The Old Guard, la recensione del film d’azione con Charlize Theron e Luca Marinelli

The Old Guard

6.5

COMPARTO TECNICO

6.5/10

CAST

7.0/10

SCRITTURA

6.0/10

REGIA

7.0/10

DIREZIONE ARTISTICA

6.0/10

Pros

  • Discreta fotografia
  • Buoni combattimenti
  • Incipit intrigante
  • Personaggi con potenziale
  • Tema interessante...

Cons

  • ...ma mal sviluppato
  • Cast secondario non sfruttato
  • Scelte musicali discutibili
  • Dialoghi imbarazzanti e artificiosi
  • Una seconda metà molto debole

Sbarca su Netflix The Old Guard, primo capitolo di una nuova trilogia fantascientifica ricca d’azione!

 

Diretto da Gina Prince-Bythewood e rilasciato sulla piattaforma il 10 Luglio, The Old Guard è un prodotto che spazia tra il genere action (in cui si fa notare grazie a una buona regia dei combattimenti, un cast fisicamente preparato e una discreta fotografia) e il genere fantascientifico (dove risalta per l’interessantissimo background dei personaggi, per la premessa del racconto e per il mondo di fantasia all’interno del quale è racchiusa la narrazione) che ci trasporta affianco ad un piccola armata di esseri umani, apparentemente immortali, impegnati in un conflitto contro un malvagio magnate dell’industria medica, ma anche contro la loro stessa natura.

Capitanato da Charlize Theron (assieme a Luca Marinelli, KiKi Layne, Chiwetel Ejiofor, Matthias Schoenaerts, Marwan Kenzari), il film si ispira all’omonima miniserie a fumetti creata da Greg Rucka e Leandro Fernandez, i quali hanno lavorato a stretto contatto con la regista per l’adattamento e la stesura della sceneggiatura, svelando di aver ancora molte idee in serbo per il futuro di questa possibile trilogia.

Considerando la direzione recentemente presa dalle produzioni originali Netflix, emerge evidente la volontà dei produttori di sfornare dei blockbuster estivi (su questa linea troviamo anche Tyler Rake e 6 Underground) e approfittare, così, dell’instabilità che ha recentemente colpito l’industria cinematografica e i multisala, ricavandone un prodotto originale nel genere e con grandi potenzialità ma che, purtroppo, presenta delle innegabili lacune.

I custodi del mondo

La protagonista indiscussa di The Old Guard è Andromaca di Scinzia (personaggio che poteva esser interpretato soltanto dalla Theron), un’inarrestabile combattente che abita e protegge la Terra da millenni, una vera e propria “vecchia guardia”, e che è riuscita a raggruppare una piccola squadra di esseri immortali. A comporre il gruppo abbiamo: Booker, un soldato dell’esercito di Napoleone, Nicky e Joe, entrambi coinvolti nelle Crociate e, infine, Nile, una giovanissima marine che è da poco venuta a conoscenza dei propri poteri e che deve adattarsi agli improvvisi cambiamenti.

I cinque condividono, non solo un’estrema longevità e una rapidissima capacità di guarigione, ma anche una speciale connessione mentale che consente loro di percepire le reciproche sensazioni e cogliere frammenti e ricordi dei rispettivi passati. Andromaca (Andy per gli amici) e i suoi soldati si ritrovano, dopo anni passati in segretezza sotto le spoglie di mercenari, a vedere il proprio segreto svelato da un’organizzazione farmaceutica, la quale è determinata a catturarli per sfruttare il loro DNA.

La sezione più curata, efficace e interessante del racconto è sicuramente quella iniziale. Il film si apre con un incipit, accompagnato da un voice-over, in cui vengono mostrate delle immagini ambigue ma intriganti tramite le quali viene rapidamente ed efficacemente stabilito il dibattito tematico del racconto che, si sa, se ben gestito riesce ad elevare quasi tutte le storie (uno degli aspetti in cui The Old Guard fallisce, ma di cui parlerò più avanti).

Ci vengono inoltre introdotti personaggi e situazioni, tutti attraverso un quantitativo di informazioni sufficiente a catturarci ma anche con una giusta dose di mistero necessaria per mantenerci coinvolti, creando un tono generale che viene mantenuto nella storia.

Il primo atto prosegue, così, in maniera convincente e piacevole, riuscendo a conservare l’interesse e l’attenzione dello spettatore e facendo sorgere in esso delle domande e delle curiosità. Il vero problema arriva, però, a partire dalla seconda metà del film, in cui vengono a mancare la godibilità e la credibilità del secondo e terzo atto e anche, purtroppo, della fine.

La narrazione diventa esponenzialmente più lenta e molto meno avvincente, un difetto dovuto per la maggior parte dalla rivelazione troppo rapida e troppo estesa dei misteri dei personaggi e del racconto che ci avevano, inizialmente, catturato.

Il tutto risulta poco denso, con una forte mancanza di conflitto e ostacoli concreti e di coinvolgimento generale. La sensazione che viene suscitata è quella di una storia in cui non è rimasto nulla da scoprire e in cui non c’è nulla ad aspettarci se non un finale abbastanza prevedibile, banale e non particolarmente sensato.

Passato e Futuro

Altro difetto che colpisce The Old Guard è quello che riguarda i personaggi. Il più completo tra tutti è sicuramente Andromaca, la più antica tra gli immortali che conserva una conoscenza infinita e si presenta come un vero e proprio forziere di memorie ancestrali, un mistero che vogliamo risolvere ma che ci viene, per la gran parte, svelato troppo presto e che perde così parte della sua attrattiva.

Abbiamo poi Nicky e Joe, interpretati rispettivamente da Luca Marinelli e Marwan Kenzariimpegnati in una relazione che va avanti da secoli e che poteva costituire una dinamica profonda e articolata, ma che viene liquidata in poche, rapide interazioni e dialoghi espositivi, smielati e forzati, quasi rasenti il ridicolo.

A seguire, troviamo Booker, un individuo quasi del tutto inesistente fatta eccezione per alcuni scarni “flashback” che lasciano intuire qualcosa di molto vago sul suo passato. Tutto ciò, non solo rende debole il suo personaggio, ma sminuisce il ruolo vitale che egli ha sulla trama verso la fine del film (cosa su cui non farò spoiler), facendolo diventare incongruente e inefficace.

Nile, invece, è l’ultima arrivata del gruppo e la sua presentazione come una marine stanziata in Medio Oriente risulta ben gestita (sotto tutti gli aspetti) e decisamente notevole ma, purtroppo, sempre a causa di una superficialità generale, non c’è molto altro da dire nei suoi confronti. La sola riflessione concreta che si può ricavare è che ella funzioni come una sorta di specchio per tutti gli altri personaggi, essendo la più giovane e percorrendo lo stesso percorso già intrapreso dai suoi compagni, e che, una volta accettata la sua natura, possa diventare una degna erede di Andromaca, prendendo il suo posto.

La sostanza è che tutti i personaggi sembrano avere numerosi aspetti da esplorare e tantissimo ancora da svelare. D’altronde stiamo parlando di esseri viventi che ricordano delle vere e proprie divinità, le cui esperienze di vita sono inquantificabili, ma ciò non succede e non è mai chiaro se tale deficit sia dovuto ad una debole sceneggiatura o ad una scarna esplorazione dei personaggi in fase di pre-scrittura.

C’è da dire che, però, questo stile di narrazione potrebbe essere giustificato (almeno parzialmente) dalla volontà di rendere The Old Guard una trilogia e quindi diluire nel corso dei vari film tutte le rivelazioni e sfaccettature dei personaggi, contribuendo contemporaneamente ad ampliare il mondo della narrazione (che è, inoltre, uno dei punti di forza).

Oltre tutto ciò, le motivazioni dietro le azioni dei protagonisti appaiano spesso non abbastanza convincenti e troppo volatili per risultare reali e sincere. Arrivano ad essere manipolate e sovvertite in modo incoerente e brusco solo per favorire l’avanzamento della trama, senza contare che vengono spesso introdotte tramite dei monologhi puramente di esposizione e un pelo troppo “convenienti” alla storia.

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Una nota positiva, riguarda l’introduzione di un particolare personaggio (che viene chiaramente usato per spianare la strada ad un sequel) caratterizzato da una backstory avvincente, tragica e ricca di possibilità narrative, le quali sono sinceramente curiosa di scoprire. Infine, è molto accattivante una determinata implicazione che viene incorporata nell’idea dell’immortalità di Andromaca, la quale va ad aumentare la posta in gioco.

Il prezzo dell’immortalità

Come già affermato in precedenza, The Old Guard riesce a stabilire rapidamente e in modo convincente il tema e l’argomento che sono alla base dell’intero racconto, introducendoci (e limitandosi, purtroppo, soltanto all’introduzione) a delle riflessioni di uno spessore non indifferente. Questo aspetto positivo viene, però, vanificato da una poverissima esplorazione di tale tematica.

La materia alle fondamenta del racconto (costituita dalle conseguenze e dalle implicazioni dell’immortalità) non viene sviluppata ed allargata in modo originale o interessante. Quelle che ci viene offerto non è nulla di inaspettato, illuminante o di emotivamente toccante, cosa che invece ci si aspetterebbe di ricavare da dei personaggi consumati da una solitudine e un dolore secolari.

Non viene estrapolata alcun tipo di prospettiva diversa o incisiva (o, perlomeno, nessuna che non abbiamo già sentito prima) e l’intero dibattito prosegue su delle grandi ed indefinite linee, sfiorando la superficie di un disegno generale molto più esteso. Inoltre, quel poco che ci viene trasmesso è espresso (quasi totalmente) tramite dei dialoghi, senza lasciare alcun tipo di ambiguità o suscitarci interesse.

Alla fine di tutto, stiamo parlando di personaggi che vivono da secoli, se non addirittura da millenni, e che hanno provato emozioni e vissuto esperienze le quali il pubblico non potrebbe neanche iniziare a comprendere, perciò sarebbe stato d’effetto percepire la loro sofferenza e scoprire la loro visione dell’esistenza.

Un mondo da scoprire

Nonostante le numerose debolezze, The Old Guard riesce a dare il proprio massimo nelle componenti tecniche e nella direzione. La fotografia, prima tra tutto, presenta degli spunti creativi piacevoli e rinfrescanti che, seppur non eccezionali o innovativi, funzionano in maniera efficace nel contesto.

Affiancata da una godibile regia, essa riesce a fornire un tono e un’atmosfera generali che valorizzano l’universo in cui è ambientato il racconto e riescono a plasmarlo in modo convincente ed immersivo. Parte di ciò che spero di vedere nei sequel è proprio l’espansione e l’approfondimento di questo futuristico mondo e, perché no, anche del suo passato.

Un’altra nota positiva va alla regia e coreografia dei combattimenti, tutti apprezzabili e divertenti da seguire, assieme anche ad un compartimento costumi e oggetti di scena (quali curiose armi da battaglia) sufficientemente competente.

Occasioni mancate

Dal punto di vista attoriale, The Old Guard è un prodotto che, nonostante una debole scrittura dei personaggi che non comporta una grande preparazione mentale, richiede, però, un allenamento fisico non indifferente a tutti gli interpreti. Tra combattimenti prolungati, coreografie articolate, numerose sequenze d’azione e l’utilizzo d’armi di scena, risaltano incontrastati l’impegno e la dedizione da parte di tutto il cast che, assieme ad una grande chimica tra i vari componenti, riesce a convincere il pubblico delle abilità fisiche dei numerosi personaggi.

Tra tutti, Charlize Theron è sicuramente il membro del gruppo meno estraneo al genere action e che riesce ad emergere come la più preparata e la più esperta nei combattimenti e negli stunt. Il suo curriculum attoriale, infatti, pullula di esperienze nel settore, basti pensare alla sua impressionante performance in Atomica Bionda (le cui richieste fisiche sono state anche maggiori di quelli di The Old Guard) oppure alla sua interpretazione di Furiosa in Mad Max: Fury Road, personaggio che per molti aspetti ricorda Andromaca.

Insomma, anche questa volta, l’attrice offre il massimo delle sue competenze e riesce a rendere credibile il proprio personaggio, plasmando l’immagine di un individuo che vive da millenni, pieno di saggezza ma consumato dalla sua stessa esistenza e tormentato da un burrascoso passato.

A risultare poco convincente è invece KiKi Lyne (Nile nel film) che, dopo una buona interpretazione in Se la strada potesse parlare (il cui titolo originale è “If Beale Street Could Talk”), non riesce ad essere all’altezza delle aspettative e va a danneggiare fortemente il proprio personaggio tramite un’enfasi forzata nelle battute di dialogo e reazioni inverosimili e poco credibili.

Nel cast appare anche Luca Marinelli, l’orgoglio del più recente cinema italiano, che dopo essere riuscito a dar vita a personaggi eccentrici come lo Zingaro di Lo chiamavano Jeeg Robot, ma anche a personaggi più sfaccettati e complessi come Martin Eden, sembra essere in The Old Guard un talento quasi del tutto sprecato e messo in ombra, in parte per l’assenza di un forte personaggio e in parte (forse) per una direzione attoriale non ottimale.

Alla fine di tutto, l’unica performance davvero valida e significativa è quello della Theron.

Conclusioni

Riassumendo le numerose considerazioni, ciò che emerge maggiormente in The Old Guard è la componente tecnica, la quale sfoggia una regia e una fotografia discrete e piacevoli, accompagnate dalla solida guida di Charlize Theron e introdotte tramite un interessante setup, pieno di potenzialità, dotato di una robusta base tematica e di personaggi inizialmente accattivanti.

A demolire il tutto è un’esplorazione superficiale e sbrigativa del tema, del passato e dell’interiorità dei personaggi e uno sviluppo abbastanza sottotono della seconda metà del racconto, ulteriormente peggiorato da scelte musicali non convincenti e scene di montaggio insulse e imperfette.

Vi è da dire che, se The Old Guard sarà davvero l’inizio di una nuova trilogia, allora non ci troviamo di fronte ad un capitolo di apertura sufficientemente soddisfacente ma il cui potenziale rimane evidente e su cui, forse, vale la pena mantenere un occhio, anche nella speranza che le varie lacune vengano risolte con il maggior tempo a disposizione.

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Sara Taffi

Salve a tutti! Io sono Sara e le mie più grandi passioni, che mi accompagnano da sempre, sono quelle per il cinema, i videogiochi e le serie TV. Adoro scrivere e cerco di cogliere ogni occasione per dialogare e confrontarmi con gli altri riguardo tutto ciò che questo fantastico mondo nerd può offrire e spero di poterlo fare al meglio anche con voi!

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