Recensioni

Inscryption, la recensione: alla scoperta del gioco di carte maledetto

Inscryption

9.1

GAMEPLAY E LONGEVITA'

8.7/10

COMPARTO GRAFICO E SONORO

9.0/10

COERENZA E CURA DEL DETTAGLIO

9.5/10

Pros

  • Gameplay stratificato, impegnativo e divertente
  • Stile e carattere da vendere
  • Narrativa inquietante e misteriosa
  • Denso di risvolti ed evoluzioni inaspettate
  • Sound design eccezionale

Cons

  • Non adatto a tutti
  • Qualche squilibrio di troppo
  • Comparto estetico non all'altezza di quello sonoro

Come di consueto, ogni volta che si giunge all’inizio di un nuovo anno viene spontaneo e naturale rimuginare su quello precedente appena trascorso: purtroppo, per cause di forza maggiore, il 2021 è è stato ancora una volta all’insegna di ritardi, rinvii e problematiche di altro tipo che gli hanno impedito di essere esplosivo quanto avrebbe potuto, almeno videoludicamente parlando.

Dall’altro punto di vista però, il mercato indie è riuscito a tirar fuori diverse perle di assoluto valore: entrando più nello specifico, tra un Death’s Door ed un Kena: Bridge of Spirits di indiscutibile qualità, quello ad averci colpito nel modo più netto è stato senza dubbio Inscryption, sviluppato da Daniel Mullins (la geniale mente dietro The Hex e Pony Island) e pubblicato da Devolver Digital lo scorso 19 ottobre.

Nonostante non sia quindi la più recente delle uscite, non potevamo mancare l’occasione di parlarvene in modo approfondito: ecco a voi la recensione di Inscryption.

Come in un incubo

Dopo una sequenza di avvio del quale non vogliamo parlarvi per evitare spoiler, entreremo nei panni di un ignoto protagonista tramite una visuale in prima persona, che si trova all’interno di una misteriosa stanza nel quale le fioche luci di qualche candela illuminano a malapena il tavolo di legno al quale è seduto, ma non ciò che vi è dall’altro lato: l’unica cosa che riusciremo a scorgere nel totale buio di quell’angolo oscuro sono due occhi dalla sclera azzurra che si aprono con lentezza fissando dritto verso di noi.

Qualunque cosa sia quella creatura, inizierà a comunicare con noi, definendoci sfidanti e farfugliando qualcosa riguardo un certo gioco ed alle sue regole: così, stendendo una pergamena di carta sul tavolo, ci spiegherà le basi del funzionamento e le meccaniche principali di un vero e proprio gioco di carte, nonché fulcro assoluto del gameplay.

Il campo di gioco di Inscryption è composto da un totale di otto spazi, quattro dal lato del giocatore e quattro da quello avversario, sul quale verranno piazzate le carte; queste ultime avranno, come capita solitamente per questo genere di giochi, un valore di attacco ed uno di difesa, con il quale potranno infliggere danni o proteggersi dalla carta nemica che hanno di fronte.

Ovviamente però, non potremo calare sul campo le carte a raffica, in quanto esse richiederanno una specifica valuta per poter essere giocate: si tratta di un vero e proprio sacrificio di sangue, con il quale dovremo rinunciare a determinate creature sul campo per poterne evocare di altre (ovviamente, le carte più potenti richiederanno maggior numero di sacrifici, ndr.).

Ma ciò che rende unico questo sistema di combattimento sono i sigilli, delle specie di marchi che assegneranno alla carta che li possiede delle abilità speciali: queste saranno numerose e di vario tipo, tra quelle offensive e difensive, di posizionamento e sacrificio, e renderanno ogni battaglia più variegata nel flusso di gioco e profonda nell’approccio strategico, andando a creare un effetto carta forbice sasso intrigante ed elaborato.

Nel caso in cui dovesse trovarsi uno spazio vuoto di fronte ad una carta, essa attaccherà direttamente i punti vita: l’obiettivo sarà quello di arrivare ad avere un totale di cinque danni inflitti in più rispetto a quelli subiti.

Nonostante questo sia il meccanismo base delle partite di Inscryption, vi saranno regole asimmetriche, in quanto alcune varranno solo per l’avversario mentre altre solo per il giocatore: ad esempio, il primo non avrà bisogno di compiere sacrifici per l’evocazione delle creature, che avverrà secondo il design della battaglia in questione, mentre il secondo potrà sbirciare quale sarà la prossima giocata del nemico, visualizzando quale sua carta entrerà in campo in quale posizione al turno successivo.

Nel caso in cui dovessimo infliggere ad una carta un danno maggiore rispetto al suo valore di difesa, i danni in eccesso andranno a colpire direttamente la carta che entrerà al suo posto, se invece dietro ad essa non vi saranno evocazioni previste al turno successivo, il resto dei danni inflitti verrà sprecato e non avrà influenza sui punti vita dell’avversario.

Attraversare un percorso di sacrifici e sofferenze

Una volta superato il tutorial e la prima effettiva battaglia, verrà stesa sul tavolo una nuova pergamena, questa volta rappresentante una mappa all’interno del quale si trova un percorso, che il nostro personaggio (indicato da una pedina) dovrà superare: qui prende forma quella che è la struttura roguelite del titolo, nonché la base per l’evoluzione della narrazione e il proseguimento del gioco.

Attraversando quindi i vari nodi di questo sentiero composto da bivi, oltre a dover affrontare determinati scontri, dovremo potenziare progressivamente il nostro mazzo e le nostre carte tramite una serie di spunti d’interazione da sfruttare nel modo più strategico possibile: tra carte da aggiungere al mazzo, punti bonus a potenza e salute, applicazione e scambio di sigilli ed ottenimento di oggetti unici andremo a comporre il nostro mazzo come fosse una vera e propria build per la run che stiamo affrontando.

Il nostro obiettivo sarà quello di arrivare più in là possibile, e nel caso in cui dovessimo venire sconfitti due volte in una singola mappa dovremmo ricominciare da capo, con un percorso diverso e, conseguentemente, un mazzo da ricostruire, cercando di applicare gli insegnamenti appresi nella run precedente: tra le varie mappe, ci ritroveremo a dover affrontare anche delle bossfight, che andranno a presentare più fasi caratterizzate da meccaniche uniche e risvolti imprevisti, che dovremo cercare di sfruttare a nostro vantaggio.

Nel frattempo, ogni mossa che compiremo in questo particolare percorso verrà commentata e narrata dalle losco figuro che si cela nelle ombre di fronte a noi, come se fosse un gioco di ruolo cartaceo.

Qualcosa non torna dentro Inscryption

In tutto ciò, tra una run e l’altra verremo invitati ad alzarci dal tavolo, il che ci darà la possibilità di esplorare il resto della stanza: qui, tra dettagli estetici, interazioni da punta e clicca ed enigmi di vario tipo in puro stile Escape Room, potremo non solo ottenere ulteriori vantaggi nel gioco di carte ma anche e soprattutto approfondimenti e spunti narrativi che spingeranno la trama verso specifiche direzioni tramite indizi ed indicazioni, alcuni subliminali mentre altri ben più palesi.

Complessivamente, il gioco di carte proposto da Inscryption risulta alquanto semplice da imparare, con regole, descrizioni e funzionamenti chiari ed espliciti: dall’altro punto di vista, le battaglie che andremo ad affrontare (sia quelle normali che le bossfight) propongono un design ed un livello di sfida che ci costringerà ad agire con estrema cautela ed astuzia, massimizzando in ogni modo possibile l’efficacia di utilizzo delle carte facendo attenzione ad ogni singolo valore, in quanto anche un banale errore di distrazione o di posizionamento potrebbe costarvi la partita e quindi l’intera run.

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Conseguentemente, anche le scelte che prenderemo durante il percorso nella mappa saranno fondamentali per la creazione di un mazzo funzionale ed equilibrato, composto da carte che coprano vari ruoli (tra alcune risolutive, altre sacrificabili, altri ancora tappabuchi ecc.), affinché sia adattabile ad ogni situazione ed imprevisto.

Una volta presa piena coscienza delle interazioni, il flusso dei combattimenti diventerà decisamente rapido ma non per questo meno intenso, proprio grazie a tutti questi meccanismi elaborati che rendono il motore di gioco divertente e stimolante sotto pressoché ogni aspetto.

Inoltre, la natura narrativa e PVE del gioco (se così possiamo definirla) ha permesso a Mullins di dare enorme spazio alla creatività, in quanto nell’arco dei tre atti che compongono l’avventura verranno progressivamente introdotte nuove meccaniche, nuovi archetipi di carte con relativi funzionamenti unici, possibilità di approccio sempre più ampie e, soprattutto, bossfight avanzate che, seppur mantengano la struttura base del gioco di carte, proporranno idee di design sempre nuove e dai risvolti sorprendenti, che porteranno il giocatore a cambiare più e più volte punto di vista e, conseguentemente, approccio e stile di gioco.

Compromessi di accessibilità

Se tutto ciò rappresenta un grande pregio in termini di varietà e ricchezza dell’offerta ludica, avremmo forse preferito una gestione più dilatata delle battaglie tra gli atti e, soprattutto, un maggior equilibrio nella distribuzione delle nuove meccaniche, che verranno nella maggior parte dei casi introdotte “tutte assieme”, confondendo e spiazzando anche il giocatore più attento.

Nel caso in cui un giocatore non dovesse riuscire ad entrare nella giusta ottica, Inscryption risulterà brutale e senza pietà nei suoi confronti, portandolo a dover ripetere dall’inizio intere fasi (specialmente quelle iniziali) una quantità sfiancante di volte: inoltre, per quanto l’aspetto strategico e di gestione del mazzo sia di fondamentale importanza, vi sono determinati fattori di casualità dovuti alla componente roguelite e, più banalmente, alla pesca di carte dal mazzo durante la partita, che potrebbero scoraggiare enormemente tutti coloro che non sono avvezzi a questo genere.

In poche parole, Inscryption rimane un gioco di carte a tutti gli effetti, e quindi siamo convinti che tutti coloro che non dovessero apprezzare particolarmente questa tipologia di gioco abbastanza da volerne studiare a fondo ogni meccanica, potrebbero ritrovarsi bloccati in un loop infinito di sfide frustranti, dovendo fare un immane fatica per riuscire ad uscirne (e precludendogli quindi la possibilità di godere appieno della trama e dell’atmosfera).

Dall’altro lato però, vi saranno al contempo determinate combinazioni di carte e sigilli che, se sfruttate a dovere, potrebbero rischiare di far crollare su sè stesso l’intero equilibrio di gioco, polverizzando senza difficoltà gran parte degli avversari (per fortuna, non tutti) con davvero poche giocate (con la giusta pescata, persino alla prima mano).

Nonostante tali scompensi di equilibrio siano palesi, riteniamo che siano comunque comprensibili e giustificabili proprio dalla componente roguelite, senza il quale la struttura del gameplay sarebbe stata decisamente meno interessante.

Oltre i limiti dell’horror

Spostandoci sugli aspetti più narrativi, anche la trama di Inscryption è riuscita a coinvolgerci (e sconvolgerci) a più riprese: quella che all’inizio sembra una semplice storia inquietante dalle tinte horror, presto attraverserà una serie di evoluzioni che andranno a toccare spunti tematici inaspettati, tra teorie del complotto, fantainformatica e thriller investigativo, con qualche punta di esistenzialismo, metacomunicazione e sfondamento della quarta parete, mantenendo sempre alto il senso di mistero e suggestione.

Oltre a dialoghi ben scritti ed una buona caratterizzazione dei personaggi, vi saranno determinati intermezzi che porteranno la storia su più linee narrative apparentemente distinte e parallele, i quali punti di contatto verranno esposti in modo sottile e criptico tramite elementi ricorrenti, stanze segrete, dialoghi ed interazioni uniche: ciò aggiunge all’esperienza un notevole spessore di coinvolgimento ed immersione, portando i giocatori più attenti a speculare, interpretare e porsi domande su ogni potenziale indizio che possa contribuire a svelare la verità.

Persino il finale, per quanto intenso, sarà esplicativo solo in parte e richiederà quindi anch’esso una buona dose di ragionamento e pensiero laterale per essere compreso.

Proprio andando di pari passo con la narrazione, anche la gestione del comparto artistico seguirà i procedimenti di trama nel loro contesto, evolvendosi con essa e cambiando con coerenza elementi come la prospettiva di gioco, la struttura grafica, la resa estetica e persino la rappresentazione visiva delle carte, mantenendo sempre comunque una certa pulizia e chiarezza generale.

Nonostante ciò, considerato quanto sia d’impatto l’atmosfera narrativa, ci saremmo aspettati un maggiore guizzo artistico nella composizione visiva della scena, che riesce ad essere ispirata solo in parte (e solo in specifiche sequenze), a differenza del comparto sonoro che al contrario regala una serie di temi musicali azzeccati, i quali strambi e incalzanti motivetti si adattano in modo pressoché perfetto ad ogni contesto, e vi entreranno in testa in men che non si dica.

Conclusioni

Potremmo definire la proposta offerta da Inscryption come una medaglia dalle due facce: da un lato abbiamo una trama inquietante, raccontata tramite una narrazione intricata e densa di mistero, mentre dall’altra un gioco di carte profondo, elaborato e divertente.

Questi due aspetti collaborano e si evolvono continuamente nell’arco dell’avventura per offrire un’esperienza completa, piena di sviluppi ottimi e risvolti imprevedibili, il tutto accompagnato da una colonna sonora trascinante ed una gestione dei suoni ambientali ottima, che rendono il sound design del gioco davvero di alto livello.

Riteniamo quindi che l’opera di Daniel Mullins sia perfetta?
Ovviamente no: per quanto ben strutturato, il gameplay di Inscryption rimane un gioco di carte nudo e crudo, che tra componenti roguelite e fattori di casualità, rimane riferito quasi esclusivamente a coloro che apprezzano tale tipologia di gioco, rimanendo in una nicchia di accessibilità poco ampia.

Inoltre, va notificato qualche squilibrio nella distribuzione degli spunti contenutistici e qualche mancanza nella resa artistica della scena.

Nonostante ciò, troviamo che i suoi pregi risultino talmente tali da permetterci di sorvolare su questi difetti, che scalfiscono solo superficialmente quella che rimane, a nostro avviso, un’esperienza difficilmente dimenticabile.

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Mattia Mariano

Salve a tutti, sono Mattia, e da circa 18 anni ho un'intesa passione per il mondo dei videogiochi, e con essa mi porto dietro una forte propensione alla discussione e al dialogo il più discorsivo possibile riguardo questa incredibile arte.

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Mattia Mariano
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