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“Fantastici Quattro & X-Men – Fantastiche Avventure”, la recensione

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Fantastici Quattro & X-Men – Fantastiche Avventure

7.3

SCENEGGIATURA

7.3/10

DISEGNI

7.3/10

CURA EDITORIALE

7.3/10

Pros

  • Trame solide e divertenti in entrambe le storie
  • I disegni di Art Adams

Cons

  • Dialoghi a volte troppo verbosi
  • Stile grafico leggermente acerbo nelle storie degli X-Men

In occasione della presenza di Arthur “Art” Adams al Lucca Comics & Games, Panini Comics ha pubblicato questo volume contenente due celebri cicli di storie disegnati dall’autore su sceneggiature di altre due leggende del fumetto americano: Walt Simonson e Chris Claremont.

Il volume si apre con un estratto della run di Walt Simonson sullo storico quartetto risalente agli anni ’90. 

Ciò che mi colpisce dei Fantastici Quattro di Walt Simonson e Art Adams è il loro essere allo stesso tempo innovativi e rispettosi della continuity. Simonson costruisce la trama in modo tale da mettere in scena quanti più elementi caciaroni possibile, giustificandoli tutti e intersecandoli alla perfezione senza perdere le redini dell’intreccio. I “nuovi” Fantastici 4 formati da Spider-Man, Hulk Grigio, Ghost Rider e Wolverine, seppur apparentemente uniti a casaccio, presentano molti tratti in comune con i membri originali. L’Uomo Ragno è giovane e ironico come la Torcia Umana, Hulk Grigio è presuntuoso e intelligente come Reed Richards, Ghost Rider è empatico come Sue Storm e Wolverine è burbero nonché avido fumatore di sigari come la Cosa. La loro prima missione, tra l’altro, li vede confrontarsi con l’Uomo Talpa, proprio come avvenuto nel primo numero della testata.

L’esordio dei Nuovi Fantastici Quattro

A stupire davvero, oltre al fanservice, è tutta una serie di dinamiche oscure insite nella psicologia dei personaggi, convergenti quasi sempre in tensioni erotiche recondite delle quali vorrebbero sopprimere il ricordo. E’ il caso di Johnny e Susan Storm, con le loro attrazioni nei confronti rispettivamente di Nebula e Namor, o di Ben Grimm, che nonostante abbia una relazione con Sharon Ventura prova ancora qualcosa per Alicia, sua ex fiamma, seppure quest’ultima sia moglie del suo migliore amico. Questa componente assolve al compito di dare al nemico di turno, la criminale skrull De’Lila, la possibilità di battere degli eroi molto potenti senza dover ricorrere alla forza bruta, dimostrandone così l’intelligenza, ma anche di fornire informazioni preziose al lettore in vista di storie future (oltre all’inserire temi davvero forti come l’ipotetico stupro ai danni di Mr. Fantastic perpetrabile da De’Lila).

Praticamente, quasi tutte le sottotrame fungono da “specchio per le allodole”, nel senso che tutto lascerebbe presagire pagine e pagine di mazzate a non finire (invasioni aliene, attacchi di mostroni giganti e incursioni nel regno dell’Uomo Talpa) e invece no. Cioè, le mazzate ci sono, così come le azioni rocambolesche, ma il vero elemento risolutore è l’interazione tra i personaggi e l’utilizzo di metodi alternativi alla violenza, quest’ultima spesso causa di ulteriori problemi. Questa visione del fumetto di supereroi – più “usiamo la testa” che le mani – permette a Simonson di utilizzare i personaggi in maniera nuova e sorprendente, tipo Ghost Rider che utilizza le sue fiamme per fare da scudo agli innocenti, invece di bruciare i suoi nemici (aumentando il parallelismo con Sue e i suoi campi di forza), oppure l’Uomo Ragno che minaccia pacificamente l’Uomo Talpa di radere al suolo il suo regno insieme a vecchi e nuovi Fantastici Quattro, convincendolo a lasciarli andare.

Mostri giganti a profusione, ma non fanno granché

Gli stessi Nuovi FQ inizialmente vengono influenzati con la telepatia dalla cattiva per uccidere i suoi inseguitori, e loro sono intenzionati a farlo senza neanche porsi delle domande. Una roba, in apparenza, totalmente out of character che Simonson ha invece perfettamente contestualizzato, rendendo la sua gestione peculiare dei personaggi – primari e non – l’elemento di spicco assoluto dell’intero arco narrativo. Per privilegiare questa narrazione più cerebrale e mantenere comunque alto il ritmo, Simonson ha preferito utilizzare poche inquadrature ampie e molti primi piani. Le prime vengono utilizzate per lo più nelle introduzioni dei personaggi di rilievo, come nella splash page in cui si formano ufficialmente i NFQ, nelle comparsate di alcuni mostri, o nell’apparizione della forma finale dell’uovo tecnorganico skrull.

I secondi, invece, esaltano il tratto espressivo di Art Adams e permettono al lettore una maggiore comprensione dei vari caratteri messi in scena. Proprio per non far pesare le vignette strette e ricche di dialoghi, gli stacchi tra le varie scene sono molto netti e raramente si indugerà su una singola azione per più di due vignette consecutive. L’unico vero problema di questo arco narrativo sono i dialoghi parecchio ingessati, specialmente quelli che coinvolgono l’Hulk Grigio – irascibile e sanguigno ai limiti dello snervante – e Ghost Rider, che invece sembra avere una radio sotto il teschio che ogni tanto tira fuori qualche disposizione evangelica stereotipata, oltre ad essere molto piatto come personaggio in sé.

Ave, o Mari… ah, no.

Riflettendoci meglio, Simonson sembra aver creato una storia analoga più ad un thriller spionistico che ad un fumetto di supereroi, funzionante perfettamente anche in un contesto reale. De’Lila è una terrorista di un paese straniero in fuga. Braccata dagli agenti di quest’ultimo (gli skrull), si rifugia nella base di una task force privata di nota fama internazionale (i FQ), togliendone di mezzo i membri e spacciandosi per una di loro (Sue Storm). Il suo scopo è ritrovare un’arma sperimentale avanzatissima con una potenza di fuoco devastante, obiettivo realizzabile solo lasciando in vita uno dei membri della task force (Reed) perché non sa come utilizzare la sua tecnologia e ingannando gli altri (i Nuovi FQ) per convincerli ad uccidere i suoi inseguitori. Scoprono quindi che l’arma si trova in uno stato sovrano indipendente e aggressivo (l’Isola dei Mostri come metafora di Cuba e dell’Iraq) governato da un dispotico sovrano (l’Uomo Talpa). Un film di supereroi con una trama del genere diretto da Hitchcock avrebbe fatto faville. 

La seconda parte metà del volume include invece una saga degli X-Men di fine anni ’80 che vede il debutto degli X-Babies. Questi altro non so che un tentativo del supercriminale telematico extradimensionale Mojo di incrementare gli ascolti del suo programma. I primi X-Babies altro non erano che gli originali X-Men ringiovaniti con l’inganno, mentre gli ultimi e definitivi vennero creati ad oc dallo stesso Mojo.

Non sono bellissimi? (A parte quel Longshot con una palese paralisi facciale)

Le storie di Claremont sono un piacevole divertissement, ben lontane dalla complessità delle storie precedenti. Eppure lo stesso Claremont riesce ad inserire alcune fecciatine all’establishment dell’intrattenimento (in particolare quello fumettistico e televisivo), incarnato proprio da Mojo, il quale non punta a innalzare gli ascolti con la qualità, bensì cavalcando le tendenze e i favori del pubblico lobotomizzato e dipendente.

Nella primissima storia c’è anche una bella disquisizione sui concetti di eredità e maturità, sul significato di essere un X-Men e altre idee interessanti che poi faranno prepotentemente capolino nelle storie successive dei mutanti.

Unica pecca di queste storie è il tratto non molto esaltante e un po’ acerbo dello stesso Adams (queste storie sono state disegnate prima dei suoi Fantastici Quattro) che però riesce lo stesso a regalare qualche guizzo interessante.

 

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Per lungo tempo ha cercato il proprio linguaggio ideale, trovandolo infine nei libri e nei fumetti. Cominciò quindi a leggerli e studiarli avidamente, per poi parlarne sul web. Nonostante tutto, è ancora molto legato agli amici "Cinema" e "Serie TV", che continua a vedere sporadicamente.

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