Fumetti

Il bizzarro universo di Hirohiko Araki 1: Magical B.T. – La recensione

Magical B.T.

€10,00
6.3

SCENEGGIATURA

6.0/10

DISEGNI

6.0/10

CURA EDITORIALE

7.0/10

Pros

  • Gran parte dei pregi di JoJo sono già presenti in questo volume
  • Storie divertenti e invecchiate bene
  • Il progressivo miglioramento di storia in storia

Cons

  • L'inesperienza del giovane Hirohiko Araki, soprattutto in ambito registico

Per celebrare la presenza al Lucca Comics & Games 2019 di Hirohiko Araki, leggendario creatore del manga Le bizzarre avventure di JoJo, la casa editrice Star Comics ha deciso di stampare un prestigioso cofanetto contenente alcuni manga meno noti del genio di Sendai.

Noi di SpaceNerd, per gentile concessione della stessa Star Comics, pubblicheremo la recensione di ciascun volume facente parte del cofanetto, seguendo l’ordine cronologico in cui furono pubblicate originariamente.

Partiamo quindi con il manga d’esordio di Hirohiko Araki, Magical B.T., pubblicato originariamente sulle pagine di Shonen Jump nel 1983.

L’inventiva del giovane Hirohiko Araki

Magical B.T. narra le avventure di due ragazzini: B.T. e Koichi.

ADV

Il primo è un genio machiavellico e abilissimo prestigiatore, custode di oscuri segreti che il lettore non è tenuto a sapere, tra cui quello del suo vero nome.

Il secondo è invece una semplice spalla, oltre che occasionale voce narrante degli eventi.

Il manga è uno shonen caratterizzato da episodi autoconclusivi del tutto scollegati l’uno dall’altro, che rendono Magical B.T. un fumetto privo di trama orizzontale.

ADV

In ogni episodio, B.T. si troverà ad architettare o sventare complotti, macchinazioni e veri e propri crimini, spalleggiato da un perennemente stupefatto Koichi.

In questo senso, il rapporto tra i due ricorda quello tra Sherlock Holmes e Watson, non a caso lo stesso Hirohiko Araki, nella breve ma interessante postfazione al volume, indica proprio Sherlock Holmes e le sue intuizioni come sua principale ispirazione.

Analogamente ad ogni opera d’esordio, è interessante analizzare quelli che sono gli elementi embrionali che in futuro caratterizzeranno le produzioni mature dell’autore.

L’Hirohiko Araki del 1983 era sì un autore acerbo, come d’altronde tutti gli esordienti, ma già aveva un’idea chiara di quale fosse la tipologia di fumetto che voleva realizzare.

ADV

Dinamismo, colpi di scena imprevedibili, personaggi che fanno dell’intelligenza e della strategia le loro principali virtù e una regia finalizzata all’impatto, tutti elementi già presenti, chi più chi meno, in Magical B.T..

Il giovane Araki aveva già un contenuto, ma ancora ricercava una forma.

Il suo tratto era immaturo, ma attingeva a numerose influenze, risultando per questo abbastanza discontinuo.

ADV

La sintesi delle anatomie, l’utilizzo abbondante di linee cinetiche e di vignette impattanti si avvicinano molto allo stile di Masami Kurumada, che tutti conoscono come il creatore di Saint Seiya (I cavalieri dello zodiaco), eppure andrebbe ricordato anche per essere l’autore del primo, vero esempio di battle shonen: Ring ni Kakero.

Articoli che potrebbero interessarti

Per quanto riguarda le linee tondeggianti e le espressioni caricaturali dei comprimari, è facile riscontrare somiglianze con i gag manga di Noboru Rukoda (Dash Kappei) e del primo Akira Toriyama, all’epoca già noto per il suo Dr. Slump e Arale.

La struttura episodica, il protagonista dalla morale ambigua e i veicoli realizzati con una cura per il dettaglio maniacale, sono frutto degli insegnamenti indiretti di Monkey Punch e del suo Lupin III.

Araki però non era solo un miscuglio di stili altrui.

Le suggestioni estetiche figlie della moda del tempo, le pose plastiche che preannunciano il delirio contorsionista di JoJo, gli inserti geometrici peculiari e la caratterizzare dell’eroe non come buono a tutto tondo (all’epoca consuetudine di Shonen Jump) ma come edonistico e altruista per sbaglio, conferivano a Magical B.T. un’aura glam e sovversiva. Quantomeno per gli standard della rivista.

Ciò che mancava all’Hirohiko Araki dell’epoca era una maggiore consapevolezza nell’utilizzo delle inquadrature, spesso confusionarie e a volte totalmente inutili, se non deleterie.

Frequenti in Magical B.T. sono infatti sequenze concettualmente molto rapide il cui ritmo viene spezzato da una vignetta superflua, o semplicemente mal realizzata.

Tale problema era spesso dovuto al desiderio di Araki di deformare la prospettiva in maniera innovativa senza però averne sufficiente padronanza. In questo senso, il maestro ha fatto davvero passi da gigante.

Uno dei principali motivi per recuperare il volume (oltre al fatto che le storie al suo interno risultino ancora molto piacevoli da leggere, nonostante la forte didascalicità di alcune sequenze) è proprio lo scoprire da dove è partito uno dei migliori autori del fumetto giapponese.

Vedere Hirohiko Araki migliorare storia dopo storia, soprattutto negli ultimi due capitoli del volume, dall’inchiostrazione sempre più dettagliata per gli ambienti e ad una sempre maggiore padronanza del concetto di sequenzialità, risulta prezioso per qualsiasi appassionato di fumetto.

Poi, ovviamente, sarà divertente per tutti i fan de Le bizzarre avventure di JoJo scovare gli elementi riciclati da Araki nella sua opera più celebre.

Si parte dalle citazioni alla cultura pop (in una copertina B.T. è vestito come l’Alex DeLarge di Arancia Meccanica) fino ad arrivare alla vera e propria riproposizione dei character design.

B.T. è praticamente Dio Brando, sia per atteggiamento che per fisionomia; Koichi è ovviamente Koichi Hirose di Diamond is unbreakable; Saiko, il guardiano del museo, è il Jonathan Joestar di Phantom Blood (ironico come Araki abbia invertito le fisionomie del protagonista e dell’antagonista).

A venire riproposte saranno anche alcune soluzioni di scrittura: la fortuna come perenne eminenza grigia, il sacro valore dell’amicizia, un manufatto antico come MacGuffin della vicenda (la maschera in Phantom Blood), l’eccentricità del protagonista, i nazisti (Battle Tendency), l’uccisione dei cani (Phantom Blood, Stardust Crusaders).

Insomma, da qui è cominciato tutto, e anche chi vuole avvicinarsi al fumetto di Hirohiko Araki senza per forza dover recuperare le saghe di JoJo, può benissimo partire da Magical B.T..

 

Seguici su tutti i nostri social!
CondividI
Vittorio Pezzella

Cercò per lungo tempo il proprio linguaggio ideale, trovandolo infine nei libri e nei fumetti. Cominciò quindi a leggerli e studiarli avidamente, per poi parlarne sul web. Nonostante tutto, è ancora molto legato agli amici "Cinema" e "Serie TV", che continua a vedere sporadicamente.

  • Articoli recenti

    Bridgerton – Stagione 3: la recensione in armocromia

    La serie Netflix guilty-pleasure-di-molti-serieprefe-di-pochi, Bridgerton, è finalmente sulla bocca - e gli schermi - di…

    % giorni fa

    X-Men 97, la recensione: I fumetti ripartano dall’animazione

    Con la recente acquisizione dei diritti cinematografici dei personaggi degli X-Men, da anni in un…

    % giorni fa

    Dead Island 2, la recensione: sangue e non-morte tra le strade di Los Angeles

    È ormai da diversi anni che lo sviluppo di un videogioco tripla A stia risultando…

    % giorni fa

    Indika, la recensione: nell’anima di una suora

    Ero rimasta abbastanza colpita dall'annuncio di Indika, ma allo stesso tempo dubbiosa sui suoi contenuti…

    % giorni fa

    Deadpool: Il buono, il brutto e il cattivo, la recensione: Ridi, Pagliaccio

    Deadpool parte alla ricerca delle sue origini assieme a Wolverine e Capitan America. In questa…

    % giorni fa

    Che cos’è il City Pop? Nascita e Rinascita di un genere musicale

    Se una macchina del tempo mi trasportasse nel Giappone di metà anni '80 non credo…

    % giorni fa