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Street Fighter: la storia del padre dei videogiochi picchiaduro

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Street Fighter: la storia del padre dei videogiochi picchiaduro 1

Street Fighter, il padre dei videogiochi picchiaduro, venne pubblicato nel 1985 dalla Capcom.
Agli inizi il prodotto era ben diverso da quello che conosciamo: Ryu infatti era un semplice karateka dai capelli rossi che affrontava diversi avversari in un torneo di arti marziali, e le tecniche di combattimento non prevedevano onde energetiche o mosse speciali di alcun tipo.

Due anni dopo, nel 1987 Street Fighter ebbe una notevole evoluzione, avvicinandosi  a quello che noi conosciamo, infatti la Capcom pubblicò un videogioco in cui i combattimenti si allontanavano dallo stile realistico, per lanciare un tipo di gioco completamente diverso.

La modalità di gioco prevedeva affrontare due lottatori di diverse nazioni, e il giocatore doveva  vincere due round su tre. Una volta sconfitti i due lottatori avversari, il giocatore doveva passare attraverso un bonus stage prima di procedere alla nazione successiva. Quando tutti e quattro i Paesi venivano completati, il giocatore poteva recarsi nell’ultima nazione per sconfiggere gli ultimi due combattenti del gioco.  I personaggi giocabili erano solo due: Ryu e Ken, mentre gli avversari erano nove.

Street Fighter: la storia del padre dei videogiochi picchiaduro 2

Il game designer Akira Nishitani introdusse nel gioco, oltre che alle mosse speciali come l’onda energetica Hadoken o il pugno del drago Shoryuken, anche le combo, una serie di colpi eseguibili con il giusto tempismo che ormai sono diventate una costante dei videogiochi picchiaduro attuali.

Visto il successo di Street Fighter, la Capcom pubblicò Double Dragon, anch’esso un picchiaduro, ma a differenza del primo, il gioco prevedeva una modalità a scorrimento. I personaggi lungo il percorso, oltre ad affrontare i nemici tramite l’uso di pugni e calci, potevano usufruire di armi o oggetti trovati a terra.

Visto il grande successo del gioco, i fan più accaniti del genere richiesero a gran voce un nuovo capitolo di Street Fighter, e così nacque Street Fighter II: The World Warrior.

Street Fighter II: The World Warrior fu una vera manna dal cielo per la Capcom, il gioco ha venduto oltre venticinque milioni di copie nel mondo, un primato battuto ai tempi solo ed esclusivamente da Super Mario.

Il gioco stavolta non solo consentiva l’uso di tutti i personaggi già apparsi nel precedente capitolo, ma ne allargava il roster a quindici, introduceva nuove mosse speciali per ciascuno e, sopratutto, portò ogni personaggio ad avere una propria storia finale alla conclusione del gioco.

Street Fighter: la storia del padre dei videogiochi picchiaduro 3

Le richieste in sala giochi furono tali da costringere la Capcom ad aumentare la produzione di cabinati. Fu forse proprio a causa del successo mai visto di Street Fighter II che Capcom iniziò a sviluppare delle versioni migliorate e più ricche di contenuti. Prima arrivò Street Fighter 2 – Champion Edition, poi fu il turno di Street Fighter 2 Turbo: Hyper Fighting e, in seguito, delle storiche e amate console da casa con la versione del gioco per Super Nintendo (Snes) e Sega Mega Drive.

In Street Fighter 2 Turbo: Hyper Fighting venne introdotto anche il primo personaggio nascosto da sbloccare, Gouki (Akuma), sbloccabile solo battendo al livello piu’ difficile il boss finale senza perdere mai una volta.

Con l’arrivo della prima Playstation, l’evoluzione più consistente del videogioco avvenne nel 1995, grazie all’uscita del titolo Street Fighter Alpha: Warriors’s Dream, in cui le modalità di gioco cambiarono completamente.

Vennero introdotte la possibilità di rialzarsi immediatamente dopo essere caduti a terra o rotolare per fuggire all’avversario, l’arrivo di ben due tecniche super che si aggiungevano già alle tecniche potenti dei vari personaggi e la possibilità di effettuare delle combinazioni di attacchi durante lo stesso svolgersi delle animazioni.

Le super erano mosse speciali di enorme potenza, eseguite al costo di una barra di energia ad esse dedicata. In Street Fighter Alpha questa barra era stata divisa in tre parti, e a seconda del riempimento poteva venir utilizzata sia per l’esecuzione delle super che per tecniche alternative di varia utilità – tra cui contromosse e combo a catena.

Il successo di Street Fighter Alpha fu clamoroso, un evoluzione completa rispetto a tutti i picchiaduro che venivano prodotti ai tempi e fu la nascita dei videogiochi picchiaduro moderni, sia come grafica che come stile.

Street Fighter: la storia del padre dei videogiochi picchiaduro 4

Nel 1997 la Capcom introdusse un capitolo con una modalità di gioco ancora più veloce e una carrellata di personaggi nuovi, con mosse speciali super ancora più potenti rispetto al capitolo precedente: Street Fighter III.

Fu nel 2006, con l’arrivo della Playstation2 che Street Fighter ebbe un’ulteriore evoluzione, grazie a Street Fighter Alpha Anthology. Il gioco infatti prevedeva anche la possibilità di un combattimento a tag, in cui prima del combattimento si potevano scegliere due combattenti anziché uno, e i combattenti erano intercambiabili durante l’incontro, in quanto, qualora si desiderasse cambiarli.

Dopo questo incredibile successo, e l’ultimo Street Fighter EX e il Third Strike, la saga calò in un lungo silenzio. Vari titoli che vennero pubblicati successivamente, come Street Fighter IV non trovarono il successo sperato. Il confronto con Tekken emergeva sempre di più e Street Fighter cominciava a diventare un titolo legato esclusivamente ai vecchi fan.

Fu nel 2009, grazie all’eccezionale grafica, all’incredibile varietà di scelta dei personaggi, alle spettacolari super e ultramosse,  Street Fighter V fece tornare la saga di nuovo al successo, con un milioni di copie vendute, un posto fisso come main event in tutti i tornei competitivi dedicati ai picchiaduro, e un altro tsunami di riedizioni, conclusosi con Ultra Street FIghter IV nel 2013.

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Nato a Cosenza il 20 Giugno dell’85 e residente a Genova da 26 anni. Con i fumetti ho imparato a leggere. Tutto è cominciato da lì. Sfogliando i vecchi fumetti della collana Oscar Mondadori, dedicati a personaggi dei fumetti degli anni ’50 e ho cominciato ad appassionarmi sin da subito allo stile del compianto Mort Walker. Crescendo, la passione per i fumetti mi ha spinto a conoscere sempre piu’ generi. Avrò avuto circa dieci anni, quando ho sfogliato il mio primo fumetto su Plastic Man della DC Comics e Tex della Sergio Bonelli Editore. Due generi e stili completamente diversi che mi hanno appassionato nel corso degli anni, e che continuano ad appassionarmi. La passione, sopratutto per il genere supereroistico americano della DC Comics, mi ha portato a trasmettere le mie conoscenze tramite i social network e le varie piattaforme web.

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