Recensioni

Unicorn Overlord, la recensione: reinventare un genere

Ancora una volta Vanillaware prova a cambiare le carte in tavola per gli strategici console con una formula nuova. Unicorn Overlord ci avrà convinto?

Come direbbero gli inglesi, we’re so back. Ancora una volta siamo qui, su queste pagine del sito di SpaceNerd per parlarvi per l’ennesima volta di Vanillaware. Ormai l’appuntamento con la nostra recensione dell’ultimo lavoro del team creato da George Kamitani quasi due decenni fa è diventato un impegno imprescindibile. Per chi ci segue da diversi anni, l’amore e la passione che abbiamo provato giocando i titoli dello studio non sono certo una novità.

L’anno scorso vi abbiamo parlato positivamente della riproposizione di GrimGrimoire, e prima ancora abbiamo speso numerosi elogi per quel capolavoro di 13 Sentinels e dedicato un’intero articolo a ripercorrere la storia dello studio. Insomma, la persona che vi parla chiaramente non è super partes, ma non per questo permetterei al mio studio preferito di fare qualche passo falso e di non uscirne con le ossa rotte, anzi.

Fortunatamente, Unicorn Overlord, che segna il debutto nel ruolo di director per Takafumi Noma, non rappresenta un passo falso e anzi, si tratta di un titolo eccellente; un gioco che è sia innovativo, ma anche fortemente influenzato da predecessori illustri e in grado di impartire linfa vitale a un genere che su console difficilmente riesce a fare presa sul pubblico, quello degli strategici in tempo reale. L’ennesimo capolavoro di una lunga lista di centri che Vanillaware ha messo a segno nella sua ventennale storia. Ma andiamo con ordine…

Un mondo dilaniato dai conflitti

Unicorn Overlord rappresenta per Vanillaware una sorta di ritorno alle origini, dopo l’avventura inusuale intrapresa 13 Sentinels; siamo infatti tornati alle atmosfere fantasy medievali europee che hanno fatto la fortuna di Kamitani e compagni. E quando diciamo europee, intendiamo letteralmente; evidentemente anche ad Osaka pensano spesso all’impero romano…

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Come nelle più classiche storie fantasy medievali, anche il mondo di Unicorn Overlord è una terra ricca di magia, di creature fantastiche e di guerre. Dieci anni prima degli eventi del gioco, il generale Valmore del Regno di Cornia si ribella alla corona, marciando verso la capitale e impossessandosi del potere, proclamandosi erede dell’antico Impero di Zenoira. Nei successivi dieci anni, tutte le altre nazioni del continente di Fevrith cadono una a una sotto il giogo dell’impero. Ma non tutti si arrendono a questa realtà e molti continuano a opporsi al potere di Valmore, che ora ha preso il nome di Galerius.

Tra questi c’è il nostro protagonista Alain, legittimo erede di Cornia, scappato a una tragica fine in gioventù e adesso pronto a liberare l’intero continente e a vendicare la sua compianta madre. Se la trama sembra nascere da una premessa degna di una classica storia di vendetta, che ai più navigati potrebbe anche ricordare quella di certi vecchi Fire Emblem, il modo in cui viene raccontata in realtà si rivela tutt’altro che banale.

La struttura della narrazione ricorda infatti quella già adoperata per 13 Sentinels, con i dovuti accorgimenti: la maggior parte delle missioni infatti potranno essere affrontate in maniera non lineare, con il giocatore che potrà decidere a piacimento in quale missione imbarcarsi in qualsiasi momento. Nel liberare le varie nazioni di Fevrith faremmo poi la conoscenza di tantissimi personaggi ben caratterizzati, circa una settantina, che insieme infarciscono il titolo di dettagli e di elementi che delineano i contorni di un mondo vivo, con una scrittura di sottotrame e background veramente eccezionale, che vale assolutamente la pena approfondire estensivamente sfruttando al massimo i vari rapporti disponibili tra i personaggi.

L’unico neo che troviamo a questo approccio è che, venendo il giocatore che messo davanti a bivi quando si tratta di esplorare una regione piuttosto che un’altra, quel personaggio che era stato molto presente nei dialoghi fino alla missione precedente viene del tutto dimenticato per far spazio a uno nuovo, facendo sentire in certi casi la mancanza di un collegamento più preponderante tra le varie sezioni della trama.

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Al netto di questo piccolo difetto però, non possiamo che dare un giudizio che positivo sull’aspetto narrativo che, anche quando non ci saremmo aspettati granché, è riuscita a stupirci con qualche tocco da veri fuoriclasse, intrigandoci e facendoci affezionare ai personaggi per le oltre 70 ore in cui ci hanno accompagnato.

Uno strategico formidabile

Se dal versante narrativo ne siamo usciti quindi soddisfatti, pur essendo partiti con aspettative non proprio altissime, è sul versante puramente ludico che il gioco mostra il suo meglio e su cui non possiamo che tessere infinite lodi per Unicorn Overlord. Rimasti folgorati sin dal primo trailer dal sistema che sembrava mettere in campo, una volta testato ne siamo stati a dir poco entusiasti.

Le fasi di gioco possono essere divise sostanzialmente in due sezioni: quella di esplorazione e quella di battaglia. Nelle prime avremo a disposizione un vasto mondo ampiamente esplorabile, che ricorda quello dei classici gdr bidimensionali anni ’90, nel quale potremo trovare punti dove raccogliere risorse, nemici da affrontare in battaglie singole, città in rovina da riportare al loro antico splendore attraverso le consegne o dalle quali acquistare nuovo equipaggiamento, svolgere alcune quest (le “missioni del mondo”) abbastanza basilari o ancora accedere alle conversazioni di rapporto.

Queste fasi fanno da ponte e si vanno ad incastrare perfettamente con le battaglie; suddivise a loro volta tra missioni di liberazione, missioni secondarie (che tanto secondarie non sono) e missioni principali. Le prime sono generalmente le più semplici, e consistono nella presa di una città o un forte singolo occupato dagli Zenoirani, con la maggior parte di esse prive anche di qualsiasi elemento di trama; le missioni secondarie e quelle principali sono invece significativamente più complesse, con le più lunghe che presentano spesso mappe davvero vaste, ben congegnate e diversificate strutturalmente e farcite a dovere di trappole e nemici in grado di mettere in difficoltà il giocatore.

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Ma come funzionano le battaglie di Unicorn Overlord? Con un sistema a dir la verità molto particolare, che si configura come un ibrido tra uno strategico in tempo reale e uno a turni. Potremo infatti liberamente muovere le unità schierate sulla mappa, per poi passare a un combattimento a turni automatizzato una volta che due unità si saranno toccate, sulla base di abilità passive e attive preimpostate dal giocatore, che potranno comunque essere modificate subito prima di ogni battaglia per adattarsi al nemico che ci si trova davanti.

È proprio la fortissima enfasi sulla personalizzazione ad essere il fiore all’occhiello del combattimento del gioco; le unità qui non sono composte da un singolo personaggio, ma da due fino a un massimo di cinque schierati su due file da tre posti ciascuna. Grazie anche al gran numero di personaggi disponibili, suddivisi a loro volta in circa trenta classi con relative promozioni, non finirete mai di sperimentare nuove soluzioni in battaglia, garantendo una profondità unica al sistema di combattimento del titolo Vanillaware.

Personalmente abbiamo passato diverse ore a giocare con il sistema di unità, sostituendo i vari personaggi, adottando a seconda della situazione la strategia più adatta. Il gioco infatti pone molta enfasi su come determinate classi siano particolarmente indicate per contrastarne altre, ed è praticamente impossibile spuntarla senza un uso ben congegnato e diversificato delle unità che creeremo di volta in volta.

L’unico difetto forse che possiamo imputare al lato ludico del titolo è la scarsa varietà di obiettivi, poiché spesso le missioni avranno come singolo scopo quello di sconfiggere il boss alla fine dello scenario (anche se, come i fan più accaniti sicuramente sapranno, prima si decide di sconfiggere i nemici secondari per accumulare esperienza, e solo successivamente si finisce il livello, ndr). Quando il titolo però ha una qualità così alta in tutti i suoi altri aspetti, cercare l’ago nel pagliaio è quasi ingeneroso nei confronti di un gioco come Unicorn Overlord che non annoia mai nella sua lunga durata.

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Uno stile inconfondibile

Fin’ora abbiamo parlato solo positivamente del titolo di Noma, e ovviamente anche l’aspetto grafico non può che rappresentare una rilevante nota positiva nel bilancio di Unicorn Overlord.

Come Vanillaware ci ha ormai abituati dal 2007 ad oggi, lo stile di ogni loro titolo è assolutamente inconfondibile, fatto di un bellissimo 2D ricco di colori, giochi di luce bellissimi e character design di prim’ordine. A dire la verità, lo stile di questo gioco non è proprio identico a quello classico di Kamitani; si nota che Wataru Nakanishi, che ha ricoperto il ruolo di designer insieme a Noma, non ha fatto semplicemente una copia carbone del maestro, ma ha aggiunto una sua impronta personale.

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Anche le animazioni dei personaggi sono realizzate in maniera davvero convincente, disegnate splendidamente con una cura per i dettagli davvero notevole, pur non risultando mai eccessivamente complesse.

E, come da grande tradizione, non può ovviamente mancare una cura maniacale nella realizzazione del cibo che i vari protagonisti potranno consumare nelle taverne delle città più grandi. Ci ha convinto meno invece la realizzazione dell’overworld, e degli sprite sulla mappa dei personaggi, forse un po’ troppo anonimi rispetto al resto del gioco.

Per quanto riguarda la resa in termini di qualità visiva più dura e pura, il gioco su PlayStation 5 non presenta alcun tipo di problema, con un frame rate granitico e una qualità di risoluzione anche a 4K che rende lo stile di Vanillaware ancora più meraviglioso di quanto fatto in passato.

Una nota veloce la vogliamo dedicare anche alla colonna sonora: composta come sempre da Basiscape, le tracce della colonna sonora di Unicorn Overlord sono tante, belle e soprattutto di impatto, perfette per immergersi nel mondo fantastico del continente di Fevrith.

Per quanto riguarda la traduzione italiana, purtroppo non possiamo definirci soddisfatti al 100%, non a causa di errori di traduzione o momenti in cui i dialoghi diventano incomprensibili, ma per degli errori tecnici che, sommandosi, vanno un po’ a rovinare l’esperienza e la grande cura che gli sviluppatori originali hanno profuso nel gioco.

Questo perché, almeno nell’adattamento nel nostro amato idioma italiano, sono presenti numerosissimi problemi, come ad esempio personaggi con linee di dialogo sbagliate, soggetti che cambiano di genere da una frase all’altra e descrizioni di alcuni oggetti che escono fuori dai bordi delle box di testo.Tutti problemi che, con un po’ di buona volontà, potrebbero essere risolti con una patch correttiva.

Aggiungiamo poi che la traduzione, a differenza di quanto accaduto con 13 Sentinels, non è eseguita direttamente dallo script giapponese ma da quello inglese, con possibilità di trasferimento di errori annessa, e non possiamo che dirci insoddisfatti del trattamento riservato alla traduzione di Unicorn Overlord.

Ispirazione e innovazione

Come da grande tradizione della software house di Osaka, anche Unicorn Overlord rappresenta un perfetto ponte tra passato e futuro; un gioco che, ispirandosi ai successi del passato, riesce ad assimilarne le lezioni, a prenderne in prestito alcuni elementi omaggiandoli, ma anche a rimaneggiarne tantissimi altri, perfezionandoli o creando qualcosa di mai visto prima, come l’innovativo battle system adoperato per le missioni.

Avviato per la prima volta il gioco, già dal breve prologo che ci introduce al setting del mondo di Fevrith, possiamo scorgere sin da subito alcuni rimandi a diversi titoli del passato, sia di Vanillaware che di altri sviluppatori.

Nel nostro primo articolo sulla software house di Osaka, scritto ormai quasi quattro anni fa, avevamo affermato come il teaser del gioco che sarebbe poi diventato Unicorn Overlord avrebbe potuto essere forse un seguito spirituale di Grand Knights History, gioco del 2011 per PSP; e sì, effettivamente qualche similitudine tra i due giochi è possibile trovarla, ma non si tratta sicuramente di quella più marcata o importante.

Come affermato infatti dallo stesso Noma, l’ispirazione principale viene dai classici Strategici per console degli anni 90; e, se pur Noma abbia esplicitamente detto di non essersi ispirato particolarmente a nessun gioco, è davvero difficile per me non vedere diversi rimandi a Fire Emblem, e in particolare a Genealogy of the Holy War, almeno per quanto riguarda l’aspetto narrativo, il setting del continente di Fevrith e il sistema dei rapporti. Forse un po’ perché sono un grande fan della saga di Intelligent System, forse un po’ perché è effettivamente così; purtroppo non lo sapremo mai.

Non è un caso che il gioco venga infatti pubblicizzato con lo slogan “The rebirth of tactical RPG games”; Noma e Nakanishi hanno preso elementi dai grandi titoli del passato, li hanno svecchiati e resi accessibili ai neofiti, non rinunciando alla profondità strategica e anzi, creandone una totalmente diversa da quella classica grazie al sistema di combattimento ibrido e alla composizione delle unità.

Ed è qui che entra in scena la seconda ispirazione di Noma e compagni, quella casalinga: al netto delle ovvie differenze, in Unicorn Overlord è impossibile non trovare similitudini con gli altri due strategici in tempo reale di Vanillaware, 13 Sentinels e GrimGrimoire. Se infatti la visuale isometrica ricorda più da vicino quella del primo, con anche il sistema dei punti valore che viene preso gentilmente in prestito, il feeling di controllare un’armata e spostarla in tempo reale, con tanto di pausa tattica, per conquistare diversi obbiettivi presenti sulla mappa del gioco somiglia decisamente più al secondo.

Ovviamente in GrimGrimoire le battaglie avvenivano in tempo reale davanti ai nostri occhi a differenza di quanto avviene qui, ma vi possiamo dire che, anche grazie all’essere relativamente freschi dall’esperienza con OnceMore che abbiamo trovato relativamente poche difficoltà nell’abituarci al controllare una armata così vasta in mappe di dimensioni anche enormi.

Tirando le somme, anche in Unicorn Overlord l’amore per il passato è un elemento fortemente preponderante, un elemento che ormai da quasi vent’anni fa da filo conduttore, insieme al rimanere senza fondi verso la fine dello sviluppo, dei titoli Vanillaware e non possiamo fare altro che toglierci il cappello davanti a una commistione così ben curata di vecchio e nuovo.

Un capolavoro, ancora una volta

Si insomma, arrivati alla fine della recensione avrete capito che Unicorn Overlord rappresenta l‘ennesimo capolavoro in una schiera di titoli curati da Kamitani e discepoli. Certo, con queste premesse ci viene difficile parlare di Noma con un semplice discepolo, essendosi presentato alla prima esperienza come director con un titolo che ha reinventato un genere che da molti anni si crogiolava su stesso. E la risposta del pubblico è stata super positiva, con il gioco addirittura sold out in Giappone e Atlus che si è dovuta scusare per lo scarso numero di copie distribuite.

Al netto delle piccole imperfezioni che il titolo presenta, Noma, Nakanishi e i membri di Vanillaware in toto devono ritenersi assolutamente soddisfatti di quanto fatto con questo lavoro. E noi giocatori possiamo stare tranquilli: anche quando Kamitani smetterà di fare giochi, avrà dei sostituti più che degni pronti a prendere le redini dello sviluppo e dello studio.

Unicorn Overlord
Gameplay e longevità
9.9
Comparto grafico e sonoro
9.5
Coerenza e cura del dettaglio
8.5
Pros
Un gioco già di per se longevo, pieno di cose da fare e provare, ma che grazie alle infinità combinazioni delle unità diventa praticamente infinito
Un gameplay complesso e quasi perfetto in ogni suo aspetto, con un buon livello di sfida che spinge a pensare per trovare l'approccio più adeguato
Il comparto tecnico è ancora una volta spettacolare
Trama e personaggi di buona fattura
Cons
A volte, tra i diversi capitoli, sembra che i fatti narrati siano poco collegati tra loro
La traduzione Italiana è piena di imprecisioni ed errori tecnici su cui purtroppo non possiamo sorvolare
9.5
VOTO
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Daniele Tarantino

Nato praticamente con il pad in mano, ho iniziato a giocare sin dalla primissima età. Crescendo però è stata la Nintendo a dettare legge nella mia vita videoludica, per poi riavvicinarmi al multipiattaforma solamente con la PS4. Nonostante la propensione per il mondo del gaming, non disdegno altre forme di intrattenimento quali fumetti, cinema o serie TV.

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Daniele Tarantino
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