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Fallout 76 Wastelanders, la recensione: welcome back, country roads

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Fallout 76: Wastelanders

7.5

GAMEPLAY E LONGEVITA'

8.5/10

COMPARTO GRAFICO E SONORO

6.0/10

COERENZA E CURA DEL DETTAGLIO

8.0/10

Pros

  • Numerosi contenuti
  • Ritorno alle meccaniche GDR
  • Completamente gratuito

Cons

  • Tecnicamente altalenante
  • Trama non ai livelli dei precedenti
  • Le missioni base restano invariate

Fallout 76 è stato probabilmente il titolo più controverso sviluppato da Bethesda Softworks, casa sviluppatrice principale dell’editrice Bethesda dietro a celebri titoli come Skyrim e Fallout 4. Il titolo era atteso come un’esperienza cooperativa simile agli ultimi Fallout in singolo giocatore, ma all’uscita è stato sommerso di critiche per numerose mancanze rispetto a questi ultimi: il mondo era spoglio di PNG se non per sparuti automi, il sistema di dialoghi a scelta multipla era scomparso e non vi era traccia di fazioni. Inoltre, la trama coinvolgente era stata rimpiazzata da una narrativa “a posteriori”, costituita da annotazioni testuali e sonore da ritrovare in giro per ricostruire gli avvenimenti di una regione ormai abbandonata.

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Come conseguenza di tali feroci critiche il titolo è stato un notevole fallimento commerciale, tant’è che a sole due settimane dalla sua uscita il prezzo era stato tagliato e nel 2019 si vociferava addirittura una sua tramutazione in un titolo free-to-play. Dopo un ulteriore passo falso dato dal rilascio di un controverso e carissimo sistema Premium, ad un anno e mezzo dall’uscita di Fallout 76 Bethesda rilascia Wastelanders, un gigantesco aggiornamento gratuito che può essere considerato a tutti gli effetti un’espansione vera e propria. Sulla carta le mancanze passate sono state tutte colmate: PNG, trama, fazioni e dialoghi sono stati tutti ripristinati. Sarà sufficiente per considerarlo un riscatto del controverso spin-off online della celebre serie Bethesda?

Esodo in Appalachia

Ambientata un anno dopo gli eventi del gioco base, dopo l’installazione dell’aggiornamento la trama riparte con il ricevitore radio del Pip-Boy che intercetta due nuovi segnali: due persone in cerca di informazioni nei pressi all’uscita del Vault 76 e uno dalla sovraintendente stessa, la quale nel gioco base era presente solo attraverso registrazioni lasciate in giro per la regione. Seguendo queste piste avrà inizio una nuova serie di missioni principali, basata sulle due principali fazioni introdotte nel mondo di gioco (Coloni e Predoni) e si diramerà sulla base della necessaria decisione di schierarsi con una di esse.

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Nonostante la collocazione temporale dell’espansione, queste missioni non si pongono come una diretta prosecuzione delle missioni del gioco di base ma piuttosto si affiancano a queste ultime; non prevedendo dunque un livello minimo queste sono aperte a chiunque, da chi comincia il titolo per la prima volta a chi l’ha spolpato da cima a fondo.

Le nuove missioni principali aggiungono 15 ore abbondanti all’esperienza del gioco, ma non sono l’unica aggiunta interessante dell’espansione. Difatti, alle due fazioni principali se ne aggiunge un’altra (le Aquile Sanguinarie) e numerosi altri PNG che daranno luogo a nuove missioni secondarie, eventi e corposi contenuti di fine gioco. Dunque, la nuova espansione rende di fatto Fallout 76 un titolo fruibile in tutto e per tutto anche in singolo giocatore come i precedenti capitoli della serie (nonostante la necessaria connessione online), non solo per la quantità di contenuti ma anche per la loro qualità.

Il ritorno del ruolo

Alla sua uscita Fallout 76 era un buon titolo d’azione, caratterizzato da un ottimo Gameplay ed un’ambientazione affascinante, ampia e ricca di contenuti. Come accennato in apertura, le feroci critiche che gli piovvero addosso vertevano sulla mancanza degli elementi ruolistici tipici della serie. Se si può discutere sull’entità forse esagerata di tali critiche, dettate da false aspettative dei fan verso quello che si è sempre posto come spin-off multigiocatore e come non un capitolo canonico della serie, è indubbio che Fallout 76 fosse tuttavia un gioco di ruolo mediocre: nessun dialogo a scelta multipla, nessuna scelta morale e annesse conseguenze, nessun personaggio con cui poter interagire se non superficialmente.

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L’espansione Wastelanders centra l’obiettivo riportando Fallout 76 in linea con i precedenti capitoli, sotto tutti gli aspetti tranne forse quello della trama, buona ma non accattivante come le avventure del Vagabondo Solitario nel 3 o dell’Unico Sopravvissuto nel 4. Numerosi PNG ripopolano il mondo di gioco, donandogli maggiore vitalità e varietà grazie anche ai nuovi insediamenti che li ospitano, dagli accampamenti di predoni alle piccole città.
Assieme ai personaggi, nelle nuove missioni fa il suo ritorno anche il sistema di dialoghi a scelta multipla tipico della serie. Rispetto a Fallout 4, le cui interazioni sociali erano stati criticate per essere troppo semplicistiche e slegate da qualsiasi statistica all’infuori del Carisma, i dialoghi di questa espansione Wastelanders fanno un buon passo in avanti, presentando numerose linee di risposta alternative alcune delle quali necessitano spesso di un determinato livello minimo in una delle statistiche S.P.E.C.I.A.L. per poter ottenere maggiori informazioni o convincere l’interlocutore.

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Questo rinnovato sistema d’interazione sociale contribuisce a rendere le missioni di Wastelanders più profonde e articolate rispetto a quelle del gioco base, le quali si limitavano ad un compimento molto blando e lineare di incarichi. Inoltre, le missioni principali dell’espansione sono state saggiamente studiate per non essere mandate all’aria dalla natura multigiocatore online del titolo: i PNG chiave si troveranno infatti in aree separate dal mondo di gioco condiviso e saranno accessibili solamente al giocatore e alla sua eventuale squadra. L’unico limite di questo sistema risiede in una certa macchinosità che non permette agli altri giocatori della squadra di partecipare in maniera attiva ai dialoghi e alle missioni, portando così a ripeterle più volte cambiando il capo-squadra per far proseguire il gruppo in maniera uniforme.

Inoltre, le rinnovate meccaniche, le nuove quest e i nuovi insediamenti non sono le sole aggiunte di Wastelanders: nuove creature, equipaggiamenti e personalizzazioni ad armi e rifugi andranno ad arricchire ancor di più l’esperienza di gioco.

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Ma nonostante le corpose e gradite aggiunte, l’espansione non si può considerare una rivoluzione rispetto al gioco base: le missioni contenute nel gioco base sono rimaste invariate, mantenendo dunque i difetti che possedevano nel gioco base.

L’altro rilevante difetto di questo corposo pacchetto di contenuti è dato dall’aspetto tecnico: nonostante sarebbe stato irrealistico aspettarsi miglioramenti grafici a tutto tondo da un’espansione, la stabilità complessiva del comparto tecnico resta altalenante a fronte di cali di frame rate non così infrequenti. L’ormai vetusto Creation Engine di casa Bethesda sa ancora regalare ambientazioni suggestive grazie ad un ottimo sistema di illuminazione e a texture discretamente buone, tuttavia Fallout 76 Wastelanders è l’ennesimo promemoria di come il motore grafico che ha dato alla luce Morrowind e Oblivion sia ormai datato nonostante i numerosi miglioramenti attuati nel corso degli anni.

Fallout 76

Una nuova speranza

Nel complesso, si può affermare che Wastelanders è una delle più grandi espansioni mai prodotte da Bethesda Softworks. Pur non rivoluzionando il gioco dalle fondamenta, i numerosi nuovi contenuti fruibili sia dai delusi del gioco base, sia dai nuovi giocatori costituiscono un’ottima ripartenza per Fallout 76, che può ora considerarsi un Fallout completo in tutto e per tutto.

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Laureato in economia, grande cultore del mondo del marketing e ovviamente appassionato di videogiochi fin da tenere età, sono stato svezzato a 3 anni con i miei primissimi videogiochi, a 4 con nientemeno che Monkey Island giocato assieme a mio padre e a 5 ho portato a termine il mio primo videogioco in assoluto, Pandemonium, dando il via "ufficialmente" alla mia passione. Da allora posso vantarmi di aver concluso quasi tutti i più celebri titoli usciti possedendo pressoché tutte le console, dalla prima Playstation in avanti. Tolti i titoli sportivi, non c'è genere di gioco in cui non mi piaccia cimentarmi

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