Nintendo Switch OLED, la recensione: l’upgrade che non ti aspetti

Negli ultimi due anni le voci di corridoio sull’uscita di una versione potenziata della popolare Nintendo Switch si erano fatte incessanti: ogni insider (o presunto tale) sbandierava quelle che potevano essere le caratteristiche di una versione premium della console Nintendo, saturando le news dei maggiori portali di informazione videoludica e alimentando così le aspettative dei fan. Le anticipazioni più ricorrenti riguardavano due principali miglioramenti, ovvero uno schermo più grande e una maggiore potenza hardware, in grado di garantire un upscaling in 4K nella modalità TV ed un miglioramento nella prestazioni della modalità portatile.

Ma le vie di Nintendo sono spesso imperscrutabili e così, alla conferenza di presentazione della nuova versione della Switch, in molti sono rimasti delusi. Il modello OLED della Nintendo Switch si è rivelato essere un upgrade puramente estetico, dotato di uno schermo OLED a 7 pollici (un leggero aumento rispetto ai 6,2 della prima versione) e poche altre caratteristiche minori.

Non si tratta quindi di una Switch Pro ma piuttosto una Switch XL, in linea con la “filosofia estetica” degli upgrade hardware che Nintendo ha seguito con le sue precedenti console portatili. Al non esiguo prezzo di 350 euro (50 in più rispetto al recente taglio di prezzo del modello base), non si può biasimare chi avrebbe voluto giocare ai titoli Nintendo tirati a lucido con migliori soluzioni di risoluzione, dettaglio grafico e fluidità. Tuttavia, l’offerta proposta potrebbe catturare l’attenzione di un’altra tipologia di giocatori.

Caratteristiche e differenze con i modelli precedenti

La Nintendo Switch OLED presenta uno schermo a 7 pollici che abbandona la tecnologia LCD per impiegare uno schermo OLED dai contrasti perfetti e colori più sgargianti, grazie ad un nuovo tipo di schermo analogo a quello dei televisori di ultima generazione.

Le dimensioni dello schermo non vanno a discapito della maneggevolezza in modalità portatile, poiché dimensioni e peso sono rimasti pressoché inalterati (se non per tre millimetri in larghezza e 22 grammi in più) rispetto al modello base: lo schermo è cresciuto andando a limare i cospicui bordi del primo modello, garantendo non solo un design più moderno ma anche mantenendo una discreta ergonomia e la compatibilità con qualsiasi tipo di Joy-Con, il cui design è rimasto inalterato.

La scocca della console è caratterizzata da plastiche più robuste e resistenti rispetto ai modelli precedenti. Inoltre, lo stand verticale incorporato per appoggiare la console è stato notevolmente migliorato: non più un piccolo “cavalletto” dall’aspetto fragile, bensì una solida base che si estende per tutta la larghezza della scocca e inclinabile a piacimento fino a 140 gradi.

La Switch OLED si differenzia anche per una batteria migliorata da 4.210 mAh, discretamente maggiore rispetto al primo modello del 2017 e alla Lite (3.570 mAh) e che garantisce un’autonomia dalle cinque alle nove ore di gioco, variabili a seconda di luminosità, funzioni wireless e gioco. Chi ha acquistato una Switch base nel 2019 tuttavia non noterà grosse differenze, poiché a partire da quei lotti di produzione Nintendo aveva già integrato una batteria dalla durata maggiore.

La base di ricarica si presenta con un rinnovato design curvilineo ma (a parte una porta LAN) senza ulteriori novità: ci sono le medesime due porte USB, ingresso per alimentatore e HDMI che contraddistinguevano il primo modello della console Nintendo. Inoltre l’impianto audio della console è stato migliorato, ma le differenze con i modelli precedenti sono a poco percettibili.

Infine, stando alle dichiarazioni Nintendo, la componentistica interna ai controller Joy-Con è stata revisionata al fine di garantire una maggiore resistenza al tristemente noto fenomeno del drifting. Naturalmente, nonostante all’interno del Joy-Con siano state effettivamente aggiunte delle piccole componenti che sulla carta dovrebbero prevenire l’annoso problema, è ancora presto per giudicare l’effettiva bontà della soluzione adottata.

Un’esplosione portatile di colori

Lo schermo OLED è sicuramente la carta vincente di questo nuovo modello di console: la nitidezza ed il contrasto nei colori a schermo offrono un’invidiabile esperienza visiva sia per chi si avvicina per la prima volta alla Nintendo Switch, sia per chi arriva da modelli precedenti. Grazie anche all’estetica vicina al borderless, tipica dei dispositivi smart degli ultimi anni, si avrà l’impressione di portarsi dietro non un semplice schermo di una console portatile, bensì un mini-televisore di ultima generazione.

Titoli come The Legend of Zelda: Breath of the Wild, oppure Metroid Dread, sono sicuramente degli ottimi cavalli di battaglia per testare quanto possa fare la differenza il nuovo pannello della console rispetto a quello LCD, che appare sicuramente più cupo e meno carico di colori rispetto al nuovissimo modello OLED.

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Come già detto non sono state apportate modifiche all’hardware interno della console, ragion per cui, colori a parte, i giochi girano esattamente come nei modelli precedenti, sia in modalità portatile/tablet che in modalità TV. Benché l’incrementata densità di pixel non costituisca un problema, considerata la risoluzione di 720p supportata dallo schermo, quei (pochi) giochi che hanno visto dei pesanti compromessi software in termini di fluidità e risoluzione effettiva continueranno ad essere visivamente altalenanti.

Una potenziale criticità del nuovo modello di Switch riguarda il burn-in, dovuto non ad una scarsa qualità dello schermo adottato dalla Nintendo ma alla tecnologia OLED di per sé. In breve, il burn-in consiste in una bruciatura di alcune porzioni dello schermo quando una certa immagine viene riprodotta per molto tempo a schermo ad alti livelli di luminosità, che lascia un fastidioso alone della suddetta immagine.

Pur sottolineando che si tratta di un problema molto infrequente, minimizzarne il già basso rischio è molto semplice: basta lasciare inalterate le impostazioni di stand-by automatico per inattività della console ed evitare l’utilizzo di giochi con un HUD ingombrante oltre alla durata della batteria della console: insomma, meglio evitare di giocare per oltre cinque ore di fila ad un gioco come Hades e a batteria scarica continuare con l’alimentatore inserito: meglio proseguire la partita sulla TV.

Sullo schermo della Switch OLED va infine segnalato che è in vetro e, di conseguenza, rispetto ai modelli precedenti è più sensibile a graffi e urti. È dunque consigliabile di acquistare uno schermo protettivo per preservare al meglio una console portatile sicuramente non economica.

Per chi si diverte con la Switch non solo disteso sulla comoda superfice di un divano ma anche in giro per locali, lo stand verticale del modello OLED è un miglioramento semplice ma geniale. Oltre alla maggior stabilità di appoggio della console, la libera regolazione dello stand permette di godersi appieno la modalità tablet della console su qualsiasi altezza di appoggio. Inoltre, sulla Switch OLED il multiplayer portatile “al volo” diventa più godibile anche grazie alle maggiori dimensioni dello schermo, che nel modello base era un po’ troppo piccolo per ospitare partite a schermo condiviso.

Infine, per le sessioni di gioco in portatile la batteria incrementata fa davvero la differenza: rispetto alle tre-quattro ore scarse del primo modello di Switch o la sua versione Lite, l’autonomia di cinque-nove ore del modello OLED garantisce non solo occasionali maratone ma anche l’utilizzo ad intervalli nel corso della stessa giornata senza premurarsi di caricarla dopo poche ore o portarsi dietro una power-bank.

Un upgrade non per tutti

La Switch OLED è una console portatile brillante, versatile e decisamente elegante. Un dispositivo dall’estetica accattivante che si rivolge soprattutto a chi non si è ancora votato al “lato oscuro” della Nintendo Switch: a meno di particolari limitazioni di budget, già solo lo stupendo schermo OLED vale tutti i 50 euro di differenza con il modello base.

Pur costoso, il nuovo modello dell’hardware Nintendo si rivolge anche a chi già possiede un modello di Switch e gioca principalmente fuori casa e/o sulle morbide superfici di letti e divani: il netto passo in avanti sulla qualità dello schermo, lo stand migliorato e la batteria incrementata sono fattori non da poco che potrebbe indurre in tentazione di permutare il modello già posseduto.

L’ultima componente della famiglia Switch è invece sconsigliata, per converso, a chi preferisce ignorare la natura portatile della console in favore dei più grossi schermi televisivi: l’assenza di qualsivoglia potenziamento hardware depriva il nuovo hardware di significato per questa categoria di giocatori. Sono passati ormai più di quattro anni dall’uscita del primo modello di Swtich, dunque per costoro è meglio mettersi l’anima in pace e attendere la nuova vera generazione di hardware Nintendo… su cui i rumor sono già partiti ma, visti i precedenti, è certamente meglio non farci troppo affidamento.

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Alberto Mantione

Laureato in economia, grande cultore del mondo del marketing e ovviamente appassionato di videogiochi fin da tenere età, sono stato svezzato a 3 anni con i miei primissimi videogiochi, a 4 con nientemeno che Monkey Island giocato assieme a mio padre e a 5 ho portato a termine il mio primo videogioco in assoluto, Pandemonium, dando il via "ufficialmente" alla mia passione. Da allora posso vantarmi di aver concluso quasi tutti i più celebri titoli usciti possedendo pressoché tutte le console, dalla prima Playstation in avanti. Tolti i titoli sportivi, non c'è genere di gioco in cui non mi piaccia cimentarmi

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