goduto di una popolarità sempre crescente, ed è probabile, per non dire praticamente certo, che anche chi tra di voi non è un fan della serie sia incappato almeno una volta in qualche suo fotogramma, preso e trasformato in base per meme.

Ma Kaguya-sama è molto più che una base per meme; vincitore di numerosi premi in patria, e amato da quasi tutti coloro abbiano avuto modo di apprezzarne il contenuto, il manga rappresenta uno dei maggiori esponenti del genere comico degli ultimi anni. Grazie a Edizioni Star Comics, avremo finalmente anche in Italia un modo di fruire dell’opera a partire dal 9 Settembre, con i primi due volumi. In questa recensione, come specificato nel titolo, ci concentreremo sul primo.

Uno scontro tra due cervelli sopraffini

Chiariamo subito una cosa, al fine di evitare equivoci: Kaguya-sama è una commedia romantica dove l’aspetto comico è molto più enfatizzato della parte romance, presente solamente in minima parte.  La serie parte quindi da una premessa semplice: in una relazione, così come in guerra, c’è un vincitore e un vinto, colui (o colei) che domina e colui (o colei) che subisce, chi fa le regole e chi sottostà a esse. Nello specifico, chi si dichiara è la persona destinata a una vita da schiavo, in quanto per prima si è fatta sopraffare dai suoi sentimenti, non riuscendo a controllarli.

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È da questa premessa che nasce la storia dei due protagonisti di Kaguya-sama, Miyuki Shirogane, brillante presidente del consiglio studentesco, che ai lettori viene inizialmente presentato come uno studente modello, dedito esclusivamente al suo lavoro e allo studio, e Kaguya Shinomiya, vicepresidentessa geniale proveniente da una delle più ricche famiglie dell’intero arcipelago nipponico.

L’alone di superiorità e brillantezza che circonda i due personaggi viene però immediatamente ribaltato dall’autore. Tenendo fede al nome e alla premessa dell’opera, i due giovani innamorati si scontreranno in una guerra all’ultima strategia (lo “scontro tra cervelli” nominato in precedenza), con l’obbiettivo ultimo di far capitolare l’avversario e fargli finalmente dichiarare il proprio amore.

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Le due menti geniali diventano così vittima della loro stessa intelligenza, andando a creare piani astrusi e complicati ove non ce ne sarebbe alcun bisogno. Ovviamente non dobbiamo spiegarvi quanto ciò sia assolutamente (e volutamente) fuori di testa; già dalle primissime pagine si vieni immersi nel contesto tanto folle quanto divertente dell’opera, che riesce a coinvolgere il lettore sempre di più man mano che procede con i capitoli.

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Oltre ai due protagonisti vi è in verità un terzo personaggio che l’autore sfrutta per creare imprevisti al fine di mettere in difficoltà le loro menti calcolatrici: la segretaria Chika Fujiwara, che viene presentata al pubblico invece come un personaggio più spontaneo e ingenuo, rappresenta l’elemento del caos, una variabile impazzita di cui nemmeno due cervelli brillanti come quelli di Shirogane e Shinomiya riescono a capire il comportamento, andando spesso ad alterare o a distruggere i loro piani accuratamente predisposti. Risulta chiaro come quindi questo personaggio sia stato introdotto dall’autore quasi esclusivamente per prendersi gioco dei suoi due protagonisti, per farli sembrare ancora più ridicoli e stupidi di quanto già non lo fossero con i ragionamenti partoriti dalle loro menti.

Ed è proprio la caratterizzazione dei personaggi a rendere Kaguya-sama: Love is war un must per chiunque ami il genere comico: vedere come l’autore riesce ad ingegnarsi ogni volta al fine di creare i piani più disparati e assurdi per far ridere e stupire il lettore risulta un vero e proprio piacere, facendo quasi dimenticare la totale assenza (almeno per il momento) di un background degno di questo nome. E, nonostante il focus prettamente comico dell’opera, non manca nemmeno qualche momento più dolce e sentimentale(li puoi contare sulle dita di una mano, ma sono presenti).

Per quanto riguarda i disegni, che probabilmente costituiscono il punto debole di Kaguya-sama, si può notare come, in diverse vignette, l’autore abbia evitato di disegnare gli elementi di sfondo, preferendo magari delle inquadrature più strette e dei primi piani sui personaggi. Una scelta a dir la verità poco comprensibile, in quanto ho trovato i primi (quando presenti) realizzati con una cura per il dettaglio maggiore rispetto ai secondi, che ho trovato poco apprezzabili soprattutto per quanto riguarda i volti.

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Bisogna fare inoltre i complimenti a Edizioni Star Comics per l’ottima traduzione, che non presenta alcuna pecca, oltre che per la buona edizione con sovraccoperta e pagine a colori, alla cifra di 5,90€.

Il primo volume di Kaguya-sama: Love is war rappresenta quindi un acquisto certamente consigliato, sia a chi ci si approccia per la prima volta, cercando un titolo leggero e esagerato, che punta a far ridere al lettore più che a narrare una storia emozionante, sia ai fan della serie animata, che troveranno contenuti inediti nei capitoli non adattati (che già da questo volume sembrano non essere in numero esiguo). Chi è interessato all’acquisto del manga di Kaguya-sama: Love is war potrà quindi ordinarlo direttamente a questo indirizzo. Sconsigliato vivamente invece a chi cerca una commedia romantica più incentrata sull’aspetto della romance, che potrebbe rimanere insoddisfatto dai contenuti della serie.

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Daniele Tarantino

Nato praticamente con il pad in mano, ho iniziato a giocare sin dalla primissima età. Crescendo però è stata la Nintendo a dettare legge nella mia vita videoludica, per poi riavvicinarmi al multipiattaforma solamente con la PS4. Nonostante la propensione per il mondo del gaming, non disdegno altre forme di intrattenimento quali fumetti, cinema o serie TV.

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Daniele Tarantino
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